“Non siamo qui per dirvi se il dormitorio pubblico si farà o meno”, inizia coli la conferenza convocata a Palazzo Spada (presenti l'assessore all'urbanistica Malatesta, il direttore generale Tarquini e il dirigente Fattore, nella foto, stranamente assente, non annunciato dall'inizio, l'assessore alle politiche sociali, Bucari) sul “pasticciaccio” della struttura voluta dalla Caritas, contestata dai residenti e bocciata dal Consiglio comunale all'unanimità prima di una formale richiesta.
Allora, la struttura tecnica del Comune rivendica la piena correttezza del proprio operato. Intanto, tre giorni fa, gli uffici comunali hanno diffidato l'associazione dall'esecuzione delle opere, in quanto è venuto a galla che il locale, come destinazione d'uso, è catalogato magazzino e non palestra, con condoni mancati che vanno indietro agli anni Ottanta. Una “bazzecola” nel groviglio attuale. Da quanto sottolineato ieri, la Caritas non ha mai presentato una richiesta formale di realizzare il dormitorio, limitandosi a sondare il terreno con il “proposito”.
Quindi non esiste una pratica e l'assessore, in quanto trattatasi di informazione non dovuta dagli uffici, era all'oscuro della vicenda. Che balza agli onori del Palazzo con la protesta dei residenti di via Vollusiano, ascoltati in audizione dalla commissione. Quindi il Consiglio comunale, all'unanimità, respinge l'ipotesi di progetto. E adesso? Per una ipotesi originaria, ne sorgono altre mille, condite dall'”interpretazione”.
In sintesi: il caos. L'assemblea elettiva è sovrana, il suo parere è vincolante per la Giunta, ma se il dirigente valuterà congrua la futura procedura, la questione potrebbe tornare in Consiglio. Poi, la definizione “dormitorio pubblico” non è contemplata nel Prg, né nel regolamento edilizio e né nella legislazione regionale. Quindi non è possibile realizzarlo? é possibile, ma va inserito nel contesto. Quello di via Vollusiano, da Prg, è “zona residenziale”. Il dormitorio è compatibile con la “zona residenziale”? Non si sa, si vedrà poi.

Stefano Cinaglia
La Nazione Venerdì 23 Novembre 2012

Antonella Catanzani , presidente della San Vincenzo de Paoli, associazione diocesana che sul territorio assiste ormai quasi tremila persone, usa parole durissime sulla vicenda del dormitorio pubblico. “Dal 2000 - afferma tutte le sere facciamo il giro della stazione per portare cibo e bevande ai senza-tetto. In oltre dieci anni della necessità di un dormitorio ho parlato con tutti: amministratori, politici, personalità varie, cittadini. La risposta è sempre stata che sì, il dormitorio è necessario ma mancano i soldi. Adesso che c'è una struttura donata gratuitamente e i soldi di un benefattore per la sua realizzazione, il dormitorio viene bocciato per volontà politiche. A Terni, una città che sta morendo, con una disoccupazione galoppante, ci sono stati e ci sono problemi enormi: mai prima di questa vicenda il Consiglio comunale si è espresso in maniera così rapida, netta e compatta”. “Ma la maggioranza non è di sinistra? - continua- Ha rinnegato quel principio di solidarietà di cui si fa portavoce. Che fine ha fatto lo slogan `Terni città accogliente' ripetuto ad ogni campagna elettorale. Anche l'ignoranza muove decisioni del genere: dei senzatetto non si può aver paura, chiedono solo un posto in cui trascorrere la notte. Spesso io, che ho una bimba di 3 anni, li ho portati nella mia casa. E dei furti, dei vandalismi, dei piccoli e grandi abusi che si verificano ormai ovunque, il Consiglio che dice? Ricordo che siamo all'inizio della stagione invernale, il Consiglio si assume la responsabilità di lasciare all'addiaccio i suoi concittadini, perché la metà dei senza-dimora ormai è ternana. La posizione politica sul dormitorio ci indigna e ci fa vergognare di essere ternani”.

La Nazione Venerdì 23 Novembre 2012

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