"Lo scopo di questa ottimizzazione del portafoglio è quello di ridurre il debito di ThyssenKrupp, migliorare il rating", ha sostenuto il presidente della multinazionale e ha aggiunto che sono ancora in corso
"tutte le tre opzioni per la cessione del ramo: una Ipo (Offerta pubblica iniziale ndr), spin-off o vendita."
Il sindacato è sul piede di guerra, del resto nei giorni scorsi l'importante agenzia inglese Reuters, e la stampa internazionale, avevano ipotizzato una vendita già nel mese di febbraio. Il sito di Terni, secondo queste fonti, sarebbe più appetibile rispetto alla tedesca Nirosta e potrebbe finire a fondi americani, oppure ad una cordata di cui farebbe parte il gruppo Marcegaglia.
Per le organizzazioni sindacali la vendita separata, sarebbe la morte, o quasi, del sito temano. Attualmente Terni fornisce 500 mila tonnellate di semi prodotti agli stabilimenti in Alabama, Messico e Cina, forniture che sarebbero poi messe in discussione. Un crollo di 500 mila tonnellate sarebbe un danno enorme per i livelli occupazionali. Due forni fusori sano troppi e dunque sarebbe sacrificato il forno5 che produce, tra l'altro, acciaio per la Società delle Fucine, la cui sorte sarebbe allora segnata: chiusura, con una perdita di oltre 300 lavoratori oltre all'indotto.
C'è poi il discorso del titanio, con un altissimo valore aggiunto, che con la vendita separata, a soggetti terzi, della tedesca Vdm metterebbe a rischio il reparto temano. Ma sembra che ai fondi americani interessi la parte a freddo, mentre all'altra cordata la parte a caldo. Ma non sarebbe finita qui perché Aspasiel sarebbe messa sul mercato, mentre per il Tubificio si prospetterebbe una fusione con l'ex Zeuna. […]



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