Evasivi a tratti indisponenti. I manager di Outokumpu chiamati a spiegare al ministero dello Sviluppo Economico la strategia di vendita di Ast non hanno chiarito le questioni aperte. Un atteggiamento al limite dell'omertà che non è affatto piaciuto. Oggi le rsu decidono le forme di lotta. Si pensa di manifestare a Bruxelles.

I freddi finlandesi hanno colpito ancora. Deludenti, evasivi a tratti indisponenti. Il ceo di Outokumpu Mika Seitovirta è rimasto a Helsinki, preferendo spedire in Italia la squadra B.
I manager chiamati a spiegare al ministero dello Sviluppo Economico la strategia di vendita di Ast non hanno chiarito le questioni aperte. Né tantomeno i termini della proroga, i gruppi interessati, le offerte ricevute, i piani industriali, il mantenimento operativo e competitivo del sito siderurgico di viale Brin.
Zero assoluto. Un atteggiamento nei confronti del governo italiano, delle istituzioni locali umbre, dei rappresentanti dei lavoratori al limite dell'omertà. Una vergogna. Un atteggiamento che ha indispettito tutti a cominciare dal sottosegretario Claudio De Vincenti. Si è capita benissimo la fase di stallo della trattativa. Nel loro distacco i manager venuti dal Nord per certi versi sono apparsi sorpresi dal pressing italiano.

"Scusateci - hanno in pratica detto - ma Terni non ha problemi. Ast non ha confini dal punto di vista commerciale. Può muoversi come meglio crede."
Come a dire che il managment che regge il sito ha mano libera e se quote di mercato vengono perdute i responsabili sono in Umbria. Una versione senza dubbio audace che a tutti è apparsa semplicemente una scorciatoia. Ieri mattina al Mise le istituzioni locali si sono fatte sentire, eccome. Al punto che
"Marini Polli e Di Girolamo - si è lasciato sfuggire un sindacalista - sono apparsi più a sinistra di noi."
Passano un paio d'ore e arriva il comunicato stampa congiunto di Regione, Provincia e Comune di Terni dove si parla di un incontro
"assolutamente insoddisfacente. É inaccettabile - si legge nella nota - che in questa fase non si possano avere elementi di conoscenza soprattutto riguardo ai piani industriali presentati dai soggetti che hanno presentato offerte di acquisto. Allo stesso tempo, non possiamo permettere che il sito di Terni, primo impianto in Italia per capacità installata e tra i più importanti in Europa per la produzione di acciai speciali, un sito strategico per l'industria siderurgica e per l'economia dell'Umbria e di tutto il Paese, rischi di perdere la sua strategicità."
L'attacco così continua.
"Non è ammissibile che prosegua un processo di indebolimento progressivo delle Acciaierie di Temi e delle sue capacità produttive"

Il governo Letta non si dà per vinto. L'obiettivo è un'azione decisa sulla Commissione Europea. In campo oltre al premier, al ministro allo Sviluppo Econonico Flavio Zanonato anche Enzo Moavero, titolare agli Affari Europei.
Letta ha inviato una lettera al presidente della Commissione europea Barroso e al commissario alla Concorrenza Almunia, con la quale si invita la Commissione a definire una proroga della procedura di cessione dell'Ast di Terni in tempi stretti e, soprattutto, in funzione del miglioramento delle offerte di acquisto per ciò che riguarda in primo luogo il piano industriale dell'acquirente e la necessità che dia garanzie per il futuro del sito integrato di Terni.

La posta in gioco è alta, gli interessi tra i finlandesi da una parte, le istituzioni locali e i sindacati non coincidono. De Vincenti ha chiesto al managment finlandese un incontro tra un mese. I vichinghi stiano molti attenti.

Corriere dell'Umbria Giovedì 30 Maggio 2013

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