Transazione avviata con la famiglia Giordanelli per la questione dell'immobile di Collevalenza. Messa in vendita del castello di San Girolamo. Censimento integrale delle proprietà della diocesi delle quali rientrare in possesso per poi eventualmente vendere o da mettere in garanzia per chiedere un finanziamento consistente allo Ior; la banca del Vaticano.

È entrata nel vivo l'azione di risanamento dell'amministratore apostolico monsignor Ernesto Vecchi a un anno esatto dall'addio del vescovo Vincenzo Paglia alla diocesi di Temi. Una strategia complessa per risanare una voragine di debiti accumulati durante la gestione Paglia e prima di lui Gualdrini; le voci parlano di un buco di 25 milioni di euro che potrebbe crescere ulteriormente. Una situazione forse più scura di quella che Vecchi aveva intuito lo scorso inverno al suo ingresso in Diocesi. Tanto che una frase pronunciata durante l'omelia delle celebrazioni del Corpus Domini sembrerebbe proprio rivolta al predecessore:

"Non si creda - ha detto monsignor Vecchi - che si fa carriera andando a Roma, comparendo in televisione, sentendosi belli e potenti. Per noi sacerdoti. per noi vescovi, la carriera è qui, su questo altare."

Nei mesi scorsi la Diocesi è stata condannata dal tribunale civile di Terni a restituire alla famiglia Giordanelli - Aita un immobile e un terreno a Collevalenza donati dalla stessa famiglia Giordanelli - Aita perché là venisse realizzato un albergo per pellegrini. Più un risarcimento. Immobile e terreno che erano poi finiti nella macchina finanziaria costruita dalla diocesi per coprire i debiti. Da qui l'azione della famiglia Giordanelli - Aita per arrivare alla restituzione dell'immobile in quanto la volontà del lascito non era stata rispettata dalla diocesi. Contro la sentenza, la Diocesi  ha presentato ricorso.

Monsignor Vecchi ha avviato una strategia di conciliazione con la famiglia ternana, molto cattolica e che sarebbe disposta a trattare e ad arrivare ad una transazione. A patto che l'immobile in oggetto venga effettivamente trasformato in albergo destinato ai pellegrini, che resti in capo alla diocesi, e che sui beni in questione non vengano fatte speculazioni

Corriere dell'Umbria Martedì 11 Giugno 2013

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