In Umbria si stanno svolgendo festival, feste, sagre. Ci si domanda: quali di queste producono effetti per il turismo? Giriamo la domanda ad Alberto Provantini, che di promozione turistica si è occupato per trent'anni, sin dalla costituzione della Regione, nelle prime tre legislature come assessore regionale al Turismo, a livello nazionale come vice presidente della commissione Industria e turismo della Camera dei deputati, nella giunta dell'Ente nazionale del turismo (Enit) e negli enti locali, al Comune, e da presidente della Provincia .Provantini, in Umbria in questo periodo fioccano iniziative e manifestazioni di vario livello. Facciamo il punto.
"Non abbiamo il mare, ma abbiamo un mare di feste. É segno di una grande vitalità del nostro tessuto civile, per valorizzare i nostri territori. Che dobbiamo rispettare. Non sta a me esprimere giudizi né sulle singole manifestazioni, né sul loro complesso. C'è una linea di demarcazione a segnalare il carattere promozionale. Un dato oggettivo, misurabile. Che prescinde da ogni valutazione sulla singola iniziativa. Che non si misura solo dal 'pieno' di turisti che realizza, ma dall'immagine che riesce a proiettare oltre i confini della regione, in Italia e nel mondo. Diciamo effetto mediatico. Ciò è facilmente verificabile: basta leggere i giornali nazionali ed esteri, guardare le televisioni, navigare in Internet. Ma oltre questa linea di demarcazione, comincia il terreno della promozione e della commercializzazione, che deve fare la Regione. Sui mercati del mondo, con i tour operator, nelle grandi fiere, mostre internazionali. Questo ha fatto la Regione sin dal '70. Costruendo l'immagine unitaria dell'Umbria, con le sue peculiarità e diversità storiche, i suoi giacimenti culturali, la miniera di bellezze, l'ambiente, i tesori d'arte, coi `cartelloni' dei dieci grandi eventi. Sostenendo al tempo stesso le cento (tra le mille) feste e festival di un certo rilievo, che rappresentassero appunto nell'unità dell'Umbria la sua diversità. Un lavoro duro, complesso: dalla creazione organizzazione delle manifestazioni alla promozione e commercializzazione.
Questo vale per i grandi eventi artistici, culturali, come per quelli religiosi, sportivi. L'altra discriminante è segnata nella scelta fatta dalla Regione e prima dai Comuni. Non è mica casuale o scelta personale se io sono stato, in Regione e prima in Comune, assessore alla sviluppo economico, distinto dalla cultura e dallo sport. C'era in quella scelta collegiale, l'idea di fare del turismo uno dei fattori dello sviluppo economico, su cui investire. Questo non solo nelle prime tre legislature. Ricordo che la presidente Lorenzetti, per sottolineare l'importanza del turismo, si tenne questa delega. Una promozione della Regione, che delega la funzione agli enti locali e nel territorio. Costruimmo le aziende di turismo. Troppe, forse. Ma giuste, dirette da enti locali ed associazioni delle forze economiche e sociali. Facendo una campagna nel mondo, per una regione che un regista come Federico Rossi chiamava spazio di felicità. Le aziende turistiche sono state soppresse, senza però creare valide alternative."
Per questo il suo slogan
"L'Italia ha un cuore verde: l'Umbria."
"Si, per dire anche con lo slogan di una regione che è in Italia, che ha un cuore vivo, pulsante, in un ambiente sano. Nel primo decennio ottenemmo un grande risultato partendo quasi da zero: a fronte di una crescita del 20% in Italia, ottenemmo un aumento del 91 % negli arrivi, del 56% nelle presenze, del 72% di stranieri. Per ottenere questo risultato non dovevamo fare solo promozione, ma creare le condizioni nel territorio, con strutture ricettive, infrastrutture turistiche, valorizzando i grandi Festival che c'erano come quello dei Due Mondi, e crearne nuovi come Umbria Jazz, costruendo una rete che fosse capace di governare il tutto, incrociando mano pubblica e privata. Nell'interesse generale."
Può richiamare quelle scelte in concreto?
"Non solo piani e promozione, ma legislazione. Con la riforma degli enti, delegando la gestione delle leggi alle Province, costruendo aziende di turismo con enti locali e associazioni economiche. Leggi di sostegno ed incentivo alla creazione di alberghi e delle moderne strutture ricettive. Facendo scelte nel territorio, non la politica a pioggia. Ricordo la legge 33 del '74 per i centri turistici dei laghi del Trasimeno e Piediluco, ai Comuni delle acque minerali, da San Gemini ad Acquasparta, da Nocera a Gualdo, dalle montagne della Valnerina al Peglia, dai centri storici di Assisi e Orvieto, Gubbio e Castello, Narni e Todi, da Spoleto ad Amelia e lo Spoletino-Folignate. Consolidammo i Festival che trovammo, senza interferire naturalmente nella sfera delle scelte culturali ed artistiche. Creammo nuovi festival. Alcuni dopo decenni si sono affermati nel mondo, a cominciare da Umbria Jazz. Altri non ci sono riusciti: ricordo il Festival dell'ecologia. Puntammo sempre sulla qualità. Sapendo che poteva avere più effetto un grande evento che cento sagre; cento conigli non fanno un cavallo. Ora bisogna tenere conto dei cambiamenti, guardare al futuro, partendo dall'ispirazione, da ciò che abbiamo costruito."
Appunto. Partendo da questa stagione, da queste manifestazioni.
"Non è che voglio evitare una valutazione per ragioni di stile o di rispetto di chi oggi è chiamato a decidere. Mi basta richiamare quelle `discriminanti oggettive'. In base alle quali la Regione ha deciso. Per esempio, ha presentato a Roma il cartellone delle tre manifestazioni che hanno effetto immediato per la promozione turistica: dal Festival di Spoleto a Umbria jazz, al Festival delle Nazioni a Castello. Che Umbria jazz e il Due Mondi abbiano effetto promozionale e successo è noto: si registra leggendo i giornali e guardando le tv nazionali. La prova l'abbiamo avuta in questi giorni. C'è stata una staffetta, tra la chiusura del Festival di Spoleto e l'apertura di Umbria Jazz. Le immagini sono su tutti i giornali nazionali e le reti televisive. L'immagine del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella magica piazza del Duomo di Spoleto alla chiusura del Festival, con il concerto per i 150 anni dell'Unità d'Italia, con il Nabucco di Verdi, è eloquente. Così come grande successo sta avendo Umbria Jazz a Perugia. Debbo rilevare che il cartellone delle manifestazioni artistiche e culturali, volano di promozione turistica, presentato dalla Regione, vanno da Spoleto a Castello, passando per Perugia: non ce n' è una che riguardi la provincia di Terni. La Regione deve promuovere tutta la regione. Sarebbe bene riflettere su questo."
Eppure proprio in questa staffetta tra Spoleto e Perugia tra i due grandi Festival si svolgeva la Festa delle acque a Terni, in particolare a Piediluco. La intervistiamo proprio nella sua casa di Piediluco, una zona che è un po' il paradigma della promozione turistica. Cosa ne pensa?
"Mi limito a rilevare che, a fronte del cartellone promozionale della Regione, gli organizzatori della Festa delle acque hanno presentato un programma di decine di iniziative lungo tutta l'estate. Hanno dichiarato che, da un'indagine svolta su un lago del nord, nessuno sa dov'è Piediluco. Non si conosce la scientificità dell'indagine. Ma chi parte da questo deve proporsi, almeno, di fare iniziative che portino l'immagine di Piediluco oltre il lago. Chiedo: quale tv o giornale nazionale parla della Festa delle acque? A questo si deve rispondere. Che prescinde dalla valutazione sulle singole iniziative. D'altronde, se l'azione promozionale da una parte è della Regione e dall'altra è stata affidata alla Circoscrizione e ad associazioni private, è segno che c'è consapevolezza di ciò che fa promozione e no. Ho assistito alla sfilata sul lago delle imbarcazioni illuminate. Per me bastava quella mezza luna ad illuminare le bellezze del lago. Poi i fuochi che rompevano la poesia composta di versi dello stesso colore: quel verde di sinuosità frastagliate, di colline affusolate, di montagne che ti fanno alzare lo sguardo all'orizzonte, oltre le acque che scendono per la Cascate delle Marmore. Ma io già lo sapevo."
Eppure, Piediluco ha avuto molta attenzione da parte dalle istituzioni. Che bisogna fare oggi?
"Fare, oggi e domani, cose diverse dal passato. Ma seguendo quella ispirazione, con costanza. La promozione non si fa una volta ogni venti anni. Parlo delle manifestazioni che sono cambiate in questi decenni. Umbria Jazz non è quella degli anni '70. Così come il Festival dei Due Mondi non è quello di Menotti. E la Festa delle acque non è quella degli anni '60 e '70. Umbria Jazz nel luglio del '73 partì da Villalago di Piediluco. Fu una scelta della Regione. Rispondeva alla logica di quella Umbria Jazz che creammo. Grandi spettacoli di alto livello, quali sono stati in questi decenni. A questo pensava e pensa il mio amico Carlo Pagnotta. Come assessore della Regione indicavo le `piazze' in cui svolgere i concerti, proprio per dare nel mondo l'immagine di tutta l'Umbria: la portammo dal lago di Piediluco al lago Trasimeno, sotto palazzo dei Priori a Perugia e sotto Palazzo Spada a Temi, nei centri storici più belli dell'Umbria, da Assisi a Orvieto. Ora Umbria Jazz si svolge solo a Perugia. É un'altra cosa. Non dal punto di vista artistico. Negli anni '70, dal '73 all'82, facemmo partire da Piediluco Umbria jazz ed arrivare il Giro d'Italia di ciclismo, svolgere i campionati del mondo (nel 1982) di canottaggio ed arrivare il Giro delle regioni. Inserendo il lago di Piediluco in tutti i materiali di promozione nel mondo. Questo o si rinnova negli anni, o si vanifica tutto. Per ripartire, semi è concesso, alcune proposte. Per il 40°, cioè tra due anni, si faccia ripartire Umbria jazz da Villalago di Piediluco, auspicando che Uj torni ad essere una manifestazione che si svolge in tutte le piazze dell'Umbria, restando al livello artistico su cui l'ha portata Pagnotta. Si realizzi nell'occasione una mostra su questi 40 anni di Umbria Jazz, che può divenire permanente: dentro questo mare di note sta il lago. Ci possono essere altre mostre, che del lago fanno parlare in Italia e nel mondo. Oltre questa su Umbria Jazz, la seconda potrebbe essere sul canottaggio: questa non è solo la sede della nazionale, ma il centro agonistico in cui hanno gareggiato tutti gli atleti del mondo ormai da trent'anni. Con la terza mostra, proiettare Piediluco raccontando la storia dei personaggi che sono venuti su questo lago a girare un film, scrivere un libro, parlare, goderselo. Da un grande regista come Luchino Visconti, che girò a Villalago le immagini della `Caduta degli Dei', a Brigitte Bardot che se lo godeva in barca. Da Soares, il presidente del Portogallo, che, clandestino, scrisse qui la `Rivoluzione dei garofani' conquistando la democrazia nel suo paese, a Ferruccio Parri che conquistò la democrazia nel nostro Paese. E, ancora, da Pietro Nenni a Pietro Ingrao, che da Presidente della Camera veniva a Piediluco, da D'Aloja a Torriani che fecero partire qui il canottaggio e arrivare il Giro.C'è una galleria di personaggi che parlano all'Italia e al mondo. C'è, infine, un'occasione: le Olimpiadi che Roma vuole conquistare per il 2020. Si lavori perché il centro remiero nazionale, che è a Piediluco, a un chilometro dal Lazio, sia sede delle Olimpiadi. "
Oltre alle manifestazioni su Piediluco, Regione, Provincia e Comune hanno investito sulle strutture turistiche. Cosa se ne deve fare oggi?
C'è oggi un patrimonio pubblico realizzato da Regione, Provincia e Comune, valutato in oltre 50 milioni di curo. Tutto è pubblico: dal parco di Villalago creato dalla Provincia negli anni Sessanta, al centro remiero di canottaggio creato dalla Regione negli anni Settanta, dal centro natatorio realizzato da Comune e Provincia negli anni Novanta, ad impianti sportivi, camping, albergo, realizzati dalla Regione negli anni Settanta. Le istituzioni non possono che utilizzare e valorizzare questo patrimonio frutto delle loro scelte. Abbiamo speso qui non solo risorse finanziarie, ma umane. Ci sono scelte che vanno confermate, dopo tanti anni, come quella del canottaggio. Ci sono strutture che vanno utilizzate per le finalità per cui sono stati costruite, ad esempio il Centro natatorio, che non è una semplice piscina. Ci sono strutture, come il parco di Villalago che vanno ripensate: un modello potrebbe essere quello del Versiliana. Ci sono due cose che vanno riprese con forza: la difesa del lago, per ottenere acque pulite eliminando l'inquinamento degli scarichi di tre regioni e cinque province; la realizzazione di nuove strutture ricettive. Le istituzioni devono fare promozione, privatizzando la gestione di queste strutture pubbliche, fissandone obiettivi con regole trasparenti, nell'interesse generale".
Bruno Coletta
Il Giornale dell'Umbria Lunedì 18 Luglio 2011

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