Terni verso Roma - Dopo il Convegno al Gazzoli

Dopo un lungo dibattito sviluppato sulla rete internet all’indomani della ventilata notizia della soppressione della Provincia di Terni inserita nella prima stesura della “Manovra economica bis” del Governo, un gruppo di cittadini ternani e non (presenti anche residenti di Narni) sabato 17 settembre u.s. si è ritrovato nella Sala Rossa di Palazzo Gazzoli per confrontarsi sulle reali ed attuali emergenze della città di Terni (Università, sanità, siderurgia, chimica) e per individuare possibili “vie” da seguire per aiutare la città stessa a uscire dal difficile momento che attraversa. Al termine della riunione è stato approvato all’unanimità e per acclamazione dei presenti un manifesto culturale che alleghiamo affinché nella vostra qualità di eletti possiate prenderne atto.

La sintesi raggiunta è inequivoca: la città di Terni non può più prescindere da una apertura culturale, sociale ed economica verso i territori del confinante Lazio, con particolare riguardo all’area della Capitale. Si ravvisa pertanto la stringente necessità della città di Terni di intraprendere, nei tempi più rapidi possibili, un percorso credibile, concreto e verificabile, per riallacciare rapporti interrotti con Roma, Rieti e Viterbo e per costruirne di nuovi, magari iniziando da subito con le Università della Capitale stante l’emergenza contingente delle Facoltà ternane. Riteniamo che l’onere di un smile percorso politico-amministrativo spetti anzitutto alle rappresentanze politiche democraticamente elette dalla comunità, mettendo tuttavia a disposizione ogni possibile contributo ideale da parte del nostro gruppo.


MANIFESTO CULTURALE

I cittadini sottoscrittori del presente manifesto culturale intendono farsi promotori, attraverso il proprio impegno diretto o indiretto finalizzato alla realizzazione di opportune sinergie extra-territoriali, della promozione ideale, concettuale e culturale di una nuova apertura del territorio Ternano verso quello Romano. Siamo infatti convinti che per storia, tradizioni, cultura e lingua Terni abbia molti tratti distintivi del proprio DNA in comune con le realtà laziali di Rieti e di Roma. Elementi genetici già presenti nell’antica Provincia Sabina di cui Terni era parte integrante e sostanziale, simbolicamente rappresentata dalla confluenza del Nera, fiume di Terni, nel Tevere, fiume di Roma.

Con il presente documento vogliamo quindi intraprendere un nuovo percorso culturale e sociale mai esplorato fino in fondo, la prima Pietra Miliare di una nuova via Flaminia, che riteniamo possa essere foriero di occasioni di sviluppo economico anche in virtù degli agevoli collegamenti logistici, esistenti o in via di attivazione, e della presenza, nell’area metropolitana di Roma, di ben 3 atenei universitari.
L’idea della città regione, sta portando di fatto a una distribuzione di risorse che penalizza fortemente il territorio ternano basti guardare le condizioni dell’Ospedale Santa Maria.

La nostra azione propositiva nasce dalla constatazione che:

1) <> Questo il recente monito del vescovo di Terni-Narni-Amelia, mons. Vincenzo Paglia, che oltre alle nostre coscienze ci spinge a un impegno concreto per la nostra comunità. Da tempo la città di Terni ha subìto pesanti battute d’arresto in qualche caso accompagnate da brusche ripartenze a singhiozzo, sia nella sua propensione allo sviluppo, all’implementazione e all’ammodernamento del sistema economico esistente, sia nella ricerca e progettazione di nuovo modello agganciato alle caratteristiche della new-economy.

2) L’appartenenza a una regione piccola come l’Umbria, senza sbocchi diretti sul mare, per quanto gratificante nell’intimità religiosa, laica e culturale (terra di Santi, di arte, di borghi medievali e di autorevoli padri del moderno pacifismo) non agevola in quella nuova spinta propulsiva di cui il territorio Ternano sente da tempo la forte necessità. Le recenti politiche regionali, seppur tese a un’armonica crescita dell’intero territorio regionale umbro, hanno di fatto imbrigliato la città di Terni impedendole di continuare a svolgere quel ruolo di peso che eppure ha avuto nei decenni passati, sia in campo sanitario sia in quello economico, produttivo e sociale. Un imbrigliamento forse involontario che ha prodotto disarmonie tra l’Umbria meridionale e quella settentrionale, producendo l’effetto contrario di quanto era nello spirito di grandi, indimenticati politici “ternani”, quali Ezio Ottaviani (sindaco di Terni dal 1958 al 1970) e Fabio Fiorelli, padri fondatori di una Regione Umbria pensata come policentrica, ma trasformata dalle generazioni seguenti in perugino-centrica nonché di Gianfranco Ciaurro (Sindaco di Terni dal 1993 al 1999) il quale diceva “Con Perugia se possibile con Roma se necessario”.


3) Una seria politica locale di sviluppo del territorio ternano e della sua competitività non può che considerare come suo punto di forza le tante potenzialità che derivano dalla vicinanza al territorio romano. Occorre in questo senso avviare un’intensa stagione di contatti, di rapporti con la Capitale, che portino ad aprire nuovi scenari e nuove dinamiche positive; intensificando i rapporti istituzionali si può arrivare a un’utile e forte bivalente interazione economico/sociale tra le due differenti realtà.

4) L’obiettivo deve essere quello di estendere l’influenza, consultiva e possibilmente operativa, della nostra città su scala interregionale. La naturale e crescente conflittualità nei confronti del sistema urbano in crescita di Perugia deve poter essere sostituita da un’intensificazione dei rapporti sinergici con altre realtà simili come Viterbo e Rieti ma soprattutto con la realtà metropolitana romana, a cui inizialmente avvicinarsi per poi legarsi attraverso importanti ed efficaci rapporti strategici e culturali, derivanti sia dalla vicinanza territoriale ma anche dalle grandi potenzialità di accoglimento che può esprimere il territorio ternano. Terni rappresenta il centro più importante del vicino Lazio, con una sua definita, unica,singolare e storica vocazione industriale, con spazi per decentrare servizi e attività produttive, con condizioni favorevoli e con la strategica vicinanza al nodo di Orte.

5) Applicando all’Ingegneria del Territorio, che studia le interazioni fra i centri urbani, il “modello gravitazionale”, è ben dimostrabile come il “pianeta Perugia” non abbia massa sufficiente a garantire un’adeguata attrazione per l’intero territorio regionale. La presenza di città con masse dello stesso ordine di grandezza di quella del capoluogo avrebbe saggiamente richiesto una scelta policentrica, ispirata al decentramento e alla delocalizzazione dei servizi. Avendo invece optato per un accentramento sul capoluogo di regione, si è creato il problema della “concorrenza” interna. Quando due pianeti (città) sono troppo simili è facile infatti che la forza gravitazionale del più piccolo crei turbative al pianeta più grande, la cui unica chance per rimanere in vita è quella di aumentare la propria massa a scapito del concorrente. Per una città, toglierle massa gravitazionale, significa spogliarla delle eccellenze costruite nel corso degli anni perché paradossalmente queste, invece di essere viste come elementi virtuosi per la cittadinanza, costituiscono motivo di criticità per il pianeta più grande, che al contrario ha necessità di attrarre a sé quanto più territorio, quanto più potere gestionale, quanti più servizi, possibile. Al contrario, applicando i principi dell’ “Ingegneria del Territorio” alla Terni proiettata, verso Roma, il quadro complessivo, e con esso il destino del comprensorio Ternano cambierebbe in maniera radicale. Un “pianeta” piccolo come Terni sarebbe salutare, invece che dannoso, per la stabilità del “pianeta” più grande rappresentato da una città metropolitana con meccanismi completamenti diversi da una città “normale”, con una massa gravitazionale enorme e con l’esigenza di decongestionare i flussi in entrata, Terni in questo scenario andrebbe a compendiare le necessità di una comunità di sei milioni di abitanti, offrendosi come valido centro su cui delocalizzare i servizi.

6) Bisogna anche prendere atto dell’aver spesso sprecato delle risorse come nel caso del polo universitario ternano i cui si è voluto favorire una molteplicità di facoltà che gioco forza , prima o poi non avrebbero più avuto alcuno sostegno economico e puntare su un unico campus valido e legato alla cultura industriale legato agli studi ingegneristici e non ad altro.

7) E’ necessario ritrovare, promuovere e perseguire con tenacia l’idea di una Terni intesa come area vasta e autonoma, mettendo da subito a sistema anche risorse e opportunità che sono rimaste a lungo inespresse e presentandoci finalmente verso altre realtà extra-territoriali non solo come facile e utile valvola di sfogo ma come territorio accogliente, favorevole e con prospettive di crescita.

8) Le sinergie con i vicini territori del Lazio richiedono la costruzione di un comprensorio intercomunale che segua la linea già tracciata dall’asse viario in fase di completamento. Il percorso Rieti-Terni-Orte-Viterbo-Civitavecchia richiederà tempi modesti di percorrenza dando ai centri interni uno strategico sbocco al mare e al nodo infrastrutturale di Orte. Applicando a questo asse, che potenzialmente unisce una popolazione di 500.000 persone, quei principi del decentramento e della delocalizzazione, che la Regione Umbria ha scelto di non seguire, si potrà raggiungere un alto grado di interconnessione conservando ai vari territori interessati le pecularità e le eccellenze già presenti. L’importanza sinergica di questo comprensorio costituirà per Terni un’alternativa possibile di crescita culturale, sociale, economica e geo-politica.

9) Nel passato, anche di recente memoria, esistono tracce di iniziative concrete per favorire l'apertura del Ternano verso l'area Romana e Reatina, sempre soffocate da una svogliata lungimiranza politica. Ne è un esempio il progetto della strada interprovinciale TERNI - ROMA (Casello autostradale A1 di Soratte) che se realizzato avrebbe consentito - e consentirebbe - di ridurre di ulteriori 30 chilometri il collegamento con la Capitale favorendo ulteriormente scambi culturali e commerciali. Progetto che già nel convegno dela Camera di Commercio di Terni del 2005 su nuovi possibili collegamenti logistici del comprensorio Ternano venne individuato come "possibile" e che per tale ragione vogliamo sostenere al meglio delle nostre capacità.

In conclusione:

Verso Roma, è l’occasione per affermare un verso e non un sotto Perugia, per condividere una serie di battaglie che possono dare futuro al nostro territorio a partire dalla revisione della legge elettorale regionale che garantisca maggiore rappresentatività a tutte le realtà territoriali;

Verso Roma – per chiedere a gran voce l’ampliamento del porto di Civitavecchia e i collegamenti stradali e ferroviari per Orte prima e quindi poi per tutta l’Umbria.

Verso Roma per chiedere il definitivo trasferimento dei voli da Ciampino a Viterbo, che porterà dei benefici anche ad Assisi ancor più che gli sforzi per accrescere i voli low cost dell’aeroporto di San Francesco.

Verso Roma: per unirci sinergicamente a Rieti e al grande cammino francescano che la unisce ad Assisi.

Verso Roma per rilanciare il concorso Casagrande e iniziative musicali di alto livello nel ricordo della grande cantante lirica ternana Nera Marmora con strutture adeguate che permettano di far venire i grandi musicisti nel nostro territorio in modo permanente e non solo sporadicamente;

Verso Roma per lanciare Piediluco e la Valnerina per gli sport fluviali di Roma 2020, utilizzando i vecchi studios come Paddoc per questo grande impegno sportivo;

Verso Roma per avere un rapporto alla pari con Perugia e tutte le altre realtà umbre e superare ogni sorta di campanilismo;

Verso Roma per avere un unico grande ospedale che serva tutto il bacino del nostro territorio in modo moderno, efficiente e razionale, che tenga conto dei costi e che non permetta sprechi di alcun genere pur garantendo una sanità davvero ‘amica’.

Verso Roma per portare Terni, lontana dal “Caos” della cultura asfittica che guarda ai vecchi conflitti e clientele del passato, per aprirsi verso una modernità con sguardo di ottimismo, volto non tanto a superare le divisioni ideologiche che possono anche essere una ricchezza, ma a metterle un po’ da parte nel bene comune del nostro territorio e dei territori a noi vicini.

Verso Roma per chiudere con una politica locale piagnona e sprecona, che voglia davvero essere efficiente ed efficace nel creare un tessuto economico sano ed accogliente delle imprese, che crei posti di lavoro veri e duraturi e non cerchi la comoda scorciatoia del posto pubblico o para pubblico che crea strutture elefantiache, costose e inefficaci, che nemmeno l’aumento esponenziale delle tasse locali può sostenere, specie se il federalismo completa il suo percorso appena iniziato.

Verso Roma, anche con una nuova opera infrastrutturale (collegamento Terni - Soratte (casello A1)), per favorire lo scambio di idee e progetti dai quali possano nascere modelli e occasioni di sviluppo diverse, alternative o complementari al modello siderurgico che ha caratterizzato la storia della città e che oggi manifesta evidenti segnali di criticità.


Terni, 17 settembre 2011

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