Chi è il nuovo gruppo proprietario di Ast? Outokumpu è un gruppo industriale finlandese, con sede a Espoo, che opera nella produzione di acciaio inossidabile. Ha tre grandi siti di produzione ubicati in Gran Bretagna, a Sheffield, Stocksbridge e Blackburn. L'azienda impiega circa ottomila dipendenti in trena nazioni diverse. Per decenni, Outokumpu è stata conosciuta come una società mineraria e metallurgica, ma oggi la sua unica attività mineraria è quella di Kemi.
Nel 1992 la British Steel Stainless si fuse con l'azienda svedese Avesta, formando la Avesta Sheffield, che a sua volta, nel 2001 si fuse con Outokumpu, dando così vita al terzo produttore mondiale di acciaio inossidabile del tempo. La nuova società faceva capo al Corus Group, investitore istituzionale svedese, e alla società finlandese Outokumpu. La nuova società venne denominata AvestaPolarit e la sede fu fissata a Stoccolma.
Nel 2004 Outokumpu rilevò la totalità delle azioni da Corus, divenendo così l'unica proprietaria della AvestaPolarit, che divenne quindi una sussidiaria del gruppo Outokumpu. Dopo queste operazioni finanziarie le azioni vennero ritirate dalla quotazione presso le borse di Helsinki e Stoccolma, ed oggi esiste soltanto una società denominata Outokumpu con sede a Espoo. Alla fine del 2001, Outokumpu Technology ha acquisito la Lurgi Ag. Nell'aprile del 2008 ha quindi acquisito il principale centro di distribuzione di acciaio inossidabile italiano, entrando così anche in Italia nella distribuzione finale. Secondo le strategie industriali del colosso finlandese, Ast potrebbbe essere il centro di produzione dell'inossidabile per l'area dell'Europa meridionale.

É chiaro che la situazione presenti ancora molte incognite, ma la chiusura degli stabilimenti tedeschi di Bochum e Krefeld (per cui in Germania i lavoratori sono scesi in piazza) sembrerebbe delineare la strategicità del polo industriale temano. Decisivo a questo punto diventa l'incontro di domani a Roma tra le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici e Ralph Labonte, capo del personale della Thyssenkrupp. In quella sede si conoscerà il reale destino del polo integrato di viale Brin che occupa circa 3200 addetti diretti e circa il doppio nell'indotto.

"Dobbiamo essere estremamente cauti nel valutare l'annuncio di vendita dell'Inoxum da parte della ThyssenKrupp, anche se non possiamo non rilevare che Outokumpu sia un partner affidabile"
a dirlo é il segretario provinciale dell'Ugl dei metalmeccanici Daniele Francescangeli, commentando l'annuncio fatto ieri dalle due multinazionali.
"É importante il fatto che questo gruppo - dice Francescangeli riferendosi alla società finlandese faccia inossidabile proprio come la Thyssen. Non si tratta di fondi americani o di piccole cordate e questo dà ragione anche agli investimenti fatti negli anni sul sito ternano, pure in termini di tecnologia, sul quale non si é mai smesso di credere."
Ora però, secondo Francescangeli,
"i sindacati ternani devono tornare a essere primi attori, alzare la voce in modo univoco e chiedere al Governo e alla nuova dirigenza un incontro per sapere quali saranno le prospettive strategiche."
per il consigliere regionale del Pdl, Raffaele Nevi,
"l'acquisto da parte dei finlandesi di Outokumpu del ramo inossidabile della ThyssenKrupp, e quindi anche della Acciaierie di Terni, è certamente una notizia nuova che cambia il quadro di riferimento che si aveva fino a ieri. E altrettanto certo - continua - che la multinazionale finlandese è un player di assoluto rilievo. Ora però si tratta di capire bene la portata della intera operazione per poi dare un giudizio definitivo rispetto agli obiettivi e allo sviluppo del sito ternano. Alla luce di questa notizia è ancora più importante che la presidente della Regione, Catiuscia Marini, chieda al Governo di interessarsi immediatamente della questione e capire bene il significato di questa operazione. Questa è la richiesta che formulo ufficialmente, dopo averlo fatto anche di persona, alla governatrice."
Nei giorni scorsi la presidente Marini aveva scritto una lettera al premier Mario Monti chiedendo appunto l'apertura di un tavolo di confronto, sollecitata da mesi, sulla questione dell'Ast.
La Nazione Mercoledì 1° Febbraio 2012

 

L'acciaio ternano passa di mano, dalla tedesca ThyssenKrupp che lo aveva rilevato nel 1994, ai finlandesi del colosso Outokumpu. La Thyssen, confermando le voci degli ultimi giorni, annuncia di aver raggiunto un accordo di massima per la cessione della controllata Inoxum (creata appositamente per l'operazione di scorporo dell'inossidabile e di cui fa parte la Acciai specialiTerni) a un prezzo di 2,7 miliardi di euro. Prima considerazione, anche positiva: Ast finisce nelle mani di un gruppo industriale leader nel mondo e non in quelle del fondo americano, la cui vocazione era ovviamente prettamente finanziaria.

Con l'acquisto di Inoxum, Outokumpu diventa il nuovo numero uno mondiale dell'inossidabile con un fatturato annuale di circa dieci miliardi di euro e una quota che gira intorno al 50% del mercato europeo. La transazione, che deve essere ancora definitivamente approvata dai board dei due gruppi e dalle autorità regolamentari, prevede che ThyssenKrupp mantenga una quota di minoranza del 29,9% e il trasferimento delle passività pensionistiche e finanziarie della società a Outokumpu. Del resto erano state proprio le passività finanziarie a spingere i tedeschi verso lo spin-off dell'inossidabile. Al via libera dell'operazione ha fatto seguito anche un accordo con i sindacati tedeschi: tutti i siti produttivi in Germania resteranno attivi fino al 2015, l'impianto di Krefeld verrà gradualmente chiuso entro la fine del 2015 mentre quello di Bochum resterà in produzione fino alla fine del 2016. Nessuna menzione, nel comunicato che sancisce la vendita, per gli impianti italiani, quindi ternani, e del resto del mondo e qui cominciano le dolenti note, o potenziali tali.

"Perché l'accordo preliminare solo con il sindacato tedesco?" , lo chiede il segretario nazionale Fim-Cisl Marco Bentivogli. "Va apprezzato il fatto - continua - che il nuovo acquirente Outokumpu sia un soggetto industriale, ciò evita il frequente destino di realtà industriali sotto la pericolosa governance di spregiudicati fondi private equity."
Bentivogli giudica però negativamente che, a tre giorni dall'incontro (previsto il due febbraio) con il sindacato italiano della ThyssenKrupp-Ast, si apprenda
"per l'ennesima volta di un accordo preliminare previsto con il solo sindacato tedesco della Ig Metall"
, come peraltro già avvenuto nella scorsa primavera in occasione dell'annuncio dello scorporo. Per questo la Fim Cisl chiede al ministero dello Sviluppo economico di aprire un tavolo di confronto con tutti i soggetti interessati e rinnova l'appello all'Ig Metall
"ad affrontare la vertenza e gli eventuali accordi che interessano più paesi in Europa, con una più stretta cooperazione con tutte le organizzazioni sindacali metalmeccaniche coinvolte nel processo."
Infine viene chiesto alla ThyssenKrupp di “responsabilizzarsi rispetto al coinvolgimento di Governo e sindacato italiano."
"La scelta di vendere a Outokumpu non può che essere considerata, in linea di massima, positiva"
così il segretario della Fiom Cgil di Terni, Attilio Romanelli.
"Un gruppo industriale come questo prosegue - ha un profilo importante soprattutto in termini di prospettive ed é difficilmente improntato alla speculazione, a differenza dei fondi di investimento americani di cui si é parlato nei giorni scorsi."
Il fatto, poi, che nel comunicato che annuncia il raggiungimento dell'accordo non si parli del sito ternano è, secondo Romanelli, "una cosa di non poco conto".
"Non si sono dimenticati di noi - conclude - semplicemente ci dicono implicitamente che tengono alla conservazione del sito italiano, considerato strategico."
Non è proprio dello stesso avviso Gioacchino Olimpieri, segretario provinciale della Fismic:
"Il fatto è che non solo non sono citati gli impianti di Terni, ma anche quelli in Brasile, Messico, Cina e Sati Uniti. Quindi che vuol dire? Che il riassetto non riguarderà nessuno di questi stabilimenti? Mi pare improbabile."
E per saperne di più arriva a puntino l'incontro, che era già stato fissato, trai sindacati nazionali e locali dei metalmeccanici e il capo del personale di ThyssenKrupp, Ralph Labonte. Il faccia a faccia si svolgerà domani in un albergo della Capitale.
"Ci sono ancora tante cose da chiarire - aggiunge Olimpieri - perché al sindacato tedesco è già stato presentato il board di Outokumpu e a noi no?.E il Governo italiano che sta facendo?"
Corriere dell'Umbria Mercoledì 1° Febbraio 2012

Inoxum, la nuova società dell'acciaio inossidabile scorporata dalla casa madre, ThyssenKrupp, sarà acquisita, per poco più del 70%, dalla finlandese Outokumpu, mentre la quota di minoranza resterà nelle mani della multinazionale tedesca. L'affare comporta per le casse della società guidata da Heinrich Hiesinger un introito di 2,7 miliardi di euro, una vera boccata di ossigeno, necessaria a ripianare lo spaventoso debito accumulato per gli investimenti negli Stati Uniti (Alabama) e Brasile, che hanno messo in ginocchio i conti economici.

L'accordo di principio per la cessione è stato raggiunto tra i manager tedeschi, finlandesi e Ig Metall, il potente sindacato tedesco che ha fatto fuoco e fiamme per cercare di salvaguardare il futuro dei siti di Bochum e Krefeld, ed è stato approvato dal consiglio di amministrazione della ThyssenKrupp Ag. La settimana scorsa è stata una settimana di passione, con le tute blu alemanne che sono scese in piazza a sostegno del loro posto di lavoro, una battaglia che non sembra sia stata vinta. Entro il 2013 dovrebbe chiudere la linea a caldo di Krefeld, mentre entro il 2016 si spegneranno i forni fusori di Bochum.

L'accordo esclude licenziamenti forzati fino alla fine del 2015 e tutti i siti di produzione tedesca di Inoxum saranno conservati senza restrizione, fino a quella data.
Insomma, al tirare delle somme, non sembra che il management tedesco abbia effettuato vendite del gruppo a più acquirenti e tramonta l'ipotesi dei fondi americani dell'Apollo, che non aveva fatto dormire sonni tranquilli alle forze politiche e sociali locali. Uno spacchettamento avrebbe comportato la perdita immediata di importanti forniture a Messico, Alabama, Cina, per un totale di 500 mila tonnellate che avrebbero penalizzato le produzioni del sito temano, attestatasi su 1,2 milioni di tonnellate, ben al di sotto delle capacità produttive.
Il taglio non avrebbe consentito di far funzionare i due forni elettrici dell'acciaieria, anzi sarebbe stato spento il forno 5 che produce, tra l'altro, acciaio per la società delle Fucine. L'approvvigionamento per i fucinati avrebbe comportato il licenziamento di oltre 300 lavoratori sociali senza considerare quelli dell'indotto. Ma non finisce qui. La vendita separata, a soggetti terzi, della tedesca Vdm, avrebbe messo a rischio la produzione del titanio, sviluppata nel sito di viale Brin, come conto lavorazione a nome e per conto della stessa Vdm. Il reparto conta un centinaio di persone e consente guadagni significativi per l'alto valore aggiunto. Ma la vicenda sembra avere un lieto fine e risvolti positivi per Terni. Con il ridimensionamento della Germania, la nuova società Inoxum-Outokumpu, che diventerebbe la più grossa produttrice di acciaio inox del mondo, avrebbe soltanto due punti fusori, in Italia e in Finlandia, in attesa che inizi definitivamente la marcia dell'acciaieria in Alabama, prevista nel 2016. Il sito temano dovrebbe quindi continuare a fornire semi lavorati agli stabilimenti in Cina, Messico e Stati Uniti a cui si aggiungerebbe la Germania. Insomma dai forni elettrici di viale Brin potrebbero essere colate 1,5-1,6 milioni di tonnellate di acciaio che gli impianti sono in grado di produrre, e a salvaguardare posti di lavoro.
Gli investimenti effettuati negli anni passati dall'amministratore delegato Harald Espenhahn, hanno consentito allo stabilimento temano di essere un gioiellino e di competere, ad armi pari, con l'agguerrita concorrenza globale. Espenhahn ha puntato a rimodernare gli impianti, ha investito milioni di euro per migliorare i posti di lavoro, ha puntato sui corsi di formazione per aggiornare le tute blu, un impegno che oggi è da tutti riconosciuto ed apprezzato. Restano da capire le intenzioni dei finlandesi, a quali manager affidare il futuro di Terni, ma ci sarà tempo per eventuali decisioni. L'accordo di cui l'azienda tedesca ha dato notizia, ancora non è conosciuto nei minimi dettagli né dalle istituzioni né dalle segreterie sindacali. E così domani è previsto l'arrivo a Roma di Ralph Labonte, il capo del personale del gruppo ThyssenKrupp, che incontrerà in un hotel del centro i sindacalisti di Fim-Fiom-Uilm-Fismic-Ugl per spiegare l'accordo raggiunto con Outokumpu, eliminando, si spera, qualsiasi dubbio.

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Corriere dell'Umbria Mercoledì 1° Febbraio 2012

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