Terni: il non sviluppo

"La crisi della città in questo ultimo anno ha subìto una drastica accelerazione. Non siamo più nella lunga fase dell'ordinario declino degli anni scorsi ma in un momento di grande incertezza e di grande sofferenza. In momenti come questo diventa possibile, oltre che necessario, mettere in campo decisioni che in altri momenti è più facile rimandare ed eludere."
Giuseppe Croce, professore di Politica economica presso la facoltà di Economia dell'Università La Sapienza di Roma, uno degli intellettuali del "gruppo di discernimento" dell'Azione cattolica diocesana, rilancia con forza l'allarme declino della città e giudica insufficienti e inadeguate le risposte della classe dirigente. Che giudizio dà del nuovo documento programmatico di rilancio dell'azione di governo proposto dal sindaco Di Girolamo? Affronta i punti cruciali del declino di Terni da voi denunciati in questi anni oppure li elude?
"Il documento contiene spunti utili, per esempio sull'integrazione territoriale di Terni nel centro Italia, sulla green economy, sulla scuola, ma somiglia ancora a un semplice elenco di auspici anziché a un'agenda di priorità; un esercizio frutto di equilibrismi anziché l'assunzione di alcuni impegni chiari e verificabili. Il documento contestualizza opportunamente il momento politico dentro la crisi della città ma non si traduce in un'iniziativa politica dotata di una forza commisurata alla gravità della crisi. Ad esempio non è chiaro a che scopo si vuole creare una grande scatola (multiutility) dentro cui collocare tutte le aziende di servizio comunali. Anche sull'azienda farmaceutica si insegue un ipotetico futuro risanamento senza stabilire limiti di tempo e criteri di verifica, senza indicare opzioni più decise per liberare risorse preziose da investire su bisogni prioritari per la collettività."
La città si è dimostrata contraria in blocco alle elezioni anticipate dopo un anno di commissariamento e Di Girolamo ha riscosso un grande successo personale per come ha gestito la crisi. Lei condivide quest'analisi?
"Se è stato un successo si potrà vedere nel giro delle prossime settimane in base alla strategia che la giunta e il consiglio realizzeranno. Non è ancora chiaro se l'obiettivo principale nella gestione della crisi è stato il puntellamento di un equilibrio politico vacillante o piuttosto quello di prendere di petto la crisi della città anche mettendo in gioco con grande responsabilità tutto il peso del consenso ottenuto con le elezioni."
Intanto, come dice lei, la città continua a declinare. Dopo un anno d'incertezze si aggravano le prospettive per il polo chimico, e ora pende più affilata che mai la spada di Damocle sull'Alt. Quali sono le prospettive della grande industria a Terni?
"Le difficoltà per Terni vengono da lontano. Gli slogan del decennio scorso si sono rivelati evanescenti o attraversano grandi difficoltà. Si pensi alla città del cinema, della cultura, al rilancio del turismo. Ma da un paio d'anni è arrivata anche la crisi globale.
Questa prima ha colpito singole realtà aziendali e singoli settori, poi sull'onda della crisi del debito greco è diventata crisi fiscale, con un impatto molto forte sul bilancio comunale, e quindi su tutta la città. A tutto ciò ora si sovrappongono anche gli effetti delle ristrutturazioni dei grandi gruppi industriali cui fanno capo i principali impianti produttivi locali. A questo riguardo ci sono le condizioni per lottare per mantenere e valorizzare il patrimonio industriale, tentando tutte le strade percorribili e cercando investitori interessati. Gli investimenti realizzati negli anni scorsi, gli assetti degli impianti e le professionalità disponibili rappresentano oggettivi punti di forza dell'industria di base ternana.
Tuttavia è chiaro che questa base industriale, pur di fondamentale importanza per Terni, non è più sufficiente a sostenere la città e a farla crescere. E almeno dagli anni '80 che questo viene ripetuto ma nel frattempo a Terni si è sviluppato solo un terziario poco qualificato."
Voi dite che la macchina comunale potrebbe essere una grande risorsa, è stata potenziata in questo anno con la riforma 'Tarquini"?
La ristrutturazione proposta presenta indubbi elementi di novità, se non altro dal punto di vista dei principi organizzativi. La sua attuazione e la sua efficacia, dal punto di vista del contenimento dei costi e dell'incremento di produttività, dipendono però da elementi che sfuggono al controllo del management e rimandano al quadro degli equilibri politici e sindacali che non mi sembra assecondino dinamiche di cambiamento. Non ultimo credo che si ponga poi anche il tema di un ricambio generazionale del management che va progettato e gestito: è questo uno dei problemi di potenziamento che attende ra risposte convincenti".
A distanza di tre anni dal convegno della diocesi sul bene comune l'azienda ospedaliera di Terni, una delle eccellenze per voi da potenziare, è rimasta al palo. Nemmeno un euro per investimenti è arrivato dalla Regione. Mentre va avanti il progetto per il nuovo ospedale di Narni-Amelia. Serve, oppure è una macroscopica spesa inutile?
Il punto è riconoscere libertà di manovra alla gestione dell'azienda, in un quadro regolamentare e finanziario certo, e non inseguire disegni di programmazione che finiscono con il rispondere ad esigenze di consenso elettorale e non a requisiti di efficienza nella produzione dei servizi. La vicenda dell'azienda ospedaliera resta uno degli elementi rivelatori dell'esistenza di una "questione Terni" in Umbria a proposito della quale la categorie dirigenti della città non riescono a produrre un disegno coerente e praticabile".
Si sta progettando l'università di Perugia del futuro. Bistoni la vuole collegata alla ricerca, Terni chiede almeno tre dipartimenti. Intanto la nuova sede di Medicina per quest'anno non ha aperto."Le decisioni che saranno prese dall'ateneo perugino saranno importanti anche per il polo didattico di Terni. Intanto però ci sono vincoli a cui deve sottostare anche l'università di Perugia e per effetto dei quali già nell'ultimo anno il polo didattico ternano ha perso pezzi. Si continua a elencare i benefici che il polo avrebbe portato alla città ma ancora nessuno si è preso la briga di fare la somma dei costi sostenuti dalla città per sostenere il polo in questi anni. Quanti milioni di curo sono stati spesi finora? e quanti si pensa di spenderne ancora? Solo un anno fa la politica locale negava le difficoltà. Oggi tutti reclamano il trasloco a Terni di dipartimenti, ma è una mossa tardiva, e che rischia di nuovo di far perdere tempo dietro parole d'ordine ad uso e consumo solo del gioco politico locale. Chi si è fatto carico di verificare il realismo di questa richiesta? Chi si sta preoccupando di capire a quali condizioni questa potrebbe eventualmente realizzarsi? e paradossale che si avanzi la richiesta di un più serio decentramento e di un più consistente investimento su Terni proprio adesso che tutta l'università italiana, e l'università di Perugia forse in misura ancora più acuta, vive una fase di forte ristrettezza di risorse. Forse anche in questo caso servirebbe impostare il rapporto con gli interlocutori esterni, l'università di Perugia ma eventualmente anche altre realtà del mondo della ricerca e imprenditoriali, in modo creativo, indicando prospettive nuove e non solo facendo finta di alzare la voce".
Corriere dell'Umbria Venerdì 10 Giugno 2011

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