L'intera Filiera commerciale dei Kebab a sostegno della "Hezbollah turca", gruppo eversivo di radicale ispirazione islamica. La Digos ternana, in collaborazione con il servizio centrale antiterrorismo della Direzione centrale polizia di prevenzione, dopo un anno di indagini ha sgominato una ramificata associazione per delinquere, attiva in mezza Italia e con base operativa proprio a Terni, composta da cittadini turchi di etnia curda, operante in ambito nazionale ed internazionale, con la finalità di compiere una serie indefinita di reati tra i quali quello del favoreggiamento dell'ingresso irregolare in Europa di connazionali clandestini, da impiegare e sfruttare nell'ambito del fiorente mercato della ristorazione etnica del circuito dei Kebab.
Il gip Maurizio Santoloci, su richiesta del sostituto procuratore Elisabetta Massini, ha firmato nove provvedimenti di custodia cautelare,sette in carcere e due ai domiciliari. I termini dell'operazione, su scala nazionale, sono stati illustrati dal dirigente della Digos di Terni, Moreno Fernandez, e da Fabio Berrilli, funzionario della Direzione centrale della polizia di prevenzione. I vertici dell'associazione, tutti arrestati, sono turchi […] con precedenti penali per reati commessi in Italia, Europa e Turchia in materia di terrorismo, armi, droga e immigrazione.
Gestivano in diverse regioni esercizi di vendita di Kebab ed avevano regolarizzato la loro posizione in Italia, avendo ottenuto in modo fraudolento il riconoscimento di rifugiati politici o permessi di soggiorno a scopo umanitario. In sostanza l'organizzazione da un lato finanziava il gruppo eversivo con il sistema dei Kebab, dall'altro sfruttava lo stesso circuito per favorire l'immigrazione di soggetti affini al gruppo stesso, "oliando" sia le procedure di riconoscimento dello stato di rifugiati, sia la concessione delle autorizzazioni per l'apertura e la conduzione dei locali commerciali.
"Tale rete commerciale - osservano gli investigatori - si é dimostrata un sistema economico di tipo monopolistico a circuito chiuso, gestita unicamente da soggetti di etnia curda, affini per origini geografiche, ideologie politiche e religiose. L'intera filiera del kebab, dalla lavorazione delle carni, alla distribuzione all'ingrosso, sino alla vendita al minuto, si é palesata funzionale alla raccolta di denaro, una sorta di salvadanaio periodicamente svuotato dai vertici dell'organizzazione, diretto alla Turchia per sostenere la causa curda."

Stefano Cinaglia
La Nazione Mercoledì 22 Febbraio 2012

Cellula terrorista dietro i kebab

Le 9 ordinanze di custodia cautelare, disposte dal gip del tribunale di Temi Maurizio Santoloci contro l'associazione a delinquere composta da turchi, sono arrivate a conclusione di una attività investigativa durata più di un anno. Le laboriose indagini, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Elisabetta Massini, e svolte dalla Digos di concerto con i funzionari del Servizio centrale antiterrorismo della Direzione centrale della polizia di prevenzione, hanno consentito di far emergere una ramificata organizzazione, con base operativa a Temi e riconducibile al gruppo terroristico turco Hezbollah, che favoriva l'ingresso irregolare in Europa di connazionali clandestini, da impiegare e sfruttare nell'ambito del fiorente mercato della ristorazione etnica dei kebab.

Dietro i negozi di kebab alla turca una cellula di Hezbollah, l'organizzazione terrorista filoislamica. L'hanno scoperta gli uomini della Digos dopo un anno di indagini, intercettazioni e pedinamenti. Nove gli arresti eseguiti ieri mattina tra Terni, Roma, Varese, Modena e Milano e 30 le persone indagate a piede libero per gli stessi reati. Decapitata l'associazione per delinquere, una sorta di network europeo che favoriva l'immigrazione dei clandestini in Italia e aveva la sua base a Terni.Nel secondo capoluogo umbro le manette sono scattate ai polsi di 4 curdi che gestivano o lavoravano alle dipendenze dei kebab, aperti in città negli ultimi anni uno dopo l'altro. Abitavano in via Castello e in altre zone del centro dove la polizia ieri è andata a prenderli. I 6 stranieri arrestati sono S.A., 37 anni, FU., 43, VE., 38, M.A., 31, LA., 32, e M.K., 53. In carcere è finita anche una donna italiana, B.S., di 46 anni, consulente di una scuola di formazione professionale romana autorizzata dalla Regione Lazio che avrebbe fornito in cambio di soldi i documenti per l'abilitazione necessaria alla conduzione di esercizi pubblici. Altre due donne ucraine di 30 e 31 anni, M.K. e L.O., sono state invece poste agli arresti domiciliari nelle loro abitazioni di Terni e Milano. Entrambe avrebbero favorito l'immigrazione di palestinesi e soprattutto curdi dall'Anatolia all'Ucraina verso l'Italia. Per molti la mèta finale era la Germania, ma l'organizzazione consigliava comunque di transitare per il Bel Paese perché dicevano tra loro -

"tanto qui i controlli non li fanno. E poi in Italia, come in Turchia, è possibile avere tutto, pagando."
Una regola che era alla base del loro business.
"Non ci sono prove - ha detto Fabio Berrilli, della Direzione centrale della polizia di prevenzione ieri mattina in conferenza stampa - che il gruppo avesse finalità terroristiche."
L'unica cosa certa è che avevano messo in piedi un'organizzazione capillare che offriva pacchetti "all inclusive" ai Curdi che volevano espatriare e trovare un lavoro in Occidente. Una cinquantina i casi finora emersi, ma - come ha ricordato il dirigente della Digos di Terni, Moreno Fernandez -
"il conto è destinato ad allungarsi."

Provvedevano a pagare i trafficanti di essere umani, a procurare i passaporti, i visti d'ingresso e i permessi umanitari per ottenere lo status di rifugiati. Tra gli indagati figurano anche pensionati, impiegati, professionisti, artigiani insospettabili, coinvolti dall'organizzazione per far figurare finte assunzioni e anche matrimoni simulati. Ogni mezzo era considerato lecito pur di ottenere il risultato. L'organizzazione, in cambio di denaro, sapeva come "oliare" la persona giusta per ottenere i permessi mancanti e anche un posto di lavoro.

[]Quarantasette le perquisizioni eseguite ieri mattina in tutta Italia. A Terni come a Como dove un anno e mezzo fa ci fu il primo arresto di un turco, accusato di terrorismo internazionale, e da cui è partita l'indagine che ieri è arrivata a una svolta decisiva. Un medico faceva passare semplici ferite come segni di torture. Era lui il punto di riferimento per certificare le ferite riportate dagli immigrati. Lesioni che spesso venivano spacciate per segni di torture inferte in patria e che giustificano il successivo accoglimento delle domande di asilo politico o, ancora meglio, dei permessi umanitari che non avrebbero precluso in futuro un ritorno in Turchia.
La commissione nazionale che concede l'asilo politico sarebbe stata tratta in inganno ripetutamente da questi finti certificati medici. E così veniva assicurato l'ingresso in Italia anche a persone che in realtà avevano precedenti per terrorismo, traffico internazionale di  prostitute e commercio di armi. Uomini che poi andavano a ingrossare le fila di Hezbollah turco in Italia con obiettivi tutt'altro che chiari e su cui la Digos sta ancora indagando[]

Corriere dell'Umbria Mercoledì 22 Febbraio 2012

 

Sette le regioni d'Italia interessate dall'operazione, che ha portato a nove arresti (sette in carcere e due ai domiciliari), trenta indagati e quarantasette perquisizioni. Impegnate fin dall'alba di ieri le Digos di Terni, Roma, Milano, Como, Bergamo, Trieste, Latina, Viterbo, L'Aquila, Modena e Varese.
Quattro i turchi residenti a Terni finiti in manette, tutti titolari o dipendenti di Kebab della città. Altri due i connazionali arrestati. In cella anche un'italiana di 46 anni, consulente di una scuola di formazione, a Roma, autorizzata dalla Regione Lazio. Per gli inquirenti sarebbe stata lei, dietro pagamento di denaro, a favorire il rilascio agli stranieri delle abilitazioni (vedi i requisiti sanitari) per la conduzione degli esercizi commerciali. La donna per la polizia avrebbe agito con la complicità di funzionari al momento ignoti.
Agli arresti domiciliari, nelle rispettive case di Terni e Milano, due ucraine di 30 e 31 anni che avrebbero gestito l'immigrazione clandestina dei turchi in Italia dall'Ucraina, passando dalla Germania. Denunciato un medico romano che avrebbe stilato falsi certificati attestanti ferite da tortura o simili, utili al riconoscimento nella apposite commissione dello status di rifugiato o all'ottenimento di permessi di soggiorno per motivi umanitari. Indagato anche un avvocato del Foro di Terni per falso ideologico nella procedura di regolarizzazione di un cittadino curdo.
La Nazione Mercoledì 22 Febbraio 2012

Il Credo Religioso che “Giustifica” le morti: Il partito di DIo diventa carnefice

Il Gruppo Terroristico turco Hezbollah (in arabo `Il partito di Dio'), nasce durante gli anni Ottanta. Nonostante, in apparenza, ideologicamente ispirato all'omonimo movimento islamista libanese, l'hezbollah turco nasce e si sviluppa nella regione, a maggioranza curda, di Dyiarbakir come movimento sunnita, al contrario del gruppo attivo nel Libano meridionale che raggruppa individui aderenti al movimento sciita. Secondo quanto riporta la rivista italiana di Intelligence `Gnosis' del Sisde, la denotazione ideologico-religiosa dell'Hezbollah turco sembra rifarsi alle falangi estreme dei Kharigiti, setta islamica risalente al VII secolo, noti per la loro austera interpretazione dell'Islam.
Almeno inizialmente questo movimento ricevette supporto ed addestramento militare dal Pkk anche se, presto, lo sforzo cooperativo si trasformò in rivalità. Lo stesso Hezbollah rivolse accuse a carico del Partito dei Lavoratori del Kurdistan che fu ritenuto responsabile di collaborare con i leader armeni, servire l'ideale comunista e di aver assassinato fratelli musulmani. Tale lotta si protrasse per molti anni causando la morte di alcune centinaia di persone, tra membri del Pkk ed altri gruppi curdi. Hezbollah turco non esitò a ricorrere al crimine per raccogliere le risorse finanziarie necessarie per le sue attività.
Tali azioni, di per sé contrarie ad ogni credo islamico, furono giustificate dall'Hezbollah su basi religiose dal momento che, secondo i leaders del movimento, le vittime furono persone note per comportamenti contrari al credo islamico. Solo nel secondo semestre 1999, più di 200 uomini d'affari curdi furono rapiti. Funzionari governativi turchi hanno affermato di disporre di elementi che confermerebbero il supporto delle autorità iraniane al gruppo, in forma di addestramento militare.

La Nazione Mercoledì 22 Febbraio 2012

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