Quindici coinvolti tra amministratori, progettisti e proprietari digli immobili costruiti in zona montana

A maggio dell'anno scorso erano partiti i primi tre avvisi di garanzia, destinati al sindaco, al segretario comunale e al tecnico competente. Col passare del tempo l'indagine si è allargata, fino a coinvolgere circa quindici persone fra amministratori, progettisti e proprietari dei lotti da edificare. Si torna a parlare di Polino, dei terreni ceduti dal comune e delle ville costruite in zone “dall'alto valore paesaggistico”.

Nel mirino, le violazioni ambientali, edilizie e urbanistiche che avrebbero accompagnato l'edificazione, sostanza dell' impianto accusatorio messo in piedi dal sostituto procuratore Elisabetta Massini. I reati ipotizzati vanno dall' abuso di ufficio, falso in atti pubblici, lottizzazione abusiva, abuso edilizio e deturpamento paesaggistico. L'ulteriore accelerazione è arrivata dopo la recente 'visita’ degli agenti del nucleo investigativo del Corpo forestale di Terni, supportati dagli uomini del comando stazione di Arrone, all'interno del comune di Polino. Obiettivo: acquisire altre carte utili. Sotto la lente di ingrandimento, oltre agli atti amministrativi in favore degli acquirenti, ci sono finiti anche i bilanci comunali e la destinazione delle somme percepite. E non è tutto, visto che dal comando provinciale della Forestale si parla senza mezzi termini della

"possibile demolizione delle costruzioni realizzate e ritenute abusive."
Un concetto che finirà per turbare i sogni di qualcuno, già agitati dai primi passi dell'inchiesta. Nella ricostruzione degli investigatori, il comune di Polino avrebbe venduto alcuni lotti di terreno in zone montane, consentendo l'edificazione di una decina di villette in altrettante aree ritenute 'ad alto valore paesaggistico ambientale'. Spazi verdi e boschivi di pregio, sottoposti al vincolo di 'uso civico', il cui godimento spetta - senza distinzioni - a tutti i cittadini del comune. Il sistema avrebbe permesso di bypassare le normative urbanistiche che prevedono limitazioni stringenti per le nuove costruzioni in zona agricola, rendendo più 'fluide' le procedure. Intanto anche il sindaco di Polivo, Ortenzio Matteucci, torna sulla vicenda:
"Lo scorso 28 marzo - spiega - sono scaduti i sei mesi di proroga delle indagini. Non abbiamo avuto più comunicazioni ufficiali e non siamo a conoscenza degli sviluppi ulteriori, se ce ne sono. Gli inquirenti devono proseguire il lavoro fin quando lo ritengono opportuno, tenendo però presente che è necessario giungere a un chiarimento. In ogni caso respingo categoricamente l'idea che si sia costruito in zone inedificabili. Ci risulta un'unica edificazione, peraltro inserita perfettamente nel contesto paesaggistico. L'operato dell'amministrazione - conclude - è sempre stato finalizzato alla salvaguardia dell'ambiente."

Fabio Toni
Corriere dell'Umbria Giovedì 4 Aprile 2013

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