Aggiornamento del 28 Agosto: il sondaggio con il quale chiedevamo ai nostri utenti se avrebbero preferito vedere in futuro Terni nel Lazio o in Umbria, si è chiuso con oltre 170 interventi che hanno sancito in definitiva una sostanziale parità.

Come vedete qui sotto per strettissima distanza, 4 voti per un 51% contro il 49%, prevale fra i nostri lettori chi preferirebbe vedere Terni nel Lazio.




"Volete che il territorio del Comune di Terni sia separato dalla Regione Umbria per entrare a, far parte integrante della Regione Lazio, ai sensi dell'art. 132 della Costituzione della Repubblica Italiana?."
É questa la domanda a cui saranno chiamati tra qualche tempo a rispondere i cittadini ternani se verrà ammesso il referendum consultivo. Da questa mattina si potrà firmare in Comune per chiedere l'indizione del referendum. La macchina è stata fatta partire da un comitato ad hoc composto all'inizio da tre persone: il giornalista Andrea Liberati, oggi presidente della sezione ternana di Italia nostra, l'avvocato civilista Marco Sansoni e il medico Francesco Bressi. La procedura è complicatissima. Per il momento l'obiettivo, da oggi al 15 settembre è quello di raccogliere le 2500 firme necessarie all'indizione del referendum consultivo, previsto dalla Costituzione ma anche dallo statuto del Comune di Terni. Altro requisito posto dalla legge nazionale è che il Comune che vuole unirsi a, un'altra regione sia con quest'ultima, confinante. E Terni confina con il Lazio, per la precisione con Rieti, attraverso Marmore e Piediluco. Terni vuole ripercorrere all'inverso l'esperienza referendaria di qualche anno fa fatta dal Comune di Leonessa: che di contro voleva lasciare il Lazio per venire in Umbria. Il referendum venne indetto; i leonessani si espressero, ma alla fine la proposta non passò.
"Ci ha colpito nell'orgoglio, dichiara Andrea Liberati l'ultima uscita della governatrice Marini che ha detto che la sede della nuova Asl 2 deve stare a Foligno. Questa, è la prova che non c'è nessuna volontà, politica di riequilibrare l'Umbria in due province territorialmente e demograficamente equivalenti. Meglio andare con Roma."
Stanno nel modulo le ragioni per cui i ternani sono invitati a fumare per l'indizione del referendum:
"Per la salvaguardia della salute -no all'incenerimento dei rifiuti a Terni, previsto dal Piano regionale e dal Piano d'Ambito Ati 4, nonostante la pesante situazione ambientale nella conca ternana; contro il graduale depotenziamento dell'Ospedale -il Santa Maria è il più vecchio della regione a fronte di un piano di edilizia ospedaliera che ha rinnovato la quasi totalità delle strutture in Umbria: contro la soppressione della Asl 4 con l'accorpamento in quella di Foligno; per la difesa del polo universitario in via di smantellamento, nonostante ingenti investimenti costati moltissimi sacrifici, mentre si accentrano 18 dipartimenti a Perugia, zero a Terni."
E infine
"per evitare la doppia imposizione fiscale ancora in vigore con la TassaTevere-Nera a carico solo dei Ternani, non dei Perugini".
Il gruppo Facebook "Terni verso Roma" forse preso in contropiede dal comitato che avviando la macchina, del referendum consultivo ha deciso di fare le cose sul serio ricorda la primogenitura:
"Esattamente 10 mesi fa - si legge - un gruppo di cittadini autenticamente eterogeneo e mosso dal solo desiderio di stimolare il risveglio identitario della nostra città, piegata a logiche e dinamiche politiche spesso avulse persino dal territorio provinciale, dopo aver a lungo dibattuto in internet si ritrovavano nella sala rossa di Palazzo Gazzoli per lanciare un allarme e al contempo tracciare una via: Terni Verso Roma ". Le ragioni del sognato addio all'Umbria sono le stesse di un anno fa: "Il dramma sta nella pluriennale assenza di una visione territoriale ampia, libera da condizionamenti, diktat e incasellamenti politici disegnati a tavolino che ha impedito alla città di Temi di sviluppare relazioni sociali, economiche e culturali al di fuori del rapporto privilegiato con Perugia che, a ben vedere, di privilegi ne ha portati soltanto a pochissimi intimi"
Corriere dell'Umbria Mercoledì 18 Luglio 2012
Da oggi e fino al 15 settembre, anche negli uffici della segreteria generale del Comune, al secondo e al terzo piano di Palazzo Spada, sarà possibile firmare per il referendum consultivo finalizzato al distacco del Comune di Terni dalla Regione Umbria e per l'aggregazione alla Regione Lazio. Il referendum, "ai sensi dell'articolo 132 della Costituzione e dell'articolo 11 dello Statuto comunale", è promosso dal Comitato "Terni con Perugia o con Roma? Referendum."I cittadini interessati possono sottoscrivere la proposta di referendum dal lunedì al venerdì 10 alle 12 e i martedì e giovedì dalle 15 alle 17.
"Il Comitato - spiega il presidente, Andrea Liberati - tenta di dare una risposta definitiva a un sentimento diffuso in città. Terni è indebolita dalle politiche perseguite, in un grande arco di tempo, dalla Regione Umbria. Basti pensare all'aver lungamente insistito nel fare della Conca, polo di incenerimento rifiuti regionale per poi lasciare, dall'altra parte, l'Ospedale cittadino in condizioni che del tutto inaccettabili, tentando pure di portare via la Asl a Foligno. La vicenda della possibile soppressione della Provincia è dunque solo l'ultima goccia rispetto a una marginalizzazione ultradecennale."
"Terni - continua il Comitato - è tuttora trattata da parente povera di Perugia, nonostante, con le sole Acciaierie, la città contribuisca al 25% del Pil dell'Umbria."
Nel mirino del Comitato, la ripartizione della spesa regionale tra le province e il depauperamento dell'Università, con il rischio di perdere Scienze Politiche, la mancata apertura di Biotecnologie, senza dimenticare altre Facoltà già perdute. Per il Comitato la scelta di guardare a Roma è doverosa anche per l'interlocuzione politica diretta con la Capitale di cui potrà avvantaggiarsi il polo industriale locale. L'obiettivo è raccogliere 2.500 sottoscrizioni in due mesi. Banchetti anche a Largo Villa Glori il venerdì e sabato
La Nazione Mercoledì 18 Luglio 2012

2 commenti

  1. Sandro Savoldelli  

    19 luglio 2012 18:43

    Sono mesi ormai che sto postando il medesimo parere, l'ultimo su Terni Magazine, stranamente non pubblicato.
    Tutti i fatti citati dal Comitato che ha indetto il referendum sono veri ma sono solo l'ultimo pezzo di un disgraziato percorso ormai decennale di baricentrismo alla perugina. Ma non vorrei parlare di Perugia, che ci è estranea per origini, tradizioni e tessuto economico, direi che la scelta di passare al Lazio è lo sbocco naturale di una città ex-industriale, oggi faticosamente alla ricerca di una nuova identità, ma che è riuscita a creare dal nulla diverse buone esperienze nel terziario e non solo. E' anche un passo avanti verso l'Italia del futuro, dove le piccole regioni non avranno più spazio e dove le città metropolitane saranno il volano della crescita.
    Il Lazio e Roma in particolare, sono tra l'altro molto più attente alla decentralizzazione di servizi e alle peculiarità dei diversi territori. Basti pensare a quello che hanno avuto Viterbo, Cassino, la stessa Rieti. Rieti che perderà la sua provincia, allora perché non pensare a una provincia dell'Alto Lazio che veda insieme Viterbo, Rieti e Terni ? E' una bestemmia ? Non credo, Terni avrebbe tutto da guadagnarci vista il livello più elevato dei servizi, in primis quelli sanitari, potrebbe giocare un ruolo di riferimento per questa nuova entità geografica.
    Non c'è dubbio, non perdiamo tempo, diamo una svolta alla nostra piccola storia per farla di nuovo diventare grande.
    Verso Roma, senza rimpianti.

  2. Anonimo  

    24 luglio 2012 11:11

    E perchè non creare una provincia veramente umbra (in senso storico antico) comprendente Terni, Spoleto, Foligno, Norcia e Rieti, affidando Viterbo l'etrusca a Perugia? Lasciamo ai romani i loro debiti per la malagestione sanitaria, salviamo il nostro precario nosocomio S. Maria e conquistiamoci finalmente un territorio omogeneo che faccia della potenza delle acque, della specializzazione tecnologica, dei piccoli ed antichi borghi un generatore di benessere diffuso: industria e turismo possono coesistere. A Terni spetta dimostrarlo.

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