in Corteo II sindaco Di Girolamo con la leader della Cgil, Susanna Camusso, e con l'ex premier Massimo D'Alema

La citta di Terni in un colpo solo ritrova, almeno, orgoglio e un po' di speranza. Stringendosi intorno all'Ast, in un cordone di solidarietà che unisce l'Umbria, Terni può tentare di salvarsi.

Se l'Europa guarda alla siderurgia con logiche d'altri tempi e il Governo nazionale resta tiepido di fronte al rischio di smantellamento di uno dei suoi (pochi) gioielli industriali, le Acciaierie, la città cerca di reagire.
In quindicimila circa hanno sfilato ieri tra disperazione e speranza. Gli operai dell'Ast accanto Vescovi e sindaci dell'Umbria a fianco degli operai di Terni, Taranto e Piombino a quelli di Taranto, Piombino e Civitavecchia, il sindaco di Terni di fianco a quello di Perugia, i politici degli opposti schieramenti, i pensionati, i disoccupati, i giovani, i commercianti che hanno tenuto abbassate le saracinesche. Già perché mentre Outokumpu aspetta l'offerta giusta, l'Antitrust Ue “vigila” e il Governo “si impegna”, Ast perde produzioni e quote di mercato.

E Ast, oltre alla storia della città, vuol dire circa 5mila lavoratori tra diretti e indiretti.

“Servono fatti concreti, la questione Ast deve essere ai primi posti dell'agenda del Governo sottolinea il sindaco Di Girolamo dal palco di piazza della Repubblica - Questa è una grande giornata di mobilitazione, di consapevolezza che con il destino delle Acciaierie c'é in gioco il futuro di Terni, di un pezzo rilevante del tessuto produttivo del Paese. La normativa antitrust dell'Europa, ci penalizza e penalizza l'Europa stessa”.

Anche la Chiesa umbra esprime solidarietà agli operai dell' Ast.

“Ancora una volta - affermano i vescovi - sembrano prevalere interessi di carattere finanziario che rischiano di essere pagati dai lavoratori”.

Durissimo l'intervento della leader della Cgil, Susanna Camusso, che chiudendo il comizio ne ha per tutti: Europa, Governo e Confindustria.

“A noi piacerebbe sentire il rumore del pugno che il nostro Governo sbatte sul tavolo della Commissione europea - tuona Camusso -. Non si può essere diplomatici quando stanno saltando gli assetti industriali del Paese. Non si può dire sottovoce all'Europa che bisogna decidere. Bisogna dirlo con la forza di un Paese che ha l'orgoglio di sì, di essere il secondo per produzione industriale e che non è disposto a cedere il passo ad altri. Il dubbio è che si perde tempo e qualcuno si prende le produzioni dell'Ast. Noi siamo qua – continua - a difendere fabbriche, lavoro e futuro mentre tutti gli altri sembrano appassionati dal discutere se i grandi proprietari immobiliari devono pagare o no le tasse. Certo che le devono pagare. Al Governo diciamo che o cambia il passo e difende la produzione, oppure continueremo la mobilitazione. Vorremmo da Confindustria un segno un po' più esplicito di che cosa pensa debba fare questo Paese.
Non abbiamo mai trovato imprenditori italiani che si lanciassero nella competizione per difendere le fabbriche italiane quando le multinazionali lasciano. Non ci siamo accorti in queste ore di una Confindustria intenzionata garantire comunque che a Taranto, Terni e Piombino si produca”.

La manifestazione, con otto ore di sciopero, è iniziata alle 10 dai cancelli di viale Brin con il corteo che, in un caldo torrido e nello sventolare delle bandiere, ha raggiunto piazza della Repubblica. Nessun atto di tensione dopo i tafferugli del 5 scorso con la polizia in cui era rimasto ferito anche il sindaco.

La Nazione Mercoledì 19 Giugno 2013

 
La classe operaia va in paradiso. Per un giorno migliaia di persone hanno indossato simbolicamente le tute blu dei metalmeccanici e marciato insieme ai lavoratori della Ast. Con orgoglio, partecipazione, civiltà, senso di responsabilità donne e uomini (gli organizzatori parlano di dodicimila persone) hanno camminato tranquillamente per tre chilometri dai cancelli di Acciai Speciali Temi in viale Brin fino a piazza della Repubblica luogo storico di tante battaglie sindacali. Negozi chiusi.
"Chiudiamo oggi, per non chiudere per sempre."
Il grido era
"Difendiamo l'Ast, daje Terni!!!."
Una città, una provincia, una regione mobilitate, insieme ad altre realtà nazionali (Taranto, Piombino, Civitavecchia) per difendere in tutti i modi la propria fabbrica che produce il 40% dell'intero fabbisogno nazionale di acciaio speciale. Sciopero generale di otto ore in tutta la provincia di Terni, ovviamente riuscito. Intorno al sito siderurgico ruotano interessi, giochi per certi versi non chiari. L'acciaieria ternana è come una bellissima quercia secolare e rigogliosa. Ma se si tagliano le radici prima o poi inesorabilmente muore. E infatti ogni anno Ast perde il suo valore patrimoniale.
"Tranquilli - affermava l'azienda - avremo almeno una ventina di possibili compratori."
Oggi scopriamo che le manifestazioni di interesse sono solo una. E non potrebbe essere diversamente letti i bilanci. Ma nessuno ne vuole parlare. Bene, è arrivato il momento di scoprire le carte. Per fortuna ci ha pensato il segretario generale della Cgil Susanna Camusso a spezzare questo inquietante silenzio chiedendo al governo delle larghe intese di
"sbattere il pugno sul tavolo della Commissione Ue per difendere le acciaierie di Terni. Non si può essere diplomatici - ha detto con forza scaldando la gente che la stava ascoltando - quando stanno saltando gli assetti industriali del Paese. Non si può dire sottovoce che bisogna decidere, ma bisogna dirlo con la forza di un Paese che ha la seconda produzione industriale e non è disposto cederla ad altri."
Finalmente! La posta in gioco è alta e fino a questo momento a farla da patroni sono stati i signorotti tedeschi e finlandesi con noi italiani buoni, buoni in posizione di perenne attesa per non creare allarmismi e non disturbare il "manovratore". Ieri la svolta potrebbe essere arrivata. E non è un caso che alle parole della Camusso sono arrivate a stretto giro quelle della presidente della Regione Catiuscia Marini.

"É giunto il momento che il governo italiano faccia sentire la sua voce a Bruxelles, così come la stessa Commissione Europea è chiamata ad agire e dare risposte urgenti in difesa dell'Ast. Stiamo vigilando - ha affermato la presidente - e non consentiremo che in questa fase ancora di indecisione che il sito di Terni, primo impianto in Italia per capacità installata e tra i più importanti in Europa per la produzione di acciai speciali, possa continuare a perdere quote di produzione a vantaggio di chicchessia, compresa la stessa attuale proprietà finlandese."
Erano in tanti, soprattutto giovani, a indossare la fascia tricolore. Per un volta Terni aveva tanti primi cittadini. É toccato però al sindaco doc Leopoldo Di Girolamo ricordare che
" il cuore di Terni è tornato a pulsare, in quanto le acciaierie sono il fondamento della città, la sua storia."
Secondo il primo cittadino
"la crescita e l'occupazione devono essere il primo problema del governo, perché solo ripartendo dal tema del lavoro si può guardare al futuro con una prospettiva."

Di Girolamo nel corso del suo intervento ha sottolineato più volte l'importanza della partecipazione della città nel suo complesso, della presenza di tutto il territorio umbro, con i sindaci della provincia di Terni e di quello di Perugia. Una giornata di mobilitazione ma anche di festa. A smuovere i partecipanti ci ha pensato anche la cantante Lucilla Piccioni con una splendida taranta e canzoni delle lotte operaie. E tra una Bella Ciao o l'intramontabile Internazionale, le note di Giorgio Gaber hanno colpito come sempre: "La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione ".

E a livello dà partecipazione, la città di Temi non ha eguali.

Corriere dell'Umbria Mercoledì 19 Giugno 2013

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