Rischiano di pagare di tasca propria gli amministratori pubblici e i progettisti coinvolti nelle indagini della Corte dei conti sulla Casa delle musiche, l'eterna incompiuta che tra ritardi e finanziamenti fuori luogo avrebbe provocato un danno erariale di 250.000 curo.
"Se una cosa del genere fosse capitata a corso Tacito, il problema sarebbe stato risolto in quattro e quattr'otto, ma a Borgo Bovio, purtroppo, è tutta un'altra storia e i residenti, trattati come se fossero cittadini di serie b, possono aspettare."
La requisitoria politica, che fa il bis con le ultime accuse della magistratura contabile, arriva da Stefano Bolletta, presidente Pd della circoscrizione Terni Est. Un anno fa aveva chiesto delucidazioni al Comune sulla sorte di quella singolare cattedrale nel deserto, ma da allora - afferma
"non mi è arrivata alcuna risposta."
E pensare che si trattava di un progetto davvero ambizioso, in grado di soddisfare le esigenze delle band, delle associazioni e dei musicisti locali, dotandoli di attrezzature all'avanguardia e a costo zero. Un intervento che faceva parte del più ampio Programma urbano complesso, noto come contratto di quartiere Borgo Bovio-Sant'Agnese e finanziato da Regione e Comune per oltre un milione e 347.000 euro.
Ma a più di 10 anni dall'inizio dei lavori, complice anche il fallimento della ditta, dalle parole non si è mai passati ai fatti. I costi, però, nel frattempo sono lievitati. Con un incremento dal primo al secondo stralcio di 50.000 euro, inseriti nella famosa delibera del 2004 che ha poi suscitato l'attenzione della procura della Corte dei conti. E così sono finiti in mezzo gli assessori dell'epoca insieme ai dirigenti tecnici e all'architetto, responsabile comunale del procedimento, che ora rischia di dover pagare il conto più salato di tutti.
E poi parte dei vertici del Consorzio di bonifica Tevere-Nera, chiamati in causa per i lavori di sistemazione del fosso del Sersimone, legati all'intervento relativo alla Casa delle musiche di via Cadore.
In questa vicenda gli amministratori pubblici avrebbe fatto ricorso ai Boe che, per loro natura, andavano utilizzati per investimenti e non per interventi di manutenzione ordinaria.
Sedici, al momento, gli inviti a dedurre consegnati dalla Corte dei conti e che presto riceveranno le corrispondenti controdeduzioni. Ma intanto si parla già di possibile prescrizione, essendo trascorsi quasi 10 anni dalla delibera "incriminata". Per gli inquirenti si profila una corsa contro il tempo.
Corriere dell'Umbria Lunedì 8 Aprile 2013

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