Una vera doccia fredda quella annunciata ieri mattina dai finlandesi di Outokumpu che, per rientrare nei parametri previsti dall'Antitrust dell'Unione europea, hanno annunciato la cessione dello stabilimento di acciaio inossidabile di Inoxum di Temi. Se cosi non fosse, come spiegato dall'Ad del sito ternano Marco Pucci, si verrebbero a costituire tre colossi dell'acciaio in Europa mentre l'Antitrust ne prevede quattro. Sei mesi di tempo dunque per trovare un compratore e alla porta si potrebbero ripresentare alcune cordate italiane o altri acquirenti stranieri come i coreani di Posco.

Subito dopo la diffusione della notizia la presidente Marini ha chiesto la convocazione del tavolo nazionale da parte del governo mentre Polli e Di Girolamo giovedì incontreranno il ministro Passera.

Cambiano nuovamente le carte in tavola sull'acquisizione di Inoxutn da parte di Outokumpu. La società finlandese, guidata dal Ceo Mika Seitovirta, il 20 settembre aveva presentato, alla commissione antitrust dell'Unione Europea, una proposta che prevedeva la cessione di Avesta, mentre Inoxum proponeva il trasferimento, in Svezia, di due impianti significativi della parte a freddo dello stabilimento di Terni, ma le cessioni delle produzioni a caldo e a freddo non potrebbero essere sufficienti per permettere l'approvazione di acquisizione e Outokumpu sta sottoponendo una proposta correttiva alternativa, secondo la quale lo stabilimento di acciaio inossidabile di Inoxum a Terni sarebbe ceduto.
Il correttivo proposto non riguarda tagli al personale o la chiusura dello stabilimento di Terni. L'elemento chiave è la cessione di queste attività a un compratore che continui le stesse, contribuendo alla concorrenza sul mercato europeo. Marco Pucci, l'amministratore delegato di ThyssenKrupp Acciai speciali Terni, ieri mattina, di buon'ora, ha informato i dirigenti e i quadri del gruppo. poi si è incontrato con i segretari di Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl e successivamente ha convocato una conferenza stampa.

"La Commissione europea prevede quattro gruppi produttori di acciaio inox, ma con l'acquisizione di Inoxum da parte di Outokumpu, diventano tre", ha sostenuto Pucci.

Per superare le forche caudine dell'antitrust, il gruppo finlandese ha fatto due proposte: la cessione di Avesta oppure la vendita del gruppo Terni, un nuovo quarto soggetto che deve essere concorrente agli altri. Entro il 16 novembre è attesa la sentenza di Bruxelles.

"La Commissione europea dovrà dire e decidere chi è l'eventuale miglior partner per Terni, che dovrà essere venduto da Outokumpu entro sei mesi; se non sarà in grado, spetterà all'Unione europea trovare l'acquirente che dovrà essere il migliore dal punto di vista industriale", ha detto Pucci.

Acquirenti che non potranno essere europei, che andranno ricercati in America e in Asia. Ed ecco rispuntare lo spettro dei fondi americani, evitati alcuni mesi fa, che oggi ritornano in auge.

"Ci dispiace essere stati messi nella posizione di dover presentare questo correttivo, in quanto apprezziamo enormemente le competenze e le conoscenze del team Ast e la posizione di Temi quale tassello costruttivo chiave del piano industriale per la nuova Outokumpu", ha affermato Mika Seitovirta. "L'importanza strategica e il nostro impegno nei confronti della transazione Inoxum restano invariati, nonostante le nuove richieste della Commissione europea. Siamo fiduciosi di trovare una soluzione che ci permetterà di proseguire con la transazione. Stimiamo che dalla transazione Inoxum risulteranno risparmi annuali da sinergie per circa 200 milioni di euro nonostante il correttivo proposto ".

Per Terni si apre una nuova fase, tutta in salita e da costruire. Con la nuova proposta finlandese, presentata alla commissione antitrust dell'Unione europea, non subirà la perdita delle significative linee della parte a freddo, eventualmente da trasferire in Svezia, e si rafforzerà con tre nuovi centri di servizio sparsi in Europa di proprietà di Espoo. Terni è un gioiellino, può competere a livello globale con l'agguerrita concorrenza perché negli ultimi anni sono stati effettuati investimenti nella parte a freddo per 500 milioni di euro. Seitovirta era orgoglioso di puntare su viale Brin. Ne era rimasto entusiasta, sia per gli impianti sia per l'alto grado di specializzazione delle maestranze. Ma inutile nasconderlo.

La difficile partita è stata appannaggio delle lobby europee che hanno cercato di mettere ko l'acciaio umbro e penalizzare un'intera regione, l'Umbria, annunciando a 360° l'inaffidabilità degli italiani. Hanno vinto i Land, la cancelleria e Ig Metall, il potente sindacato tedesco. Per l'altra partita. che si annuncia ancora più spigolosa, occorre investire della questione Mario Monti, senza altre chiacchiere da bar dello sport. Ad Outokumpu dispiace dover rinunciare a viale Brin, ma ora diventa urgente mettere mano al patto di territorio che prevedeva, tra l'altro, la realizzazione delle infrastrutture come il completamento della superstrada Orte-Civitavecchia, il raddoppio della ferrovia, ed ottenere sconti sulle tariffe elettriche. Il Paese paga le bollette energetiche il 30% in più della media dei Paesi dell'Unione europea, un'anomalia che non aiuta il sistema delle imprese

“La cessione delle acciaierie di Terni - se confermata - surclassa per gravità la crisi dell'Uva di Taranto e dovrà essere affrontata dal premier Monti come una delle priorità del Governo. L'Idv chiama a raccolta le forze politiche locali per una mobilitazione che dia il senso e la misura dell'estrema gravità di quanto accade ".

Paolo Brutti, segretario regionale Idv, dipinge a tinte fosche il futuro del polo temano in assenza di risposte adeguate.

"Un rischio di una lenta dismissione a colpi di smembramenti è altissimo. Il peso e l'autorevolezza della Germania si fanno sentire a tal punto da spingere il colosso finlandese Outokumpu a cedere Terni lasciando in piedi segmenti di produzione tedesca assai meno strategici".

Corriere dell'Umbria Martedì 2 Ottobre 2012

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