Appena raggiunta l'Unità, il Paese sentì il bisogno di equipararsi alle altre potenze europee.
Per armare un forte esercito e una marina efficiente abbisognava però di un'industria siderurgica al passo coi colossi industriali di Francia. La sconfitta di Lissa nella III guerra d'Indipendenza evidenziava ancor più il problema, che s'acuiva con l'adesione dell'Italia alla Triplice Alleanza, che la chiamava ad esercitare il controllo sul Mediterraneo.

Dopo i tentativi dell'allora ministro della Marina Depretis, e di quello delle Finanze Sella, trovava nuovo impulso con l'avvento al potere della Sinistra e l'azione risoluta dell'ammiraglio Benedetto Brin, che, per produrre corazze navali, auspicava il ricorso ad impianti nazionali, realizzati con capitali privati e capaci di concorrere con quelli stranieri. Una commissione d'indagine sulle nostre ferriere, guidata da Brin, ne constatava ancora una volta l'inconsistenza strutturale e l'arretratezza tecnologica.

Individuava allora l'ingegner Breda, che in quella fonderia aveva una rilevante partecipazione e gli propose di costruire un grande stabilimento siderurgico.
Tomato al ministero, il 20 aprile 1884 stipulava un contratto che assegnava all'azienda dell'ingegner Breda, per la fornitura di 8.600 tonnellate di corazze, anticipando alla stessa 3.200.000 lire. Successivi esborsi porteranno a 12 milioni il totale delle anticipazioni. La costruzione dell'acciaieria interessò un'area di 200.000 mq tra il fiume Nera e il torrente Serra, di cui 50mila interamente coperti.

Due anni di duro lavoro e lo stabilimento poteva dirsi finito. Ben 56 milioni il costo di realizzazione, sedici rastrellati sul mercato azionario, altri sedici con l'emissione di obbligazioni, dodici con le anticipazioni statali e altrettanti coi prestiti bancari. Alimentata dalla sola forza dell'acqua, si componeva di tre sezioni: la prima produceva acciai comuni per rotaie, getti e lamiere; la seconda acciai speciali per corazze, cannoni e proiettili di grosso calibro; la terza, quella meno importante, acciaio al crogiolo, perla costruzione di utensili. Una pezzo di ferrovia la collegava alla stazione e alla vecchia fonderia, binari interni univano tra loro i reparti.

Corriere dell'Umbria Lunedì 27 Maggio 2013

0 commenti

Posta un commento

Offerte di lavoro a Terni e Provincia

News dalla Provincia di Perugia