Gli Umbri erano Celti?

SE LA PRIMA EUROPA FU CELTICA, LA PRIMA ITALIA FU UMBRA ?

GLI UMBRI ERANO ‘CELTI’ ?

Presentazione

Maria Teresa Scozza, già presidentessa dell’Associazione Culturale Umru, costituita a Terni nel 1991 per promuovere e diffondere le teorie del professor Manlio Farinacci sulle origini celtiche della bassa Umbria e Sabina, sta portando avanti da tempo con caparbietà e passione una ricerca che ho avuto già il piacere di presentare ai lettori della rivista Artemisia dell’Associazione Italus (www.italus.info). Ho voluto pubblicarla in quanto riguarda una vecchia diatriba tra archeologi intorno all’identificazione della cosiddetta ‘Civiltà Villanoviana’. A tal proposito è apparso di recente un articolo a firma dell’archeologo Alessandro Conti (cfr. Gli Etruschi e l’Italia unita, in “Canino 2008”, n. 3, settembre 2011, pp. 6-7) che svela le motivazioni politiche che nella seconda metà dell’Ottocento portarono ad identificare i ‘Villanoviani’ con gli Etruschi, tralasciando completamente gli Umbri. I letterati e i patrioti del tempo vedevano infatti nel popolo etrusco il “cemento unificatore della nazione” funzionale alla definizione dell’identità del nuovo Stato post-unitario. Una prova a supporto di queste affermazioni starebbe nel fatto che la Collezione Casuccini di reperti etruschi provenienti da Chiusi fu spedita nel 1865 al Museo Archeologico di Palermo! Inoltre, gli Etruschi erano già famosi nelle corti di mezza Europa mentre ben poco si conosceva degli Umbri (Amra o Umru), un popolo preistorico la cui vasta necropoli di Terni sarebbe stata scoperta solo alla fine dell’Ottocento. In particolare, Giuseppe Micali, nel saggio L’Italia avanti il dominio dei Romani del 1821, aveva fissato il carattere ‘italico’ degli Etruschi che avrebbe poi avuto tanta fortuna nel clima nazionalistico dell’Italia risorgimentale, mentre gli studi di Giacomo Devoto sugli antichi Italici, con numerosi riferimenti agli Umbri, furono divulgati solo a partire dal 1931.
Infine, sarà stato solo un caso che sempre gli stessi coniugi Cozzadini di Bologna si siano occupati degli scavi di Villanova e abbiano animato uno dei salotti più importanti di Bologna, frequentato da personaggi di spicco del Risorgimento? (Minghetti, Aleardi, Carducci, ecc.). I Villanoviani-Etruschi, infatti, furono strumentalizzati per rafforzare il senso di appartenenza degli italiani al nuovo Regno, seguendo l’idea di un’Italia unitaria e centralizzata in opposizione ai sentimenti autonomistici delle diverse ipotesi federaliste e multietniche.
Tornando alle ricerche della professoressa Scozza, se da un lato non ci sembra possibile assimilare gli Umbri alle popolazioni galliche scese in Italia a partire dal V secolo a.C., dall’altro crediamo invece si possano considerare come discendenti da un’etnia indoeuropea analoga a quella che diede origine alla cultura celtica in Europa. Come spiegare altrimenti le analogie riscontrabili fra la necropoli di Terni, quelle della ‘Civiltà di Golasecca’ (Canton Ticino, Lombardia e Piemonte) e, più in generale, quelle della ‘Cultura dei campi di Urne’ (Urnenfelder) di area transalpina e danubiana?
Alcuni storici greci e latini affermano le origini nordiche degli Umbri. Possibile che pur essendo vissuti in un’epoca prossima a quella dei paleo-Umbri si siano sbagliati? Si sbagliano anche i molti studiosi contemporanei non allineati ai preconcetti e ai dogmi della cultura ufficiale di Stato?
Per tutte queste ragioni il contributo che vi presento mi sembra molto attuale e meritevole di un approfondimento.
Tommaso Dore Direttore di Artemisia

La ‘Cultura di Terni’

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, durante gli scavi eseguiti per la costruzione dello stabilimento delle Acciaierie di Terni furono rinvenute numerosissime tombe dell’Età del Ferro, risalenti al X-VI secolo a.C.. Luigi Lanzi, Ispettore agli Scavi e dei Monumenti per il Mandamento di Terni, considerando la densità delle tombe rinvenute, circa trecento, ipotizzò che la necropoli ne contenesse almeno duemilacinquecento, delle quali circa un migliaio furono distrutte durante i lavori di sbancamento.
La scoperta della necropoli di Terni richiamò l’interesse di studiosi sia italiani che stranieri, “ma a tutt’oggi non esiste uno studio ‘completo’ dell’analisi dei corredi, delle strutture tombali e del rituale, a causa della completa dispersione dei dati di scavo e degli stessi materiali archeologici.” (Valentina Leonelli, La necropoli delle Acciaierie di Terni: contributi per una edizione critica, in “Indagini”, Ed. Cestres, n. 71, giugno 1996, p. 33).

L’archeologo Massimo Pallottino, conscio della straordinaria particolarità di questi stanziamenti, li ha definiti con il termine ‘Cultura di Terni’, riconoscendone dunque il grande valore.

 

Le testimonianze della ‘Cultura di Terni’ mostrano forti analogie con quelle delle culture celtiche di Hallstatt e La Thene. Infatti gli insediamenti sono dello stesso periodo storico e presentano in parte tipologie di tombe, corredi funebri e simboli analoghi. Ad esempio, nella necropoli di Terni “la tomba II, avente circolo e fila di pietre ha nel suo lato destro una fossa in cui sono stati riconosciuti resti di cavallo.” (V. Leonelli, op. cit., p. 38). I Celti, come attestano i ritrovamenti nella necropoli di Hallstatt, seppellivano i loro cavalli e diversamente dai Romani non li mangiavano.

Umbri (Umru) – Celti – Indoeuropei

Da anni nella nostra città va avanti un dibattito tra chi pensa che gli Umbri siano di origine ‘celtica’ e chi nega decisamente questa ipotesi.
Nel libro Il Vischio e la Quercia (Torino, 2001), dell’antropologo Riccardo Taraglio, a pp. 43-44, si accenna agli studi del linguista Jean-Baptiste Bullet (1699-1775) il quale nella sua opera Memoires sur la langue Celtique ha elaborato un vero e proprio vocabolario celtico-francese: “Nell’opera di J.-B. Bullet è anche interessante la descrizione della colonizzazione dell’Europa da parte delle popolazioni celtiche e lo sviluppo successivo delle lingue moderne viste come derivazioni, e quindi dialetti, della lingua celtica. A proposito dell’Italia, J.-B. Bullet scrive che il più antico popolo della nostra penisola fu quello degli Umbri, discendenti di quei primi Celti (oggi diremmo Indoeuropei) che giunsero in Europa dalle regioni orientali. Nel momento in cui le coste della nostra penisola venivano colonizzate dai Greci, dal centro Europa i Celti si diressero in Spagna e quindi in Italia. I due popoli si incontrarono poi nel Lazio, originando dalla loro unione il ceppo latino.
A questo proposito Bullet porta un esempio linguistico citando Dionisio d’Alicarnasso che, parlando della lingua latina, dice che essa non è né interamente barbarica né interamente greca, ma una mescolanza dell’una e dell’altra, e Quintiliano, il quale osserva che l’idioma latino è zeppo di termini barbarici. E’ da notare inoltre che la lettera «V», ignorata dai greci e comune invece tra i Celti, è molto utilizzata nella lingua latina.
Molti antichi autori latini attestano che gli Umbri siano stati una popolazione discendente dai Galli (indoeuropei) e Servio Mario, grammatico romano, cita: «Umbros Gallorum veterum propaginem esse, Marco Antonio refert» [gli Umbri sono un’antica propaggine gallica]. Oltre a questi anche Catone chiama i Galli «progenitori degli Umbri» e Zenodoto di Trezene, citato da Dionisio d’Alicarnasso, dice che gli Umbri si stabilirono nei pressi del Tevere, prendendo il nome di Sabini...”.
Un altro autore francese che attesta la celticità degli Umbri è il Thierry, il quale nella sua Storia dei Galli, Parigi, 1845, scrive: “I vecchi Galli, detti Umbri, invasero l’Italia quattordici secoli prima dell’era Cristiana e sedici-diciassette secoli a.C. altri Celti si impossessarono dell’Occidente…”.

Umbri: “La memoria di questo popolo giunge a noi come il suono delle campane di una città sprofondata nel mare

Così esclamò lo storico Theodor Mommsen, probabilmente avendo notato che gli Umbri, pur essendo l’etnia più antica d’Italia, tuttavia non hanno storia. Nei libri dopo poche pagine e qualche volta poche righe, essi non vengono più menzionati e si parla di loro come Aborigeni, Indigeni, Villanoviani, Italici... mentre i Latini restano Latini, i Sabini - Sabini, i Piceni - Piceni, ecc.
Elia Rossi Passavanti, nel volume Interamna Nahars, Storia di Terni dalle origini al Medioevo (Roma, 1932, pp. 24-29), riporta numerose testimonianze di scrittori greci e latini a proposito del misterioso popolo umbro e del suo dominio: “La tradizione classica ci ha sempre mostrato gli Umbri come uno dei popoli più antichi d’Italia e che aveva dominato su un territorio vastissimo. Dionisio d’Alicarnasso dice: «In molte regioni abitano gli Umbri e questa è gente fra i primi molto numerosa ed antica» [Rom. Ant. Lib. I, c. 19]. Altri scrittori li hanno chiamati: «il popolo più antico d’Italia» [Flor. Lib. I, cap. 7]; «La gente più antica d’Italia è detta Umbra, perché si crede sopravvissuta alle inondazioni delle terre» [C. Plinii Secundi, Historiae Mundi, Lib. III, cap. 19]. Erodoto li ricorda abitatori delle regioni in cui scorrevano i fiumi Carpis ed Alpis, e prima delle invasioni dei Veneti essi avevano sede anche nel territorio padano. [Erodoto, IV, 49, 3]. Si noti che i fiumi Carpis e Alpis sono affluenti del Danubio!
L’elenco potrebbe continuare a lungo con Scylax di Cariando che scrisse: “La navigazione lungo le coste del territorio umbro può compiersi in due giorni ed una notte e che al medesimo territorio appartiene anche la città di Ancona.” [Periplo, 16f]. Strabone afferma infine: “L’Umbria inizia dagli Appennini e ancora più oltre dall’Adriatico. … Cominciando da Ravenna gli Umbri occupano Sarsina, Ariminum, Sesa e Marinum ed inoltre il fiume Metauro ed il tempio della fortuna…” e cita poi le città di Ocriculum, Interamna, Spoletium, Aesium, Camertes, Ameria, Tuder, ed Hispellum [Geografia, Lib. V, Cap. II, n. 10].

I Villanoviani sono gli antichi Umbri?

Nel 1853 fu rinvenuta la necropoli di Villanova, un villaggio nei pressi di Bologna, e da tale scoperta il nome di ‘Civiltà Villanoviana’ fu successivamente dato ai vari ritrovamenti, sparsi per tutta la penisola, aventi caratteristiche simili.
A Terni, a partire dal 1884, in occasione degli scavi per l’edificazione delle Acciaierie, venne alla luce una necropoli tra le più vaste d’Europa, segno che la zona era molto popolata fin dai tempi preistorici. Fu rinvenuta una gran mole di reperti archeologici che avrebbe potuto trovare una giusta collocazione nel nuovo Museo Archeologico della città, invece è rimasta chiusa nei depositi della Soprintendenza oppure, in minima parte, fa bella mostra di sé nei musei di Perugia, Spoleto e Roma.
Ma veniamo al punto: cosa hanno in comune la località Villanova e Terni?
Ce lo spiega ancora il Passavanti descrivendo l’originaria espansione degli Umbri lungo la penisola, dall’Agro Reatino all’Insubria o Isumbria nella pianura padana (pp. 25-29): “Ma oltre la tradizione storica, l’antichità e l’estensione verso nord e verso il sud d’Italia di questo popolo è dimostrata dai numerosi sepolcreti scoperti in varie parti della nostra penisola. L’archeologia moderna, in questi ultimi tempi, ci ha dato tante notizie fino a poco fa sconosciute, che servono a confermare la tradizione storica, come questa serve a confermare quelle scoperte. Però i moderni archeologi, impediti da non so qual pudore, queste scoperte e questa civiltà Umbra, non ebbero il coraggio di chiamarla Umbra. Da un villaggio, dove fecero una prima scoperta di una necropoli Umbra, Villanova, la chiamarono Villanoviana. Forse temevano fare ombra a qualche altra civiltà, che si era usurpata l’onore dovuto all’Umbra?!

Civiltà Villanoviana dunque e non civiltà Umbra come sarebbe stato più giusto chiamarla! In sostanza, mentre la tradizione classica ci ha sempre mostrato gli Umbri come uno dei popoli più antichi d’Italia che aveva dominato su un territorio vastissimo, il termine Villanoviano (di origine recente) è servito ai moderni archeologi per identificare una cultura ancora sconosciuta esclusivamente con la civiltà Etrusca. Oggi si continua a parlare di Villanoviani, Aborigeni, Italici, Galli, ecc. ma si ignorano completamente gli Umbri.
Torniamo al Passavanti: “Gli Umbri avevano fondato nella valle del Po, ad Este e presso Bologna prima, dei centri importantissimi di popolazioni, che poi scesero verso il sud della penisola italica, estendendosi fino a Verrucchio e Rimini e proseguendo per la costa adriatica fino ad Ancona. Qui si arrestarono nettamente e, deviando, penetrarono attraverso le valli e i monti Appennini nel Piceno e nell’Umbria, ove lasciarono ricordi nelle necropoli di Nocera, di Monteleone di Spoleto e in Terni.
Dall’Umbria passarono nella regione, che in seguito fu occupata dagli Etruschi e s’inoltrarono fino ad Allumiere, ove lavorarono nelle miniere di rame, a Civitavecchia e altre località del Lazio fino ad Antium.
La maggior parte dei centri che poi divennero metropoli Etrusche, data dal periodo Villanoviano, od Umbro. Questa civiltà deve riportarsi ad oltre i mille anni innanzi l’era Era volgare, e a quell’epoca si riferiscono le urne funerarie, i cosiddetti rasoi lunati, i bronzi decorati e tanti altri oggetti rinvenuti nei vari sepolcreti e i primi oggetti in ferro.
Sul finire dell’IX secolo a.C. e sul principio dell’VIII, vicino alle tombe a incinerazione compaiono le tombe a inumazione come a Tarquinia, a Terni, a Bologna e nel Foro Romano.
Man mano che si scende verso il sud della Toscana e nel basso Lazio questa civiltà si attenua, fino a scomparire affatto nella Campania, dove forse non penetrò.
Tutto dimostra che questa grande civiltà Villanoviana sia quella che la leggendaria tradizione classica chiama civiltà Umbra, che aveva edificato tante città e centri abitati, da averne trecento soli nella regione poi occupata dagli Etruschi. All’epoca storica gli Umbri sono ridotti al territorio limitato, che occupano al presente.
Gli Umbri appariscono all’epoca romana, confinati nelle montagne dell’Appennino e l’est del Tevere. Ma una tradizione storica, mescolata evidentemente di qualche leggenda, li presenta come gli antichi padroni della gran parte dell’Italia centrale.
Così scriveva Elia Rossi Passavanti che amava la sua terra e soprattutto la ricerca della verità.

La conferma della Toponomastica

Gli antichi scrittori romani sapevano che prima della grande potenza di Roma, in Italia era esistito un vasto dominio che risaliva all’Età del Ferro (intorno al X secolo a.C.) e tale dominio era quello degli Umbri che popolarono quasi tutta la penisola come molti nomi geografici tendono a dimostrare. Esaminando infatti i toponimi che si riferiscono agli Umbri presenti in ogni regione italiana, si potrebbe pensare che se la prima Europa fu celtica, la prima Italia fu umbra.
A tal proposito ci viene ancora in aiuto il Passavanti (pp. 25-26): “Vari nomi geografici sparsi in quasi tutta la penisola Italica indicano chiaramente la permanenza e il dominio di questo popolo:
  • Umbria, piccola cittadina in provincia di Piacenza;
  • Umbrile, monte presso lo Stelvio;
  • Umbriatico, presso Crema;
  • Umbriano, monte della Garfagnana;
  • Ombrone, fiume della maremma Grossetana;
  • Ulubra o Ulumbra, cittadina distrutta che esisteva nel territorio di Velletri presso Cisterna;
  • Valle degli Umbri e Catino degli Umbri, nel Centro dei monti selvosi del Gargano;
  • Umbrio, fiume presso Catanzaro;
  • Piano dell’Umbrio, presso Nicotera.
Noi dal canto nostro, oltre le Alpi abbiamo trovato un passo alpino di nome Umbrail… Quanti altri toponimi riferibili agli Umbri esistono in Europa?
Ne abbiamo trovati molti in varie parti del globo. Escludendo quelli del nuovo mondo, dati dagli emigrati italiani in quelle terre, ci limitiamo ad esaminare quelli esistenti in Europa e in Asia. Numerosi sono i toponimi in Portogallo, in Spagna e perfino in India.
  • In Portogallo: Umbria, Umbrias de Camacho.
  • In Spagna: La Umbria (in tre diverse località), Umbria de Arriba, Umbria Alta, Umbria Baja, Umbria de Matasamos.
  • In India: Umbra (in due località) e Umbraj.

L’inquadramento della regione degli Umbri nell’Italia romana al tempo di Augusto

Dall’88 a.C., concessa la cittadinanza romana a tutti gli Italici liberi in seguito alla Guerra Sociale, l’Italia può essere considerata un’unica entità politica la cui storia coincide con quella di Roma. La penisola venne divisa in undici regioni secondo criteri etnico-linguistici rilevati per mezzo di censimenti. Tale suddivisione non ebbe carattere amministrativo ma fu un riconoscimento della storia e delle tradizioni italiche.
Dall’esame della pianta L’Italia ai tempi di Augusto si nota che la VI Regio è denominata Umbria et Ager Gallicus e che Interamna-Terni e Narnia-Narni fanno parte della stessa regione con Sena Gallica-Senigallia, terra dei Celti Senoni.

Sembra evidente che i Romani concordassero con le teorie dell’ ‘altra storia’ che afferma la celticità della bassa Umbria e dunque si è portati a concordare con il Passavanti quando accenna che “qualcuno poi ha voluto chiamare gli Umbri antica propaggine gallica”.
Nella città di Terni dopo la morte del professor Manlio Farinacci non si è più parlato dell’interessante argomento legato agli ‘Umbri-Celti’. Anzi si può dire che è quasi vietato parlare di celtismo.
Abbiamo poi notato che quando si vuole affermare una verità praticamente assoluta si citano i nostri antenati: Tito Livio ha scritto…, Erodoto ha affermato…, Strabone…, Dionisio d’Alicarnasso…, Plinio il Vecchio…, ecc. Essi hanno ragione su tutto e fanno scuola, però quando accennano alle origini degli antichi Umbri i capiscioni, come li chiamava il professor Farinacci, storcono il naso e dicono che gli antichi scrittori avevano avuto una svista, che non erano ben informati... La cosa è curiosa perché loro a quei tempi c’erano, erano contemporanei o quasi degli Umbri e dovevano conoscere bene la situazione, loro c’erano… e sapevano.
Oggi, tanti secoli dopo, i capiscioni, che a quei tempi non c’erano, si permettono di mettere in dubbio le loro opinioni, riconosciute sempre infallibili in altre questioni.
Su Terni e la bassa Umbria è come se ci fosse un coperchio, un cappello, un elmo e qui i Celti non ci sono mai, mai e mai stati…
Maria Teresa Scozza

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