Dioniso a Carsulae

Su istigazione della gelosa Hera, Semèle, figlia di Cadmo, ottenne che Giove si mostrasse a lei in tutta la sua magnificenza. Il re degli dèi si avvicinò allora, con tanto di folgore, alla sua amata, ma incendiò ogni cosa. In punto di morte, Semèle dette alla luce immaturamente un figlio, Dioniso, che Zeus, trattolo dal grembo della sventurata e cucitolo in una sua coscia, portò a perfetto concepimento.
Divenuto adolescente, Dioniso apprese le proprietà della vite e inventò l'arte di fabbricare il vino: da allora vagabondò di terra in terra insegnando agli uomini la viticultura. Dove si recava introduceva il suo culto. Con la sua schiera obbediente di menadi o di baccanti, di satiri e di sileni, brandeggianti il tirso, lungo bastone con una pigna in cima circondato di pampini e di edera, girò nella Grecia e nei paesi barbari, fino nella lontana India. Con il dono del vino allietava il cuore dell'uomo, scacciava cure e dolori e contribuiva alla sanità e al benessere del corpo. La rappresentazione del dio muta nei tempi.
Il Dioniso antico (proveniente dall'India), ha aspetto maestoso, barba e capelli lunghi, lineamenti gentili ed è avvolto in veste asiatica, quasi di donna (Dioniso detto Sardanapalo). Il Dioniso posteriore ha una muscolatura molle, cadente, forme quasi femminee e fisionomia pensierosa. Una mitra e una corona di pampini e di edera circondano la delicata capigliatura a lunghi ricci ed è comodamente appoggiato a qualche sostegno (statue del Louvre e del Prado).
Infine, come dio della ebbrezza, viene rappresentato sotto l'aspetto di un vecchio grasso e ridanciano, spesso adorno di tralci d'edera e di vite e recante in mano grappoli d'uva. La splendida statua, ritrovata durante gli scavi di Carsulae ed ora esposta presso il Centro Visita e Documentazione Umberto Ciotti, raffigura Dioniso in aspetto giovanile.
É simile alla statua del Museo del Louvre (collezione Richelieu) datata II secolo dC. La testa della statua è in gran parte perduta, ma rimangono tracce di una acconciatura con pampini e grappoli d'uva. A fianco del dio è accovacciata una piccola pantera (tra gli animali gli erano sacri il delfino, la pantera, la lince, la tigre, il leone, il capro). Una pianta di vite, carica di grappoli, si avvolge attorno al fusto dell'albero (tra le piante gli erano sacre la vite e l'edera).
L'intervento di restauro, condotto dal dott. Adamo Scaleggi sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria, è stato finanziato dal Comune di Terni e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni; la stessa Fondazione ha reso possibile la collocazione della statua e l'allestimento nell'ambito del Centro Visita e Documentazione Umberto Ciotti di Carsulae.

fonte: www.lapagina.info
Domenica 29 Maggio 2011

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