La manovra anticrisi del governo Berlusconi si abbatte come una mannaia affilata sull'Umbria sconvolgendone le istituzioni e modificando la sua geografia politica. Se il decreto verrà convertito in legge sparirà la Provincia di Terni, in quanto inferiore ai 300mila abitanti, e sembra dieci piccoli Comuni inferiori ai mille residenti. Ma è la soppressione, sembra a fine consiliatura, della Provincia di Terni, 234mila residenti ad oggi, la misura che va a toccare il cuore delle istituzioni andando a rinfocolare campanili e vecchi antagonismi. L'Umbria, se la misura andrà a bersaglio, tornerà a prima del 1924, quando c'era una sola provincia e una sola prefettura: quella di Perugia.
"Il dibattito in Regione nei prossimi due anni - si attacca al telefono l'assessore provinciale ternano del Pd Fabio Paparelli - a questo punto sarà tra chi vuole che l'Umbria resti con una sola Provincia e chi opta per il riequilibrio territoriale."
La scappatoia istituzionale sarebbe proprio il riequilibrio territoriale, una battaglia decennale di Paparelli e dell'ex presidente della Provincia di Terni Andrea Cavicchioli che però non è riuscita mai a trovare sponda in consiglio regionale. Staccare Spoleto e la Valnerina fino a Norcia da Perugia e attaccare questi territori, tra l'altro più contigui territorialmente, economicamente e culturalmente, a Terni. Spoleto, Terni e Narni hanno in comune il Consorzio delle aree industriali. La Valnerina è un unicum artistico e paesaggistico e l'unificazione in capo a Terni darebbe una grossa spinta al turismo, anche facilitando l'azione degli imprenditori. Ma la misura potrebbe non bastare e la ricucitura, sempre che le forze politiche del centrosinistra riescano a trovare la quadra in consiglio e giunta regionale potrebbe interessare anche Massa Martana e forse Todi. Per l'assessore ternano Paparelli l'emergenza politica deve essere a questo punto colta anche per ripensare il ruolo delle due Province, quella di Perugia comunque salva e quella di Terni da allargare territorialmente pena soppressione:
"Bisogna abolire tutti i livelli intermedi, alcuni da fare con leggi regionali, altri con leggi nazionali, dove si possono realizzare concreti risparmi e razionalizzazioni."
Dunque soppressione degli Ambiti territoriali e tutte le funzioni in capo alle Province. Ma in capo alle Province potrebbero andare anche i Consorzi di bonifica e forse anche le Comunità montane invece di creare una discussa Agenzia forestale ad hoc. Ma il mondo politico a Terni è tutto in fibrillazione. Il capogruppo Udc nel consiglio provinciale di Terni Massimo D'Antonio lancia una proposta:
"Fare una sola grande Provincia fra Terni, Rieti e Viterbo."
Difficile fare un matrimonio con Viterbo, che tra l'altro supera i 300mila abitanti. Non fantascientifico pensare a un'unica Provincia fra Terni e Rieti, 160mila abitanti, anche questa a rischio soppressione. Fino al 1924 il Comune di Rieti faceva parte della Provincia di Perugia; fu il governo fascista che lo staccò da Perugia e dall'Umbria nel progetto di creazione del grande Lazio. In un certo senso per i reatini fondersi con Terni in un'unica provincia sarebbe come tornare a casa
Giuseppe Magroni
Corriere dell'Umbria Sabato 13 Agosto 2011

1 commenti

  1. Anonimo  

    18 agosto 2011 00:17

    Caro Polli, se chiude la Provincia di Terni che fine farà il capo del suo gabinetto? Come verrà utilizzato il compenso di € 182.000,00 annue che lo stesso percepisce? Non crede che tale chiusura possa costituire un vantaggio in termini economici per la comunità. Cari consiglieri provinciali, cari assessori, consigliate al vostro Presidente di non difendere ad oltranza i propri benefici perchè la comunità non ne trarrebbe alcun utile in fatto di servizi, consigliategli di trovarsi un buon lavoretto insieme al suo capo di gabinetto. Nessuno per molto tempo, stante l'importanza della Provincia si accorgerebbe dalla sua chiusura.

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