Cordata italo-lussemburghese in campo per rilevare le acciaierie di Terni ora in mano ai finlandesi di Outokumpu.
Le italiane Arvedi e Marcegaglia, con la lussemburghese Aperam, hanno siglato un memorandum d'intesa per una joint venture (controllata da Aperam) che parteciperò alla vendita dell'Ast. Nessun commento dai vertici dell'Ast di Terni, mentre i sindacati chiedono di conoscere i dettagli dell'offerta
La cordata.ha formalizzato l'accordo: maggioranza ai lussemburghesi quote paritarie agli italiani 

Una cordata italo-lussemburghese nel futuro del sito produttivo di viale Brin? Sono in molti a crederci. Uno stretto rapporto di collaborazione tra la lussemburghese Aperam che ha siglato una joint venture con le italiane Marcegaglia ed Arvedi per lanciare un'offerta per gli stabilimenti Acciai Speciali Temi. Aperam avrà la maggioranza nella nuova società mista, mentre le aziende italiane avranno entrambe quote di minoranza.

"L'esperienza e le risorse combinate dal consorzio si legge nella nota congiunta lanciata ieri mattina dalle agenzie di stampa - saranno mirate a migliorare la competitività e la redditività della fabbrica italiana nel mercato europeo dell'acciaio inossidabile."
Con la dichiarazione congiunta sembra di capire che Aperam abbia avuto dalla commissione europea Antitrust il permesso di presentare una proposta, non vincolante ai finlandesi di Outokumpu per l'acquisto del sito di Terni. I giochi per quanto riguarda il futuro di Acciai speciali sono più che mai aperti anche se qualche carta comincia dunque a scoprirsi. Una partita industriale ma anche diplomatica. Una soluzione tutta europea di certo è ben vista sia a Bruxelles che a Roma con il governo del premier Monti che in più di una occasione ha visto favorevolmente la soluzione italo-lussemburghese. E proprio nei giorni scorsi a Bruxelles gli incontri sulla vendita di Ast si sarebbero intensificati. Il problema dell'acquisto da parte di Aperam riguarderebbe, come è successo a Outokumpu, lo scoglio dell'Antitrust e il superamento della soglia del 40 % della produzione con l'acquisizione di Ast. Ma a questo punto sembra superato. Lunedì scorso proprio a Terni il vicepresidente della commissione Ue Antonio Tajani aveva detto
"che la trattativa è in corso ed è complessa ma c'è la volontà politica di dare un sostegno forte all'acciaio. Bisogna vedere - aveva aggiunto Tafani - il problema della concorrenza ma Almunia (commissario all'Antitrust, ndr) sta valutando."
Il ceo di Aperam, Philippe Darmayan già a dicembre aveva confermato l'interesse su Terni.
"Noi - aveva spiegato il manager siamo localizzati al Nord, mentre Terni può contare su ottimi prodotti e strutture industriali che da quanto vedo, possono ben integrarsi con noi per ridurre i costi."
Da considerare poi che il piano d'azione per il rilancio della siderurgia europea prevede tutta una serie di agevolazioni e incentivazioni per le aziende. Di solito abbottonati, soprattutto quando le trattative sono in corso, sempre ieri i finlandesi di Outokumpu hanno commentato la decisione di Aperam. Arvedi e Marcegaglia.
"Accogliamo con favore questo interesse - ha dichiarato la portavoce di Outokumpu, Saara Tahvanainen -. Ci sono molti candidati in questa fase del processo di vendita e il consorzio d’'Aperam è uno di questi ha continuato - senza però aggiungere nulla sugli altri potenziali offerenti o sulle cifre. La vendita - ha spiegato ancora Tahvanainen - sta andando avanti come previsto e si prevede di chiudere nel secondo trimestre."
Come detto la partita è ancora aperta. A Temi quello che interessa è far rispettare la capacità produttiva dello stabilimento soprattutto per quanto riguarda la parte a freddo. Il che vorrebbe dire produrre almeno 500-600mila tonnellate. Altrimenti i conti andrebbero in rosso. Una situazione tutta in evoluzione e da tenere sotto controllo. E la domanda a questo punto viene spontanea: dall'assetto produttivo del nuovo gruppo, quante saranno le quote di prodotti finiti inox realizzati a Temi? Domanda difficile a cui rispondere. Mai sindacati su questo punto tengono alto il livello di attenzione perché i se segnali che arrivano direttamente da viale Brin fanno prefigurare per il 2013, 350-400mila tonnellate di produzioni. Poco, molto poco.
Corriere dell'Umbria Giovedì 21 Febbraio 2013

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