ThyssenKrupp pronta a vendere le acciaierie

E così, mentre qualche sindacato celebra il consueto sciopero general-mensile contro l'odiato Governo, la realtà bussa alle porte.
Essen, quartier generale della ThyssenKrupp, "chiama" Temi, annunciando che il comitato esecutivo della multinazionale tedesca, riunito in seduta straordinaria, ha deciso di "spacchettare", separare, mettere sul mercato l'intero settore dell'acciaio inossidabile del Gruppo. Ovvero, i siti nordamericani (Alabama), quelli cinesi (Shanghai), quello messicano (Mexinox) e quelli europei (Germania e Italia). Dunque, evidentemente, anche lo stabilimento di Terni (che ha nel suo core-business proprio la produzione di inossidabile) potrà andare incontro ad una vendita o ad una compartecipazione. Una scelta strategica, in verità, che era da tempo nell'aria e che è stata formalizzata in una lunga lettera inviata ai 180mila dipendenti e pubblicata sul sito Internet della Tk, giovedì sera alle 23, in cui si parla chiaramente di recuperare circa 10 miliardi di euro, attraverso "cessioni attuali e future", e di "separazione delle attività del Global business area inox"dalla ThyssenKrupp ag  "che si tradurrà in un mercato indipendente europeo nel settore acciaio inox."
La notizia della lettera teutonica ha fatto in breve il giro della città creando comprensibilmente un certo allarme e una ridda di inevitabili preoccupazioni in vari ambienti. Nel breve (20 minuti) incontro mattutino tra l'amministratore delegato dall'Ast, Harald Espenhahn - che ha subito precisato come la comunicazione non aveva nulla a che fare con la vicenda processuale che lo coinvolge - e i segretari sindacali di Fini, Fiom, Uilm, Fimsic e Ugl, lo stesso manager ha precisato che il cosiddetto spin-off (separazione di un'impresa) potrà tendenzialmente articolarsi in tre direzioni: costituzione di una nuova società "ad hoc" da quotare in borsa, ma, di fatto, preda del mercato finanziario; compartecipazione o partnership da parte di altri Gruppi; vendita degli stabilimenti Tk operanti nel settore dell'inox.
Le modalità e i tempi di questa scelta strategica operata dal nuovo gruppo dirigente del colosso tedesco, insediatosi all'inizio del 2011, verranno tracciate nella riunione del comitato di sorveglianza del 13 maggio e in quella del cda della multinazionale di metà giugno, ambedue programmate in Germania.
Da quanto trapela, la decisione dello spin-off del segmento inox (che vale vendite per circa 6 miliardi di euro) è in linea con le impostazioni proprie del neo numero-uno della Tk, Heinrich Heisinger, non a caso ex manager Siemens, e uomo che da subito ha fatto trapelare le sue preferenze per il consolidamento dell'area Technologies a discapito dell'area acciaio della multinazionale. Oltre a ciò, indubbiamente, pesano su questa fase i bilanci in sofferenza, i costi delle materi e prime, il rapporto di prezzo euro-dollaro e gli effetti perduranti della crisi economica internazionale.
Se in mattinata Espenhahn ha incontrato i sindacalisti, verso l'ora di pranzo ha voluto confrontarsi con il sindaco Di Girolamo e il presidente della Provincia, Polli. L'amministratore delegato, comunque, ha voluto non drammatizzare la notizia, rassicurando, anzi, istituzioni e sindacati sulla solidità e importanza - quale che sia la sorte dell'acciaieria di viale Brin; un sito, è stato detto, che per i milionari investimenti tecnologici fatti, per l'efficacia impiantistica, per l'eccellenza delle produzioni e per le altre professionalità a disposizione, è destinato comunque ad essere appetibile sul mercato e a recitare un ruolo di primo piano, anche tenendo conto dell'aprirsi dei mercati mediterranei. Ciò detto, il timore di una vendita dello stabilimento Ast di Terni è diffuso e più che fondato. O quanto meno quello di una partnership. A questo punto, le indiscrezioni che si susseguono da tempo sono le più diverse sui player che potrebbero essere interessati alla partita: dall'ormai super-evocato Marcegaglia in joint-venture con la coreana Posco (l'azienda italiana non avrebbe da sola la forza economica per rilevare l'Ast) ad Arvedi, dai finlandesi di Outokumpo ai russi. Ma, qui, è meglio fermarsi per non inoltrarsi oltremodo nelle profezie e in dinamiche complesse. Non è peregrino paventare, però, che in caso di cessione o compartecipazione del sito Ast, all'interno di un ridimensionamento dei centri fusori della Tk in Europa, il dimagrimento dei livelli occupazionali sarebbe una possibile conseguenza.
Tra tanti dubbi e incertezze, un risultato sicuro in questo momento c'è. A poche ore dall'annuncio della multinazionale sullo spin-off del comparto inox, il titolo ThyssenKrupp fa un balzo da gazzella sulla borsa tedesca: a mezzogiorno di ieri, infatti, il titolo era schizzato + 7% per cento nel listino di Francoforte, a 31,765 euro. Una prestazione in grado di scatenare il sorriso negli azionisti della multinazionale.Ma, nonostante l'imperturbabilità e il relativo ottimismo che in queste ore in molti stanno ostentando, la percezione dei comuni mortali è che non ci sia poi tanto da sbellicarsi dalle risate.
Il Giornale dell'Umbria Sabato 7 Maggio 2011

0 commenti

Posta un commento

Offerte di lavoro a Terni e Provincia

News dalla Provincia di Perugia