Pagare le utenze, il canone dell'affitto, la rata del mutuo della prima casa, gli alimenti, i generi di prima necessità. Solo a Terni sono centodieci le persone costantemente supportate dal centro d'ascolto dell'associazione San Martino, sessanta delle quali (vale a dire, più della metà) sono capifamiglia in difficoltà economiche tali da non poter far fronte alle spese più strettamente connesse alla sopravvivenza. Sessanta nuclei familiari dunque, italiani e non, per un totale di oltre duecento cittadini ternani che hanno non solo il problema del "fine mese", ma anche del "giorno per giorno".
Su 110 richieste d'aiuto, ben 70 sono motivate dall'impossibilità di pagare le bollette, 21 dal bisogno di buoni acquisto per generi alimentari e 17 di contributi in denaro: dati che colpiscono perché sanciscono una spaccatura, non fra due continenti, ma all'interno del fazzoletto di territorio ternano, tra le abitudini "energivore" e sprecone e la necessità materiale tanto di razionare il consumo di acqua, di luce, di gas quanto di razionalizzare la spesa al supermercato. In aggiunta alle sessanta precedenti infatti, ci sono altre 55 famiglie in stato di necessità che ricevono ogni settimana la spesa dai volontari dell'associazione.
Se è vero che il dato occupazionale nazionale e quello relativo al reddito medio degli italiani sono rivelatori dell'impoverimento generale del Paese, è altrettanto vero che quantificare il problema a livello locale equivale a toccarlo con mano. Lo tocca con mano quotidianamente l'associazione San Martino, che nei giorni scorsi, in occasione dei festeggiamenti della Caritas diocesana per i dieci anni di attività della mensa dei poveri "San Valentino", ha ricevuto il plauso del vescovo Vincenzo Paglia per le molteplici attività di sostegno, materiale e psicologico, nei confronti di nuclei familiari e singoli in situazioni di disagio.
La mensa infatti ha distribuito nel 2010 una media di 70 pasti giornalieri serali: ne hanno beneficiato senzatetto, anziani soli, tossicodipendenti, ma anche, in numero crescente rispetto agli anni precedenti, giovani disoccupati, badanti rimaste senza lavoro, sessantenni non ancora pensionati che non riescono a mantenersi con lo stipendio, nuclei familiari italiani e stranieri con minori (tra i sei e gli otto bambini hanno usufruito quotidianamente del pasto serale). Per i senza fissa dimora sono stati messi a disposizione cestini per il pranzo e per tutto il periodo invernale sono state offerte bevande calde nei luoghi in cui dormono. A inizio anno è stato attivato anche il servizio doccia, che tra gennaio e maggio ha contato quasi ottanta utenze.
"Preoccupa però dice Francesco Venturini, presidente dell'associazione San Martino - il fatto che gli italiani vicini alla soglia di povertà siano tendenzialmente in aumento."
Ci sono anche i nuovi arrivati bisognosi di tutto. La richiesta di ospitalità degli 87 immigrati giunti in città dall'inizio dei moti di rivolta che interessano fascia nordafricana ha dato il via alla "primavera ternana" della San Martino. Gestita senza creare emergenze: oggi casa Parrabbi accoglie gli 8 tunisini rimasti, mentre la struttura diocesana di Collescipoli ospita 33 persone provenienti dai paesi dell'Africa sub-sahariana (tra cui 10 coppie nigeriane. A tutti sono stati garantiti i pasti grazie a un servizio di catering; contemporaneamente, per favorire l'integrazione di quanti rimarranno nella Penisola, sono stati attivati corsi di lingua italiana mattutini e pomeridiani strutturati in tre classi a seconda del livello di difficoltà.
Serena Brascugli
Corriere dell'Umbria Lunedì 13 Giugno 2011

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