"Cattedrali" abbandonate, non nel deserto ma nel centro della città. Un patrimonio immobiliare da capogiro, non solo in termini economici ma anche di potenziali servizi alla comunità, lasciato praticamente marcire nell'incuria e tra le pieghe della burocrazia. "Cattedrali" che una volta rappresentavano per molti aspetti simboli di Terni, divenute ora ricettacolo d'immondizia e rifugio di sbandati, emblemi di degrado e questioni di ordine e sicurezza pubblica. Basta fare un giretto nel cuore della città per imbattersi, nell'ordine, nell'ex caserma della polizia stradale in viale della Stazione, nell'ex complesso Camuzzi di Piazzale Bosco, nella derelitta piscina dello stadio lungo l'omonimo viale e nell'ex caserma di via del Raggio Vecchio.
Strutture imponenti inserite in scenari "spettrali", così appaiono agli occhi di passanti e residenti. Il contorno è pressoché identico, erba alta, cancelli, inferriate e lucchetti agli ingressi, anche fili spinati sopra le recinzioni, per poi rendersi conto che accedere all'interno è un giochetto, vuoi perché reti e infissi non rappresentano un vero ostacolo, vuoi perché i buchi creati ad arte di certo non mancano.
L'ex caserma della polizia stradale era già stata "ripulita" del rame, ma è nel complesso ex Camuzzi che la sottrazione di rame è avvenuta in maniera scientifica: gli sbandati che l'hanno eletto a dimora hanno scavato vere e proprie "forme" nel terreno per appropiarsi delle conduttore della vecchia rete elettrica. Il complesso ex Camuzzi è immenso, di fatto va dalla stazione al passaggio a livello di Borgo Bovio. Sparsi si notano resti di generi alimentari, confezioni di cibi, lattine, bottiglie e quant'altro. Pochi giorni fa la polizia vi ha fatto irruzione scovandovi due diciottenni con la siringa nelle vene.
"Chissà chi c'è ora lì dentro - afferma un artigiano della zona indicando i grandi immobili che si inoltrano nel giardino -. Qui la polizia passa di continuo, ma l'area è talmente grande da non poter essere controllata, di fatto. Hanno messo lucchetti e catene, saldato i cancelli. ma chi vuole entra, c'è poco da fare. Io sono qui dagli anni settanta, e mi ricordo bene lo splendore di questo complesso. A maggio sono cinque anni che è ridotto così."
Proprio su piazzale Bosco, la rete peraltro è abbattuta. In via Lombardia c'è un garage privato, accanto una grondaia in rame, anzi mezza, il resto se lo sono portato via. L'ex caserma di via del Raggio Vecchio sembra un fortino abbandonato. Era della fabbrica darmi, ora dovrebbe essere del Ministero della Difesa. Anche qui non mancano lucchetti e grate, ma solo affacciandosi si notano le scritte sui muri delle pareti interne. Se non fosse per le voci dei bimbi che giocano sul vicino campo di calcio, l'impressione è quella di una scena da film horror. Mancano solo i "fantasmi" che fanno capolino dai pertugi della costruzione.Infine, la "perla" dell'abbandono: la piscina dello stadio. Pensare che qui, un tempo ormai lontano, si allenava la nazionale di nuoto Usa fa sorridere di rabbia. Da dieci anni uno degli impianti sportivi più belli della città, frequentati da tante generazioni di ternani, si ripiega su se stesso, mattone dopo mattone. Ancora oggi l'area verde sul retro, per quanto lasciata allo stato brado, fa un bell'effetto. La copertura della piscina, quel semiovale che fu simbolo del nuoto ternano, mette i brividi. Tutt'intorno regna il degrado. E pensare che all'interno, per fortuna, non si può accedere.
Stefano Cinaglia
La Nazione Venerdì 11 Novembre 2011

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