Anfiteatro inFausto

Manila Cruciani

Manila Cruciani in riferimento all’articolo pubblicato su Terni Mania l’11 gennaio 2012 http://www.ternimania.it/2012/01/la-recessione-non-puo-in-nessun-caso.html scrive:




Ne faccio una questione personale. Sì, perché no? Una foto da bambina mi ritrae in braccio a nonno Guerrino, sotto l'ombra degli alberi che, ai giardini della Passeggiata, raccoglievano i nostri gesti di affetto.

Poco più in là, fuori dall'obiettivo, un anello di pietre color sabbia: l'anfiteatro romano, dove, qualche anno più tardi, avrei assistito ai miei primi cinema d'estate e dove, finalmente, cioè solo alla fine, avrei raccontato un po' della sua storia. Ai turisti, i primi in visita guidata al sistema museale della città di Terni, appena nato; ai miei concittadini, soprattutto a quelli nati da un po', molti dei quali lo conoscevano solo “da fuori” e dentro, prima del recupero, ci avevano “solo” giocato a pallone.

L'anfiteatro di Interamna Nahars tradisce dietro il nome improprio con il quale è conosciuto (Fausto, da Faustus Titius Liberalis, un seviro, cioè un membro del collegio preposto al culto
imperiale, che è il dedicante di una iscrizione, un tempo conservata lì vicino) un destino di semi clandestinità: semi perché, a intermittenza, le luci di potenti riflettori lo sottraggono ad un inconcepibile standby - come osserva Vladimiro - a favore di un incontrollato stand gastronomico - aggiungo io; clandestinità perché, come gli amanti affidano alle tenebre il loro geloso segreto, così quelli che hanno smesso di amare fanno calare il sipario anche su quello che rende comunque memorabile un amore e si convincono di potersi riscattare solo dando una veste di eccezionalità al succedersi dei loro giorni e perfino dei giorni degli altri.

Io credo, invece, che torneremmo tutti ad innamorarci di una città, che, nel quotidiano, esibisse, decorosa e orgogliosa, i suoi gioielli più autentici e restituisse il piacere puro di uno spasso e uno struscio per incontrarsi e trattenersi (anziché intrattenersi), certo non dal ridere ma nemmeno dal piangere.
Insomma, le carrozzelle pe' li bardasci solo a Viale Centurini, please!

Manila Cruciani e Vladimiro Paiella scrivono sul blog
http://terniconcamagica.wordpress.com/

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