Ufficializzati ieri presso i locali della basilica di San Valentino i rinvenimenti degli scavi archeologici effettuati prima della riqualificazione dell'ex-convento, oggi sede della facoltà di Scienze Politiche. Era il 1997 quando, in vista della ristrutturazione dello stabile adiacente alla chiesa, degli archeologi appartenenti al gruppo di ricerca di Don Geinini eseguirono delle indagini nei sotterranei della struttura.
"La necropoli di San Valentino tra 'pagani' e cristiani"

, il titolo dell' importante appuntamento culturale: e proprio di tombe e resti funerari del periodo a cavallo fra epoca romana e cristiana ieri sono state mostrate le immagini, descritte da Claudia Giontella, archeologa e docente di Civiltà dell' Italia pre-romana presso l'Università di Macerata.
Un lavoro che si rivelò necessario, allora, in vista della ristrutturazione, e che portò alla luce un sito cimiteriale di circa cinquanta tombe. Il rinvenimento più antico è quello di una tomba circolare che ospitava un'urna cineraria; molte di più le tombe alla cappuccina, di varie tipologie: le più semplici composte da una serie di tegole sul lato superiore che coprivano il defunto, quelle più elaborate che prevedevano anche un fondo, sempre in tegole, oltre al "tetto" da cui venivano chiuse, o ancora vere e proprie strutture su due livelli, in grado di ospitare anche due persone presumibilmente legate da vincoli di parentela. Adulti e bambini di circa 4-5 anni di età sepolti alla stessa maniera; non identificabili però sesso, ceto sociale o datazione dei reperti, a causa dei pochi oggetti ritrovati nelle tombe e per l'impossibilità di svolgere analisi osteologiche dato il loro elevato costo e la mancanza di fondi.

All'evento erano presenti Maria Cristina De Angelis della Soprintendenza dei beni archeologici dell'Umbria e don Claudio Bosi dell'Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Terni-Narni-Amelia. Fondamentale è stato durante tutti i lavori il contributo della Fondazione Carit, ieri rappresentata da Mario Fornaci; e necessaria è da oggi in poi, invece, come sottolineato anche dai ricercatori e dai cittadini presenti, una più forte presenza delle autorità civili e delle istituzioni per la valorizzazione dei reperti e per la ricerca di spazi adibiti a museo. Ad eccezione di un'antica fiala in vetro ritrovata in una delle tombe ed esposta al museo del Caos, tutti i materiali sono oggi archiviati nei magazzini della Soprintendenza. Urgono locali adeguati e una maggiore diffusione e promozione delle ricchezze culturali che il sottosuolo ci ha restituito, per poter finalmente dare a Terni il valore immenso delle proprie radici storiche.

Corriere dell'Umbria Sabato 25 Febbraio 2012

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