"Il 13 giugno 1944 alle ore 14 una voce percorre rapida il ristretto ambiente di Palazzo Bianchini al Duomo (ove si era insediata l'amministrazione civica provvisoria). Gli inglesi sono giunti a Temi."
Così Vincenzo Pirro ricorda la Liberazione di Temi in Terni e la sua provincia durante la Repubblica sociale (1943-1944) pubblicato dalle Edizioni Thyrus nel 1990. Quella della Liberazione della città da parte delle truppe inglesi è al centro, da qualche anno, di un'infuocata polemica storico-politica. Un dibattito in cui è intervenuto anche lo stesso sindaco Leopoldo Di Girolamo, per difendere le tesi tradizionali dopo la pubblicazione, sul Giornale dell'Umbria, di un articolo dello storico Marcello Marcellini in cui viene spiegato dettagliatamente (con documenti alla mano) che a liberare Temi furono le truppe alleate e non la Brigata Gramsci, entrata in città solo il 15 giugno.
"Furono i partigiani e i combattenti alleati che liberarono la nostra città dall'oppressione nazifascista e dagli orrori della guerra - ha ribadito anche quest'anno il sindaco Di Girolamo durante la celebrazione del13 giugno - e questo dato di fatto inoppugnabile nessun revisionismo storico più o meno attendibile e interessato potrà mai cancellarlo dalla nostra memoria condivisa."
D'altra parte, preso atto che la storia è l'unico settore in cui il concetto di "revisione" è inteso unicamente con accezione negativa (è doveroso rivedere e correggere tutto, tranne che la storia.Soprattutto quella scritta dai vincitori) è un fatto che molti dei miti della Seconda guerra mondiale che hanno nutrito la retorica e il potere politico per decenni stiano crollando negli ultimi anni sotto i colpi dell'indagine storica.
A cominciare dai bombardamenti: se si continua a ripetere in ogni circostanza che la città di Temi ne ha subiti 108, ormai gran parte degli storici - anche di sinistra - sono concordi nel sostenere che furono appena la metà.
Ma il mito più colpito dalle recenti indagini storiche è senza dubbio quello della Brigata Gramsci,protagonista dei volumi i Giustizieri e Un odio inestinguibile di Marcello Marcellini, in cui vengono raccontati una serie di omicidi compiuti da parte dei partigiani della brigata garibaldina tra l'aprile e il maggio del 1944. Delitti efferati e compiuti a sangue freddo, con vittime spesso innocenti sequestrate di notte, in casa, davanti mogli e figli, trascinate fuori e uccise a bastonate e pugnalate, evirate e mutilate.
Dopo la pubblicazione dei libri Marcellini è stato oggetto di feroci polemiche ma anche di graffiti minatori comparsi sul muro della biblioteca di Terni. Intanto, il centro studi Nadir ha ritrovato e pubblicato nei giorni scorsi una lettera a Mussolini di Bruno Zenoni in cui prigioniero nel 1939 - il futuro partigiano della "Gramsci" si rivolge al Duce supplicando il suo perdono, rinnegando ripetutamente la sua attività antifascista e richiamandosi al motto "credere, obbedire, combattere".
Il Giornale dell'Umbria Giovedì 16 Giugno 2011

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