AST in borsa entro settembre 2012?

L'intero comparto dell'inox di ThyssenKrupp, Ast compresa quindi, verrà quotato sui mercati finanziari al massimo entro settembre 2012. Possibilmente anche prima. A quanto pare, almeno in una prima fase, Tk dovrebbe tenere per sé il 25% di quota azionaria. Trapelano le prime notizie "riservate" dalla riunione del Comitato aziendale europeo (Cae) della multinazionale tedesca, tenutosi ad Essen il 27 maggio scorso. Grazie anche alla relazione sintetica della riunione, siglata dal rappresentante italiano del Cae (il sindacalista ternano della Cisl, Pierangelo Nobili), è possibile tentare di capire un po' meglio la complessa situazione che ha portato la Tk alla scelta ufficiale di scorporare il settore inossidabile dal Gruppo.
Da quanto si apprende, l'obiettivo per terminare l'operazione di scorporo e quotazione in Borsa del segmento inox è fissato entro il 30 settembre 2012. Per quella data, ovvero prima che inizi l'esercizio 2012, la multinazionale ha l'obiettivo di concludere tutto il processo. C'è assoluta e urgente necessità di fare cassa e, dunque, di non perdere troppo tempo. La cessione in Borsa - così si legge nella suddetta relazione - viene definita una scelta vincente e non si esclude che se ci fosse un soggetto interessato al segmento del titanio si possa anche vendere tale comparto singolarmente. Del resto, l'indebitamento dell'intero settore inox di Tk ammonta a 6,5 miliardi di curo e, rispetto al 2009, sarebbe cresciuto del 145%. Il prezzo del nichel (materia prima per l'inossidabile) è nuovamente esploso.Gli enormi investimenti attuati dalla multinazionale per la realizzazione delle grandi fonderie in Alabama e Brasile gravano ancora negativamente sul Gruppo, ben oltre le previsioni. Per estinguere il debito, ripartire con gli investimenti e competere sui mercati Tk deve obbligatoriamente vendere qualcosa.
Anzi, è scritto nella relazione di sintesi del summit del Cae, che l'indebitamento è una "minaccia" per l'intero Gruppo e che un'altra, eventuale crisi a breve, come quella appena vissuta, potrebbe essere fatale per Tk. Insomma, il Gruppo non ce la fa più a finanziare in proprio tutte le sue molteplici attività e quelle future a cui si sta pensando nei Paesi emergenti. Inoltre, proprio per far rendere al massimo la quotazione, lo spacchettamento delle aziende del ramo viene giudicato come da evitare.
Secondo indiscrezioni che trovano conferma, nelle prossime settimane verranno presentati i progetti da parte di 8 banche contattate per presentare le migliori modalità utili alla procedura di quotazione in Borsa. Mentre, entro una quindicina di giorni, inizierà il concorso per la migliore idea o offerta per la quotazione medesima.
Uno dei punti nevralgico della situazione su cui i sindacati italiani e ternani hanno fatto sentire la propria voce, dopo l'intesa siglata dall'IG Metall (il sindacato unitario dei metalmeccanici tedeschi) e la Tk con la quale si dà il via libera sindacale allo scorporo (spin-off). Pressati dai partecipanti italiani al Cae, i rappresentanti aziendali e sindacali teutonici cercano di correggere il tiro, assicurando, in sostanza, un percorso di partecipazione nel proseguo dell'operazione di spin-off. Ed ecco, allora, che si precisa che l'accordo siglato con l'azienda vale solo per la Germania (anche se può costituire una base di partenza pure per gli altri Paesi coinvolti); che i capi della multinazionale hanno garantito la massima attenzione per la tutela occupazionale; che vi saranno i "consigli di accompagnamento" anche in Italia, rispetto al possibile compratore, e i rappresentanti dei lavoratori diranno la loro. I sindacalisti italiani hanno comunque fatto sapere che, così come è, non potranno accettare passivamente l'intesa fra le parti siglata in Germania.
Infine, si profila una novità importante nelle strutture dirigenziali del Gruppo e nel loro modus operandi: gli amministratori delegati verranno divisi per gruppi ed avranno un loro unico referente. In Italia, il capo del Personale della Tk, Ralph Labonte (di provenienza sindacale), è stato nominato come responsabile unico che raccoglierà le richieste dei vari amministratori delegati operanti nei siti italiani (dunque, anche l'ad di Ast Terni, Espenhahn) e detterà la linea d'azione nell'interesse della holding.
É probabile che la prossima settimana vi sarà un incontro tra Espenhahn (ora a San Pietroburgo) e i sindacati di categoria ternani. I livelli sindacali nazionali, invece, hanno scritto alla Tk per avere un incontro addirittura con il numero uno della multinazionale, Heisinger. É possibile che la scelta aziendale di avere inLlabonte il referente unico per l'Italia non sia molto digeribile per Fim, Fiom, Uilm e Ugl. Sull'argomento sono intervenuti il deputato dell'Idv, Rinaldi (critico verso il sindacato tedesco e il Governo italiano) e il consigliere comunale di Terni, Tallarico che invita le istituzioni a non perdere più tempo e ad agire per salvare l'Ast. Ovviamente, con un apposito tavolo di crisi.Ralph Labonte, manager della Tk
Andrea Giuli
Il Giornale dell'Umbria Giovedì 2 Giugno 2011

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