Tra le venti e le trenta abitazioni prive di allaccio alla rete fognaria cittadina. Non in aperta campagna ma in piena città. Nel popoloso quartiere di Campomicciolo, poco dopo l'ospedale in direzione Papigno. La zona interessata è quella denominata Strada del Cervino. Un tempo era aperta campagna, adesso è tutto edificato. Sulla sinistra, in basso, c'è la nuova chiesa di Campomicciolo, appena sotto c'è Santa Maria Maddalena, una zona di grande espansione edilizia. Proprio qui, in una parte di Strada del Cervino, ci sono tra le venti e le trenta abitazioni sprovviste di allaccio alla rete fognaria. Case povere, costruite tra la fine dell'Ottocento e gli anni Cinquanta. Tutte case a un piano, massimo a due piani. Un tempo tutte avevano gli orti, che oggi sono stati tutti cementati per fare posto a box auto o ad espansioni degli edifici esistenti.
Ma la fogna non c'è; i residenti scaricano le acque sporche in quelli che ancora chiamano "pozzi neri" che quando arrivano a saturazione devono essere spurgati. In realtà dovrebbero essere fosse settiche, dotate di caratteristiche particolari e sottoposte a periodici controlli; è difficile dire quante di queste siano a norma. Gli orti non ci sono piè, restano i canali d'irrigazione, a volte cementati, a volte scoperti. Erano le vecchie derivazioni del canale Cervino, che passa a monte, che servivano a irrigare gli orti. Adesso spesso ci scorre acqua sporca: acqua del lavandino di cucina, della doccia, o peggio.
"A volte - dice una residente - ci vedo passare i resti del pranzi e delle cene. Teste di pesce. scarti di ogni tipo."
Acqua sporca che scende sotto Santa Maria Maddalena e da li arriva al fiume Nera. Inquinamento? Sicuramente forti problemi d'igiene.
"D'estate c'è sempre cattivo odore, - denunciano i residenti - siamo infestati dalle mosche e dalle zanzare."
Abusivi? Qualcuno può darsi. Comunque molti di loro si sono rivolti sia al Comune che alla Sii per risolvere il problema.
"Il progetto dell'allaccio alla fogna c'è, ce lo hanno fatto vedere quelli della Sii - dice un'altra residente - stava nel piano degli investimenti 2009/2010. Non si è visto nessuno. Li ho richiamati e ci hanno scritto che non s'era fatto perché non c'erano i soldi."
Conferma l'attuale direttore della Sii Paolo Rueca:

"Tutti gli interventi da fare stanno nel piano d'ambito autorizzato dall'Ati, che è un piano economico e finanziario. Evidentemente c'erano urgenze maggiori. Noi possiamo fare solo gli interventi autorizzati, che poi sono quelli pagati dalle tariffe. Se i proprietari vogliono l'allaccio possono pagarlo a loro spese. Noi facciamo il progetto e l'intervento, ma ce lo devono finanziare loro, Potrebbe essere anche un risparmio per loro perché la manutenzione di una fossa settica e lo spurgo hanno un costo notevole. L'intervento non dovrebbe essere difficile. Comunque mi faccio premura di contattare gli interessati."

di Giuseppe Magroni
Corriere dell'Umbria Sabato 10 Novembre 2012

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