Città Giardino come Montmartre, con qualche piccola differenza. Tanto per cominciare, il celebre quartiere artistico parigino si sviluppa alla destra de La Senna, mentre per il nuovo "quartiere creativo" di Terni è disponibile la parte a sinistra del Nera. Alla fine, però, la " mission" è più o meno simile: concentrare la spinta artistica di una città in luogo ampio di creazione, confronto e convivenza. Sul tipo di soggetto artistico o culturale, invece, le differenze forse sono destinate ad accentuarsi. La scorsa settimana la Giunta comunale ha dato il via libera a un progetto proposto dalla società Indisciplinarte di Linda Di Pietro (è la stessa società che si trova associata all'Actl e a Civita Servizi nella gestione dei servizi museali cittadini, il Caos) e dall'Associazione dei Giovani architetti di Terni il cui presidente, Alessandro Almadori, è anche presidente dell'azienda unica regionale per l'edilizia residenziale pubblica (Ater). Al connubio partecipa pure l'agenzia di comunicazione Molly&Partenrs, e il progetto di "Città Giardino. Quartiere creativo" è supervisionato dalla Presidenza del corso di laurea in Scienze sociali per lo sviluppo e la cooperazione. Per capire in cosa consiste questo progetto è consigliabile leggere la delibera di Giunta numero 16 dello scorso 24 gennaio reperibile sul sito internet del Comune (www.comune.terni.it). Perché l'abbondanza di espressioni generiche e vaghe come, ad esempio,
"la volontà dell'amministrazione di sperimentare nuovi percorsi partecipativi ed inclusivi delle varie espressioni della società civile nelle dinamiche urbane"
rendono inafferrabile l'essenza concreta dei destini che attendo il quartiere Liberty di Terni. Per certo si sa che il progetto "Città Giardino Quartiere creativo" ha per obiettivi quello di fare qualcosa in modo tale che le attività creative di Terni su trasferiscano a sinistra del Nera, tra il Caos e il futuro ponte pedonale che scenderà da Corso del Popolo; quello di rivitalizzare Città Giardino attraverso animazioni culturali e "creazioni di percorsi di riscoperta"; quello di rivitalizzare il quartiere sotto il profilo architettonico, sociale e culturale, "compreso il recupero delle competenze artigiane presenti."
Se questi sono gli obiettivi chiari, le linee di intervento, almeno sulla carta, sfuggono nella loro tangibilità e nei relativi costi di realizzazione e di gestione. Si parla genericamente di "procedure di analisi delle dinamiche urbane attraverso percorsi innovativi, articolati e multidisciplinari, fortemente imperniati sulla componente partecipativa e processuale."
Qualche dubbio, viene. Ma forse è solo l'evoluzione linguistica del Barboncino rosso della cracking-art allegramente cavalcato nell'ultima festa di Capodanno.
La Nazione Mercoledì 1° Febbraio 2012

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