Una miniera d'oro, più semplicemente l'uovo di colombo, è la proposta delle segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl di riutilizzare le scorie dei forni elettrici e degli impianti affinatori Aod. Le scorie, attualmente, finiscono in una discarica "sulla montagnola" visibile anche da fuori città, poco lontano dal reparto acciaieria. Il conferimento in discarica dei residui di lavorazione non è un ciclo infinito e per il sito di Terni, a breve, potrà divenire un serissimo problema che, se non adeguatamente risolto, potrebbe portare, inevitabilmente, alla chiusura della sua Tk Nuove energie dalle scorie parte fusoria, ad aggravi insostenibili di costi, alla perdita della competitività legata al ciclo integrale fino ad arrivare a conseguenze ancor più gravi e dolorose. Le autorizzazioni per il conferimento nella nuova stazione delle scorie siderurgiche presso discarica sono una soluzione temporanea che con gli ipotetici quantitativi fusori stimati (1,5 milioni di tonnellate anno di fuso, ma nell'anno fiscale 2010-2011 si arriverà poco più di 1 milione di tonnellate) danno un arco temporaneo di respiro di circa cinque anni. La scoria da altoforno, la "ioppa", è già riconosciuta come sottoprodotto ed è materiale inerte. Fim, Fiom, Uilm, Fismici e Ugl hanno presentato alla Direzione generale impresa e industria della Commissione Europea, a Bruxelles, presieduta dal portoghese Abraao de Carvalho - capo unità del settore metalli, minerali e materie prime - un documento in cui auspicano il riutilizzo della scoria da forno elettrico.[…]
l'agenzia comunitaria per le sostanze chimiche (Echa), ai sensi del regolamento Reach, potrà fornire un positivo impulso in questa direzione, anche attraverso una migliore conoscenza delle proprietà del materiale e una conferma della sua idoneità all'impiego nel pieno rispetto dell'ambiente.Dal punto di vista normativo alcuni chiarimenti importanti potrebbero derivare (dalla scoria come da altri residui) dall'applicazione della nuova definizione di "sottoprodotto" introdotta dalla direttiva comunitaria sui rifiuti, di prossimo recepimento nazionale, o dalla definizione di criteri specifici per determinare
"quando un rifiuto cessa di essere tale"
(il cosiddetto processo End of waste), che dovranno essere fissati a livello comunitario nel prossimo futuro. A Terni è in corso un progetto la cui fase di ricerca risulta assegnata all'Isrim, per individuare i suoi possibili utilizzi.Al momento, la prima parte del progetto, quella relativa alla caratterizzazione, così com'è stato possibile apprendere, confermerebbe che la scoria "tal quale" può considerarsi come "rifiuto non pericoloso" e tale quindi da poter essere riutilizzata, sia in campo edile che nell'industria vetraria. Ora bisogna attendere i prossimi risultati della caratterizzazione e certificazione dei prodotti finali, solo dall'esito dei quali potrà essere confermata la possibilità di un riutilizzo legittimo ecocompatibile, riutilizzo che avrà effetti positivi non solo di natura territoriale ambientale, ma anche occupazionale.
Carlo Ferrante
Corriere dell'Umbria Mercoledì 10 Agosto 2011

1 commenti

  1. Anonimo  

    16 agosto 2011 09:30

    la loppa è un residuo di lavorazione in altoforno, a Terni non esistono altoforno ma forni elettrici ad arco, totalmente diversi.

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