Nell'inchiesta che fa tremare politici e dirigenti di palazzo Bazzani spunta il caso del Ced, il centro elaborazione dati che sarebbe stato lasciato andare al suo destino e sostituito di fatto con un appalto esterno. E pensare che il Servizio sistemi informatici e Ict, varato nel'99 e ritenuto fino a un paio di anni fa un vero e proprio fiore all'occhiello dell'ente, vanta la presenza di una rete cablata, collegata in rete a più di 200 postazioni di lavoro.
In questo ambito il Ced, istituito nel 2006 con una spesa di oltre 300.000 euro, utilizzava le migliori tecnologie. Dal gennaio del 2011, però, le cose in Provincia iniziarono a cambiare finché non maturò la decisione di affidare il servizio a un soggetto esterno per due anni anche per evitare di rinnovare il parco macchine server, divenuto nel frattempo obsoleto. Con i server acquistati dalla Provincia e poi gestiti da un soggetto terzo.
Una procedura non nuova anche nelle pubbliche amministrazioni, ma che avrebbe fatto arricciare il naso a qualcuno. Tanto che, oltre alla procura della Repubblica, si sarebbe mossa anche la Corte dei conti. E proprio al Servizio informatico è in carico l'ingegnere che, secondo le carte dell'accusa, sarebbe stato vittima di vessazioni e minacce da parte dei superiori perché non si piegava alle loro decisioni. Benefit e un altro capitolo scottante dell'inchiesta riguarda le schede sim e i tablet iPad. Questi ultimi sarebbero stati acquistati senza una gara pubblica e assegnati agli assessori che li richiedevano. Intanto Franca Peroni, segretaria generale Fp-Cgil, fa sapere che
"ad oggi non risulta alcun dirigente o delegato Cgil interessato dagli avvisi emessi."
Sulla stabilizzazione dei precari, la sindacalista ricorda come
"la Funzione Pubblica Cgil si sia caparbiamente battuta in tutti gli enti, Provincia compresa, per richiedere l'applicazione delle disposizioni legislative e contrattuali che avrebbero consentito la stabilizzazione dei precari esistenti. La Provincia applicò le norme, forte anche dei pareri delle associazioni di rappresentanza e anche la nostra organizzazione firmò l'accordo sul percorso di stabilizzazione. Ci auguriamo che questa vicenda trovi rapida soluzione, ferma restando la nostra piena fiducia nell'operato dei magistrati. Occorre trasparenza, serve rigore e, ora più che mai, attenzione e cura nella gestione della cosa pubblica. Non ci stancheremo mai di rivendicarlo e faremo come sempre la nostra parte."
Sul fronte del centrodestra, invece, il capogruppo del Pdl in Regione, Raffaele Nevi, conia il termine "Provinciopoli" a proposito di quanto sta emergendo dall'inchiesta a palazzo Bazzani.
"Al di la dei profili giudiziari che sarà la magistratura a valutare - afferma emerge un dato politico: un modo di amministrare che tende a utilizzare l'ente pubblico come una macchina per acquisire consenso, più che per gestire servizi ai cittadini, in cui prevalgono le logiche degli "amici di" invece che la meritocrazia. Resto sempre garantista e per me sono tutti innocenti, ma anche se ciò fosse rimane il modo di gestire la cosa pubblica che emerge dalle intercettazioni. A questo punto - conclude Raffaele Nevi - l'Umbria degli onesti si deve ribellare. I fatti di oggi dimostrano che era vero quello che sostenevo quando è scoppiata "Sanitopoli". Quello non era un caso isolato, ma la punta di un iceberg di un diffuso modo di gestire gli enti locali in Umbria."
Corriere dell'Umbria Mercoledì 16 Gennaio 2013

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