Dieci anni e passa di occasioni perdute rispetto all'obiettivo condiviso da tutti sulla carta di costruire un percorso attrezzato intorno alla cascata delle Marmore per aumentare di uno o due giorni la permanenza dei visitatori altrimenti limitata al classico mordi e fuggi. Creando ricchezza nell'indotto e posti di lavoro. Occasioni vere, ben più consistenti del progetto fortunatamente accantonato di biglietto cumulativo obbligatorio che invece di dirottare i turisti della cascata al museo della città e a Carsulae, come si sarebbe voluto, ne avrebbe probabilmente decimato il numero. Occasioni sprecate da una classe dirigente che a parole dice di credere al turismo poi nei fatti lo mette all'ultimo posto in agenda.
Sono quindici anni che un imprenditore ternano, Sandro Citarei della Ciam, una delle eccellenze umbre in termini di elevatori, si è messo in testa di costruire a sue spese un ascensore panoramico al servizio della cascata. Progetto mozzafiato con la cabina che passa parallela al getto lungo il tracciato di una vecchia condotta forzata della dismessa centrale idroelettrica del Comune di Terni. Collegamento meccanizzato tra il belvedere inferiore e quello superiore. Investimento da 5 milioni di euro da cui la società conta di rientrare attraverso la bigliettazione del servizio. Investimento a costo zero per le casse comunali che permetterebbe di valorizzare l'area e di offrire un servizio aggiuntivo ai turisti, capace magari di farli pernottare un giorno in più. Se ne parla da quindici anni, tra gli applausi dei sindaci Raffaelli prima e Di Girolamo poi che ha inserito l'ascensore panoramico nel suo programma elettorale. Ma i lavori dell'ascensore non partono.
Perché l'area dove dovrebbe sorgere l'ascensore è ancora classificata dall'Autorità di bacino del Lazio a rischio frane: inidonea a collocarci un impianto di risalita. In realtà nel decennio in questione Comune e Regione hanno investito 23 milioni di euro per consolidare il costone di travertino dove dovrebbe sorgere l'impianto.
A marzo 2009 è stata avviata una conferenza dei servizi ad hoc tra Comune, Provincia e Regione. A luglio 2009 l'amministrazione comunale ha chiesto ufficialmente all'Autorità di bacino del Tevere la riclassificazione dell'area a rischio idrogeologico, con la conseguente riduzione del grado di vulnerabilità. Cioè la richiesta di classificare l'area come non più a rischio frane, presupposto per l'autorizzazione all'installazione dell'impianto. Ma il decreto non arriva; sono passati due anni e passa dalla conferenza dei servizi e della riclassificazione dell'area nessuno parla più. Qual è il funzionario che se ne occupa, il dirigente, l'assessore che fa pressing sull'Autorità di bacino? Un'occasione vera di valorizzare a costo zero il sito della Cascata che rischia di svanire nel nulla.
La cascata, il salto più alto d'Europa, bene naturale e insieme opera di bonifica e ingegneria idraulica del tempo dei romani che alimenta una delle centrali idroelettriche più grandi d'Europa. É un bene che starebbe benissimo tra i circa cinquanta siti Unesco italiani, siti patrimonio dell'umanità da difendere e valorizzare. Ma al momento cascata e centrale di Galleto sono fuori. In realtà nel 2001 c'è stata una prima candidatura, avanzata dall'allora sindaco Raffaelli. Il pasticcio lo fece il ministero dei Beni culturali, che è il soggetto deputato ad avanzare le candidature all'Unesco, che unificò due proposte a suo dire complementari: quella ternana che racchiudeva la cascata e Piediluco, e quella dell'Alta Valnerina perugina. Ne nacque una candidatura complessiva, "Luoghi del monachesimo e antiche bonifiche idrogeologiche" che cercava di valorizzare il paesaggio che corre lungo l'asta del fiume Nera, con dentro 15 comuni della Valnerina, da Terni fino a Norcia. Speranze, annunci e proclami. A luglio del 2007 la doccia fredda.
L'agenzia Icomos incaricata dall' Unesco chiese alla cordata dei 15 comuni modifiche e integrazioni al progetto. Troppo lungo il percorso, difficilmente identificabile, con notevoli storture al suo interno, fabbriche e case di discutibile bellezza. In pratica il progetto non era nemmeno arrivato al nucleo di valutazione dell'Unesco. Fermato prima. Bocciatura in piena regola. Il Comune, c'era ancora Raffaelli, fece mea culpa e disse che avrebbe avanzato una seconda candidatura all'Unesco: Cascata e Piediluco stavolta da soli; o cascata, Piediluco e la centrale di Galleto. Promessa fatta anche in più occasioni dal successore Di Girolamo.
Sono passati quattro anni dalla bocciatura e nessuno ha ricandidato la cascata all'Unesco. Quale assessore se ne occupa, quale dirigente, quale funzionario? É nell'agenda del direttore generale Tarquini? O forse sarebbe il caso questa volta, essendo la candidatura Unesco un progetto molto tecnico, che se ne interessasse un consulente vero, ben diverso dai consulenti della pace e dei gemellaggi di triste memoria? L'inserimento di un sito tra i beni Unesco aumenta, lo dicono le statistiche, i turisti dal dieci al quindici per cento, ed è tutto turismo colto che pernotta, apprezza e spende. Stavolta ci vorrebbe veramente un consulente ad hoc.
Trasformare l'ex Snia Viscosa da attuale residuato industriale praticamente attaccato al parcheggio della cascata in un polo dello sport naturale ed estremo che metta a sistema e sfrutti il flusso dei visitatori della cascata, i turisti sportivi che in loco praticano rafting, canoa, arrampicata, cicloturismo, equitazione. In loco significa da Terni fino a Norcia. Un investimento multimilionario; 167 gli occupati diretti tutto l'anno più l'indotto diffuso in tutto il territorio. É un progetto a cui sta lavorando da anni l'architetto Walter Ballarini. Sul progetto, di cui si è parlato molto due anni fa, è caduto praticamente il silenzio. Ballarini non è ancora riuscito a trovare un accordo con la proprietà dell'ex Snia Viscosa e sembra che stia cercando capitali sul mercato estero per finanziare l'operazione. Ma il Comune che c'entra? Anche questo progetto di trasformazione dell'ex Snia Viscosa venne inserito nel programma elettorale del candidato Di Girolamo. Che forse avrebbe potuto, una volta diventato sindaco, aiutare Ballarini nella difficile trattativa con la proprietà. Coinvolgere magari Sviluppumbria e Gepafin nella costruzione dell'architettura finanziaria e nella ricerca di capitali. O no? Tre occasioni di sviluppo perdute nel quindicennio trascorso per valorizzare a costo zero la cascata.
Corriere dell'Umbria Venerdì 25 Novembre 2011

1 commenti

  1. Anonimo  

    28 novembre 2011 17:33

    Certo un bell'ascensore costruito in quel sito è proprio una bella occasione, l'occasione per distruggere tutti i pregevoli ponticelli di servizio alle trincee delle condotte forzate delle prime centrali idroelettriche d'Italia. Proprio un'occasione persa.
    Diciamo pure che sarebbe stato un lucroso affare per l'imprenditore.
    Terni è ancora terra di saccheggio

    Danilo Stentella

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