Raffaello Federighi ha ottenuto il sequestro cautelare del locale, Stefano Amici si è affidato allo studio Morcella che annuncia ricorso

La forma è quella del sequestro cautelare. La sostanza è quella dei sigilli, o meglio delle catene, che poco dopo le undici di ieri mattina hanno chiuso al pubblico in modo spettacolare il locale storico di Terni, il bar pasticceria Pazzaglia di corso Tacito. Fuori i dipendenti, fuori il gestore Stefano Amici.
Il locale è stato preso in carico da un custode giudiziario. Sequestro chiesto e ottenuto dal giudice Massimo Zanetti dall'avvocato Gianni Ranalli, legale di Raffaello Federighi e di Antonella Bruni, i titolari delle due società che vorrebbero gestire Pazzaglia dopo i già programmati lavori di ristrutturazione e che hanno già stipulato un contratto di locazione con i proprietari delle mura, la famiglia Ciri di Spello.

Il 17 luglio si svolgerà l'udienza di convalida del sequestro dove le parti esporranno al giudice le rispettive posizioni. Battaglia che si preannuncia aspra. Il gestore ieri "defenestrato" dal suo locale si è affidato allo studio Mortella. Studio legale che in una nota parla di

"temeraria azione giudiziaria intrapresa dal signor Raffaello Federighi... iniziativa materializzatasi con la esecuzione di un sequestro giudiziario che deve essere ritenuto illegittimo e come tale da revocare. In stretta esecuzione al mandato conferito, lo studio sta già approntando atti giudiziari di varia natura per contrastare attivamente lo occorso, foriero di elevatissimi danni patrimoniali e di immagine."

Raffaello Federighi ieri mattina ha confermato la versione che sta fornendo da giorni: di aver acquistato da Stefano Amici il marchio d'azienda, gli arredi e gli strumenti. Non l'azienda, in modo da cautelarsi da eventuali debiti. Di aver versato per questo un primo corrispettivo, senza però precisare quanto; il resto del corrispettivo per la vendita del marchio e del resto sarebbero stati i compensi che la nuova società di gestione (Raffaello Federighi e Antonella Bruni ndr) avrebbe versato a Stefano Amici quale amministratore e preposto della nuova società.

Un rapporto complesso di dare e avere che avrebbe comportato anche la rinuncia di Stefano Amici al contratto di locazione con i Ciri, dopo che Federighi aveva transato con questi ultimi lo sfratto per morosità. Il contratto di locazione con la nuova società prevede un canone per lavori urgenti di messa a norma. Poi, per step, e senza mai chiudere gli altri lavori di restyling del locale che i nuovi gestori vorrebbero riportare ai fasti degli anni Venti e Trenta. Ma Amici, per ragioni che i suoi legali spiegheranno il 17 luglio al giudice civile, ha fatto dietrofront parlando di obbligazioni non rispettate. Da qui la richiesta di sequestro cautelare; concesso ieri mattina in modo spettacolare con sigilli e catene. Era dal '43-'44 quando anche Pazzaglia venne centrato dalle bombe, che il bar pasticceria per antonomasia di Temi non veniva chiuso.

Corriere dell'Umbria Sabato 13 Luglio 2013

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