Il corso di laurea di economia, aziendale dal prossimo anno si trasferirà nell'ex convento di San Valentino in sostituzione di Scienze politiche che con questo anno di corso in scadenza chiuderà definitivamente i battenti. Quasi sei milioni di euro d'investimenti spesi dal Comune in poco meno di vent'anni a Collescipoli, in palazzi di proprietà comunale ridestinati a sedi universitarie, per fare dell'antico borgo uno dei poli dell'università multicampus, rischiano di essere gettati al vento. Che cosa si farà di Palazzo Catucci, costato al Comune 3,5 milioni, del chiostro di Santa Cecilia, costato sempre al Comune 1,5 milioni, oppure del prefabbricato dell'aula, centomila euro spesi questa volta dalla fondazione Carit, non è dato sapere. Più tutte le spese per l'abbellimento e per la riqualificazione del borgo. Ammette sconsolato l'assessore all'università Sandro Piermatti che ad oggi non c'è nessuna alternativa per quelle sedi universitarie che si apprestano a diventare ex:
"Dobbiamo trovare un idea adeguata per Collescipoli. Non è semplice. Anche se oggi si offre una sede gratis non interessa. Al momento non c'è niente."
Mica male come prospettiva: quasi sei milioni d'investimenti in sedi che probabilmente non troveranno mai utilizzatori. Ma non è finita. A questo vanno aggiunti anche i costi sostenuti dai proprietari privati per la ristrutturazione degli immobili per i quali con il contratto di quartiere sono stati erogati circa 200mila euro. Gli stessi proprietari, per convenzione, devono garantire un affitto a prezzi calmierati per 12 anni agli stessi studenti universitari. Che ad oggi sono pochissimi e che dal prossimo anno spariranno del tutto. A questo si aggiunge un colpo mortale per tutte quelle attività, bar, ristoranti, pizzerie, pub che si reggevano proprio grazie alla presenza nel borgo di studenti e docenti.
Enrico Melasecche,
consigliere comunale Udc, da tempo chiede di sapere qual è il risparmio per l'università di Perugia nel trasferire il corso di economia aziendale da Collescipoli all'ex convento di San Valentino. Che almeno, dopo la chiusura di Scienze politiche, troverà una collocazione. Fino a quando non si sa. L'assessore all'Urbanistica Marco Malatesta, col senno di poi, dice che la soluzione migliore per Economia aziendale e Scienze politiche sarebbe stata accorpare Itis e Ipsia nell'edificio delle Professionali a viale Brin e riconvertire l'edificio dell'Istituto industriale a sede universitaria, con tanto di spazio per eventuale ampliamento e per la creazione di un campus. Forse bisognava pensarci prima. Ma negli ultimi vent'anni i sindaci Ciaurro e Raffaelli con un anello di congiunzione forte, e cioè l'ex dirigente all'Urbanistica e attuale direttore generale Aldo Tarquini, hanno pensato soprattutto a creare contenitori, dalle sedi universitarie sparse perla città, a Palazzo Primavera e al Caos, in larga parte vuoti o sotto utilizzati che costano molto come gestione e soprattutto come rate di quei mutui ingenti che sono serviti a finanziate la costruzione.
Corriere dell'Umbria Sabato 24 Novembre 2012

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