Nuovi sviluppi nell'indagine che coinvolge il salumificio di Arrone dell'imprenditore Antonio Cassetta. In ballo ci sarebbero nove milioni di euro, soldi che servirebbero ad evitare il fallimento del salumificio Cassetta. A fornirli dovrebbero essere Sviluppumbria e l'Agenzia delle cooperative. Solo così dunque i rischio di bancarotta potrebbe essere scongiurato.Intanto l'inchiesta si sta allargando e ora gli agenti della squadra Mobile diretti da Tommaso Niglio sono arrivati anche a Roma per effettuare ulteriori sequestri di documenti.
Nei giorni scorsi infatti gli agenti sono piombati all'interno della sede nazionale dell'associazione generale delle cooperative italiane. Sarebbero state prelevate carte ritenute interessanti ai fini dell'indagine che al momento vede indagate dodici persone tra cui cinque imprenditori e l'ex direttore di Gepafin Marco Tili. L'elenco però sembra destinato ad allungarsi. Il sostituto procuratore Elisabetta Massini che coordina le indagini infatti non nega la possibilità di nuovi avvisi di garanzia, ma è ovvio che in questo momento la procura mantiene uno stretto riserbo.
Quello che è chiaro è che in questa storia relativa al concordato preventivo per il salumificio qualcuno ha tentato di confondere le carte dietro a una serie di società, alcune probabilmente create pure ad arte, per distogliere i beni legati all'imprenditore Antonio Cassetta dal rischio del fallimento, operazioni che non potevano essere per nulla compiute dal momento che il gruppo Cassetta doveva essere sempre controllato e autorizzato dai due commissari giudiziari nominati dal giudice Paola Vella una volta accettato il concordato preventivo. Per la procura dunque il concordato preventivo non sarebbe altro che una sorta di "bluff' costruito per salvare immobili e beni vari. Tre membri della famiglia Cassetta, tra cui il titolare dell'azienda Antonio, sono tra gli indagati per truffa e violazione della legge fallimentare insieme ad altre nove persone. Le persone al momento raggiunte dagli avvisi di garanzia emessi dalla Massini ricoprono ruoli di prestigio, ci sono cinque imprenditori, un legale, un commercialista, un ex direttore di banca e l'ex direttore di Gepafin.Secondo la procura, la cooperativa "Umbria Tradizioni società cooperativa" formata da alcuni soci e alcuni dipendenti del salumificio, aveva rilevato le attività del gruppo e assunto tutti i debiti nell'ambito del concordato preventivo. Tra i beni sarebbe comparsa pure la casa di via Carducci di Cassetta che era stata messa all'asta e acquistata da una società, la "Umbria Ecologica srl" che però, sempre secondo gli inquirenti, sarebbe stata inattiva e riconducibile allo stesso Cassetta.
Per pagare il milione di euro preteso dal tribunale sarebbe stato acceso un mutuo. In questo ambito sarebbero almeno tre le banche coinvolte e già visitate dagli uomini del dirigente Niglio. L'accordo, a quanto sembra, prevedeva che sarebbe stato Cassetta a pagare le rate, farebbe fede a questa tesi l'acconto di 100 mila euro in assegni poi sequestrati che costituiva la prima rata poi rifiutata dal pool di imprenditori perché emessa da un'altra società creata dallo stesso Cassetta e da alcuni suoi parenti, la "Umbria Tradizioni srl", diversa, quindi, dalla "Umbria Tradizioni società cooperativa" che ingloba tutti i dipendenti ma con un capitale di appena 4 mila e ottocento euro. Su tutti i punti sollevati dalla procura è pronto a dare battaglia l'avvocato Manlio Morcella, che assiste la famiglia Cassetta. Morcella è convinto "dell'assoluta estraneità del gruppo rispetto alle accuse avanzate".
Intanto i lavoratori del salumificio Cassetta, pur garantendo l'attività lavorativa, hanno proclamato lo stato di agitazione a seguito dell'indagine sulle presunte irregolarità nella richiesta di concordato preventivo. Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, insieme alle Rsu dello stabilimento, hanno avuto ieri un incontro con la dirigenza dell'azienda, in seguito al quale è stata indetta un'assemblea di tutti i dipendenti per affrontare - si legge in una nota "quella che sembra l'ennesima crisi aziendale per il territorio temano, nonostante l'azienda stia lavorando a pieno ritmo".
Confidando nel lavoro degli inquirenti e senza dare un giudizio in merito, le organizzazioni sindacali chiedono "che vengano tutelati i lavoratori che da tempo stanno vivendo sulla loro pelle un lungo travaglio societario, in tutte le forme possibili". "A tal proposito conclude la nota - è stato chiesto un incontro urgente con l'associazione industriali di Temi al fine di avviare subito il confronto con l'azienda".
Il Giornale dell'Umbria Martedì 22 Novembre 2011


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