Per qualcuno è uno dei tanti "carrozzoni" inventati dalla politica e che negli anni si è gonfiato di assunzioni e contratti non proprio necessari, per altri è una struttura benemerita e utile sul fronte dei servizi al volontariato. Sia come sia, l'annosa vicenda del Cesvol di Terni (il Centro servizi per il volontariato) è arrivata ormai ad un bivio e la sua speranza di sopravvivenza, rispetto ad un progetto di regionalizzazione e di accorpamento con sede unica a Perugia, si sta consumando in una diatriba sempre più complicata e, per certi aspetti, ambigua.
I quattrini certi e complessivamente disponibili per il 2011 (vengono in gran parte erogati da alcune Fondazioni bancarie) ammontano a 574mila euro, a fronte di 1,2 milioni di curo del 2010 e di 1,5 milioni del 2009. Non c'è più trippa per gatti, insomma. Bisogna, allora, tagliare soprattutto sulle spese del personale, elevati: secondo le tabelle del piano di programmazione 2011, 9 dipendenti e 5 collaboratori che nel 2010 sono costati 335mila euro e che nella previsione 2011 dovrebbero pesare per 253 mila curo.
Troppi. Quasi la metà dell'intero budget 2011. Da mesi, però, i 6 precari (4 co.co.pro. e 2 tempi determinati) non lavorano più per la scadenza del contratto. Sono rimasti i 7 dipendenti a tempo indeterminato.E qui casca l'asino. I 7 dipendenti svolgono essenzialmente compiti di sportello (a Terni, Amelia, Narni e Narni), amministrativo-contabili, di biblioteca e di segreteria. I 6 precari svolgevano compiti di coordinamento, progettazione e servizi vari, consulenza. Urge risparmiare. Ma come farlo, senza possibilmente "sacrificare" nessuno?
Sul punto si è aperta una spinosa battaglia che coinvolge i vertici del Cesvol, i sindacati, gli stessi dipendenti e collaboratori e, inconfessabilmente, anche la politica.
Le pressioni - visto che parliamo comunque di assunzioni dirette non mancano. La neopresidente, Adriana Lombardi, considerando la assai probabile penuria di fondi pure per il 2012, deve ricalibrare i costi, riorganizzare la struttura, a cominciare dal personale. La linea del Cesvol è quella di stabilizzare i 6 precari residui, equiparandoli sostanzialmente ai dipendenti fissi sul piano del contratto (categoria commercio) e rimodulando gli orari. La proposta ultima, da quanto trapela, è di portare 3 contratti a tempo indeterminato da 40 a 28 ore settimanali; 3 tempi indeterminati da 30 a 24 ore settimanali e 1 tempo indeterminato a 20 ore. I precari "scaduti" verrebbero riassunti a tempo indeterminato, tutti a 20 ore settimanali. Il timore, però, dei dipendenti fissi e di alcuni sindacati (Uil in testa) è che, quando a fine anno la presidenza dovrà mettere mano al bilancio e alla riorganizzazione, possa scattare una sorta di spoil-system penalizzante per alcuni e premiante per altri.
Si temono, insomma, dei licenziamenti gioco forza che la normativa permette per una realtà sotto i 15 dipendenti. Uno scenario che gli attuali dipendenti fissi vedono come il fumo negli occhi e che sarebbe avallato da alcune prese di posizione dei vertici del Cesvol, i quali avrebbero più volte affermato la necessità di puntare su professionalità qualificate ora mancanti e garantite in gran parte dai precari che devono essere stabilizzati.I sindacati appaiono divisi e non firmano la proposta Cesvol. La Cgil, da quanto risulta, potrebbe essere in linea con la soluzione prospettata dal Centro, la Cisl forse, la categoria della Cisl no, mentre la Uil-Fpl fa il bastian contrario e pone paletti a destra e a manca. []
Andrea Giuli
Il Giornale dell'Umbria Lunedì 27 Giugno 2011

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