Non si accenderà nel 2014, e forse non si accenderà mai l’impianto di teleriscaldamento che utilizzando una parte del calore dell'Ast dovrebbe riscaldare circa 1200 famiglie dei quartieri Sant'Agnese e Borgo Bovio. Con risparmi in bolletta e miglioramento della qualità dell'aria. Impianto di proprietà del Comune di Temi.
Lavori iniziati nel 1998, utilizzando 3,5 milioni di euro di fondi comunitari. Impianto praticamente finito e ancora non collaudato. Il Comune si era rivolto nei mesi scorsi all'Asm per periziare l'impianto, vedere quanto vale, le criticità e cosa c'é da fare per farlo entrare in funzione.

La relazione é tecnica ed analitica, ma in pratica fa capire che i soldi sono stati buttati al vento. L'impianto, sono passati 15 anni dall'inizio lavori, ha bisogno di un restyling complessivo, tubature, sottostazioni, scambiatori di energia. Prima però va collaudato, messo in funzione. Va stipulata una convenzione dettagliata con l'Ast per l'utilizzo gratuito del calore che al momento, é incredibile ma é così, non c'é.

Lo scambiatore di energia che utilizza il calore delle siviere, si legge sempre nella relazione, va integrato con una centrale a cogenerazione, metano o fonti rinnovabili, per aumentare la potenza dell'impianto e soprattutto per non essere legati ai cicli industriali dell'Ast. Ma soprattutto, questo il punto cruciale della relazione Asm, oggi come oggi l'impianto non é economico da un punto di vista gestionale per cui nessuna società lo prenderebbe in carico. Conferma il direttore Asm Stefano Tirinzi:

"Noi in ogni caso rifiutiamo l'affidamento diretto che ci impedirebbe di partecipare ad altre gare pubbliche. Potremmo partecipare alla gara per la gestione ma prima il Comune deve fare investimenti per rendere adeguato rimpianto."

Nessuno si sbilancia sulla cifra. "Investimenti consistenti" dice il presidente Carlo Ottone. Il punto cruciale é che l'impianto é stato tarato per servire 1200 famiglie del quartiere Borgo Bovio - Sant'Agnese; per diventare conveniente dal punto di vista gestionale le famiglie servite devono essere almeno 3000.
L'impianto attuale deve più che raddoppiare. Occorrono varianti urbanistiche, almeno dieci chilometri di scavi per posare le nuove tubazioni. Conformare i condomini al doppio allaccio, metano e acqua calda che viene dall'Ast. Fare il restyling all'impianto esistente, che in parte rischia di essere obsoleto. A microfoni spenti, all'Asm dicono che molto difficilmente quell'impianto verrà mai messo in funzione.

Tre milioni e mezzo di fondi comunitari probabilmente gettati al vento. Serve un restyling del circuito, una nuova centralina e soprattutto dieci chilometri di nuove tubature per raddoppiare le famiglie servite Corriere dell'Umbria Venerdì 16 Agosto 2013

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