I ternani vogliono la riattivazione dell'inceneritore di Maratta o preferiscono la creazione di un polo del riciclo in grado di far passare la nostra raccolta differenziata dal misero 30 per cento a cui si attesta a livelli ben più alti come richiesto dalle direttive europee? É questa la domanda che si stanno ponendo gli esponenti delle tre forze congiunte Sel, Idv e Rifondazione Comunista. Tre forze presenti nella coalizione del governo della città che sulla possibilità del revamping dell'inceneritore da parte dell'Ati 4 (organismo che gestisce l'ambito territoriale equivalente alla provincia di Terni per quanto concerne la catena del riciclo) non ci stanno e puntano i piedi. Tanto da aver attivato una petizione popolare che ha già raccolto il favore di 1500 cittadini e che proseguirà, fino a tutto dicembre, con tre incontri settimanali presso il Foro Boario (mercoledì mattina) e Largo Villa Glori (giovedì e sabato).
"Riattivare l'inceneritore, come ipotizzato dal Piano d'ambito Terni Ena attualmente in fase di discussione - spiega Alessandra Ruffini dell'Idv - significa venir meno agli impegni presi con i cittadini per quanto riguarda l'attivazione di un Polo del riciclo. Per raggiungere l'obiettivo minimo di portare la raccolta differenziata al 65 per cento serve un piano operativo per ridurre i rifiuti alla fonte e non per bruciarli in modo indifferenziato. Noi crediamo che partire dalla coda - aggiunge Fabio Barbini del Sel - non sia la strategia vincente. É vero che la stessa Unione Europea, nel vademecum delle pratiche in materia, introduce l'incenerimento e le discariche ma solo agli ultimi posti dopo le politiche di riduzione e il riutilizzo. Dobbiamo cambiare mentalità se vogliamo fare dei passi avanti"
Ma c'è di più, ed è forse un'altra la motivazione che angustia i sostenitori delle tre forze politiche in gioco che, per altro, si dichiarano al corrente sia di
"un'ipotesi di chiusura dell'inceneritore Acca vicino Roma"che di una  "probabile non attivazione di un secondo inceneritore nel perugino"
"Se si tara un impianto per l'incenerimento dei rifiuti al 70 per cento del totale di spazzatura prodotta in un anno - spiega Alfredo Mosca di Rifondazione Comunista - poi è chiaro che occorra sempre quel quantitativo di spazzatura per farlo funzionare. Se noi sappiamo che ad oggi la raccolta nel nostro comprensorio si aggira intorno al 30 per cento, e quindi tariamo l'apparato per farlo funzionare sul restante, poi cosa potrebbe accadere se si potenziasse la raccolta differenziata e quindi i livelli di spazzatura indifferenziata da bruciare dovessero diminuire?."
Ma a questo punto, ci si interroga, le istituzioni della città (Provincia e Comune) come si professano? Secondo le forze scese in piazza
"non prendono posizioni a favore del polo di riciclo dei rifiuti nonostante sia contenuto nel loro programma. Di incontri, prima di scendere in piazza - spiegano i referenti - ne abbiamo fatti molti. Non ci siamo svegliati una mattina - si lasciano sfuggire - per fare casino senza senso. Noi temiamo per le conseguenze a cui si potrebbe arrivare ed è solo per questo che abbiamo attivato la petizione insieme."
Eleonora Stentella
Corriere dell'Umbria Giovedì 10 Novembre 2011

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