Massimo il riserbo sia da parte della procura di Terni, sia da parte della diocesi, in merito all'indagine su presunte operazioni immobiliari che coinvolgerebbero anche la Curia ternana e suoi autorevoli esponenti, funzionari e prelati. Il sostituto procuratore Elisabetta Massini, titolare del fascicolo, ieri non ha voluto rilasciare alcun commento sull'indagine; il procuratore capo Cesare Martellino, insediatosi solamente alla fine della scorsa settimana, era impegnato fuori città e comunque ha fatto sapere di non conoscere i dettagli dell'inchiesta.
L'amministratore apostolico della Diocesi, il vescovo Ernesto Vecchi, ha fatto sapere di essere impegnato nelle celebrazioni della Settimana Santa e di non voler rilasciare dichiarazioni. Un accenno alla situazione debitoria della Curia però monsignor Vecchi lo aveva fatto il giorno prima, domenica, in occasione della tradizionale messa di Pasqua celebrata negli stabilimenti dell'Ast.

“Anche io ho qualche guaio risolvibile, qualche debituccio”: è quanto aveva detto l'amministratore apostolico della Diocesi facendo riferimento alla situazione della Curia e confermando quindi le indiscrezioni, circolate da tempo, su alcuni problemi di bilancio.

“I debiti ci sono - aveva aggiunto monsignor Vecchi senza fornire ulteriori dettagli - bisognerà cercare di risolvere i problemi insieme. Servono preghiere per l'Acciaieria (in procinto di essere venduta, ndr) e per la Curia. Io cercherò di preparare la via a un giovane vescovo”, evidentemente una volta risolte le grane debitorie.
Il vescovo Ernesto Vecchi è stato nominato amministratore apostolico della Diocesi nel febbraio scorso, dopo che a giugno monsignor Vincenzo Paglia, alla guida della Curia fin dal 2000, era stato nominato presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia

La Nazione Martedì 26 Marzo 2013

Svolta nelle indagini della procura sulle spericolate operazioni immobiliari che avrebbero coinvolto una galassia di società vicine a personaggi della Curia ai tempi in cui era retta dal vescovo Vincenzo Paglia. Nel mirino la discussa cessione del castello di San Girolamo dalla stessa Curia al Comune di Narni dove, non a caso, proprio negli ultimi giorni, si sono recati gli uomini della squadra mobile per acquisire documenti scottanti.

Punta su Narni l'inchiesta della procura sulle spericolate operazioni immobiliari che avrebbero coinvolto una galassia di società vicine a personaggi della Curia ai tempi in cui era retta dal vescovo Vincenzo Paglia. Nel mirino la discussa cessione del castello di San Girolamo dalla stessa Curia al Comune di Narni dove, non a caso, proprio negli ultimi giorni, si sono recati gli uomini della squadra mobile per acquisire documenti scottanti. Sette gli indagati, destinatari di altrettanti avvisi di garanzia già recapitati e in cui si ipotizzano i reati di truffa ai danni del Comune di Narni, falso ideologico e abuso d'ufficio.
Si tratta dell'ex sindaco Stefano Bigaroni, del dirigente del Settore Edilizia-Urbanistica e Organizzazione del territorio dello stesso Comune, Antonio Zitti, della dipendente comunale, architetto Alessandra Trionfetti, e del notaio ternano Gian Luca Pasqualini, presso il quale sarebbe stato perfezionato l'atto di vendita e dove gli inquirenti hanno eseguito un’ispezione appena qualche giorno fa. Altri nomi sono già noti alle cronache cittadine sia per gli incarichi ricoperti che per essere stati accostati più volte alle indagini in corso da mesi da parte della procura. Uno degli indagati è il direttore dell'ufficio tecnico della Curia, Luca Galletti, destinatario di un avviso di garanzia insieme al figlio che però solo di recente ha iniziato a lavorare negli stessi uffici. Con loro, e siamo a 7, c'è anche Paolo Zappelli, direttore dell'ufficio amministrativo della Diocesi. Quello legato al castello di San Girolamo è solo l'ultimo filone d'indagine che si lega ad altri, su cui la procura sta cercando da tempo di fare piena luce.
Il fascicolo, assegnato in passato al sostituto Raffaella Gammarota, è stato riassunto dalla collega Elisabetta Massini che ora ha inviato gli avvisi. Dopo mesi di intercettazioni, sequestri di documenti nei Comuni di Temi e Narni e controlli incrociati le indagini sono dunque arrivate a una svolta. Negli uffici della procura, diretti da Cesare Martellino. si sta lavorando sodo e l'impressione è che ci saranno contraccolpi a catena delle indagini che presero le mosse anni fa, all'indomani degli arresti per la famosa tangente del Tulipano.

Le successive ispezioni, opportunamente autorizzate, negli uffici della Curia spalancarono le porte su un mondo fino a quel momento poco conosciuto, facendo emergere triangolazioni anche con il mondo imprenditoriale. Un filone d'indagine, infatti, fu aperto anche per il reato di bancarotta. Per il resto gli inquirenti hanno cercato di mettere a fuoco gli interessi nascosti dietro alcune operazioni immobiliari che, alla fine, avrebbero fatto emergere un buco di 18 milioni di euro riferito al periodo in cui monsignor Vincenzo Paglia, da alcuni mesi presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, era vescovo. L'alto prelato ha però risposto sdegnato sostenendo che tutto si è svolto alla luce del sole, d'intesa con gli uffici preposti e senza commistioni con la Comunità di Sant'Egidio. Ma intanto la cifra dell'ammanco, che a quanto pare sarebbe approssimata per difetto, ha messo in crisi la struttura diocesana costringendo a ricorrere ai contratti di solidarietà per alcuni dipendenti.

Corriere dell'Umbria Martedì 26 Marzo 2013

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