Ormai da dieci giorni i lavoratori dell'Isrim (Istituto superiore di ricerca e formazione sui materiali speciali per le tecnologie avanzate e per l'ambiente) attendono una risposta alla richiesta di incontro urgente che avevano inviato alla governatrice Marini, al sindaco Di Girolamo, al presidente della Provincia, Polli, e agli assessori allo sviluppo dei tre enti.
"Intendiamo sensibilizzare le istituzioni riguardo al rischio di messa in liquidazione dell'Istituto - si legge nella missiva - e chiediamo con urgenza un chiarimento sulla posizione che gli enti in questione intendono assumere. Nell'Istituto, le cui quote sono detenute per circa il 35% dal Comune, dalla Provincia di Terni e da Sviluppumbria, lavorano stabilmente 30 dipendenti tra laureati in ingegneria, biologia, chimica, geologia, fisica, agraria e tecnici di laboratorio altamente specializzati e sono altresì presenti 9 assegnasti e collaboratori."
"Isrim - continua la lettera - ha svolto un ruolo di primo piano nel panorama della ricerca scientifica umbra, dei servizi tecnologici per il controllo qualità e la certificazione di materiali,prodotti e processi, per il monitoraggio ambientale e della formazione, mediante produzione di brevetti europei, trasferimento alle imprese di tecnologie finalizzate alla salvaguardia ambientale, partecipazione a decine di progetti nazionali ed europei in qualità di capofila o partner. L'Istituto, al contempo, ha fornito annualmente supporto tecnico scientifico ad oltre 150 aziende, di cui circa il 40% rappresentato da grandi imprese e Pini umbre ed ha formato oltre 500 neolaureati, dei quali oltre il 90% ha conseguito un lavoro congruente con la formazione ricevuta."
"Per l'esercizio 2010 aggiungono i lavoratori - a seguito della difficile congiuntura economica e delle carenze del Miur nell'erogazione dei crediti maturati, è stimata una perdita equivalente al valore di un appartamento di medie dimensioni a Terni e ciò è bastato, a causa della cronica sottocapitalizzazione dell'Istituto, a mettere all'ordine del giorno l'ipotesi di messa in liquidazione della società. La suddetta ipotesi va rigettata oltre che per gli alti costi sociali (circa trenta famiglie già provate da 2 anni di cassa integrazione resterebbero senza reddito), anche e soprattutto per l'ulteriore impoverimento che il territorio umbro subirebbe sul fronte dei servizi, della ricerca e dell'innovazione."
La Nazione Martedì 26 Luglio 2011

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