Presentati ieri mattina presso il centro documentazione di Carsulae i risultati dell'ultima campagna di scavi nell'area archeologica. I risultati sono stati illustrati dall'archeologo Massimo Gasperini:
"Lo scavo archeologico - spiega l'archeologo Gasperini - presso il settore Nord - Est dell'area urbana di Carsulae (Saggio c) venne intrapreso nell'estate del 2012 e portò all'individuazione e alla parziale messa in luce di un ambiente ipogeo a pianta rettangolare e di un ampio tratto di lastricato realizzato mediante grandi basoli in pietra calcarea, riconducibili entrambi alle più antiche fasi urbanistiche di Carsulae (II sec. a.C.). Nell'estate del 2013, con l'avvio della seconda campagna di scavi (25 giugno-2 agosto e 16-27 settembre), oltre a riprendere gli scavi nel Saggio c ed ampliare l'estensione, si è anche proceduto all'apertura di un'ulteriore saggio (Saggio d) presso l'angolo Sud-Ovest del pianoro a ridosso del tracciato della via Flaminia e del bordo della grande dolina, il quale ha evidenziato la presenza di un tracciato stradale finora sconosciuto, la cui indagine dovrà essere portata avanti nel corso delle prossime campagne di scavo."
In pratica si tratta delle prime strutture di un quartiere in un'area, quella nord est, che fino ad oggi non era stata mai stata esplorata. Durante lo scavo, si sono ritrovati resti di butti all'interno dei quali sono stati trovati una pregevole maschera teatrale in marmo, che sarà restaurata presso la Soprintendenza di Perugia, frammenti di ceramiche, monete e bronzi. L'ultima campagna di scavo ha permesso anche di datare con più precisione l'abbandono della cittadella romana.
"Per quanto concerne le fasi di abbandono del sito, - dice sempre l'archeologo Gasperini - l'indagine ha evidenziato sia al di sopra del lastricato, sia negli spazi tra le murature, la presenza di grandi butti di materiale selezionato, proveniente dalla demolizione delle strutture al fine di recuperarne materiale da costruzione. Questo dato riveste una fondamentale importanza, poiché permette di collocare nel corso del IV sec. d.C. (almeno per quel che riguarda questo settore della atta), l'abbandono dell'abitato e la sua completa demolizione."
Le ultime campagne di scavo sono state finanziate dalla fondazione Carit con la collaborazione dei comuni di Temi e San Gemini, dall'Actl-Alis-Sistema museo e dalla Soprintendenza di Perugia. In via di completamento i lavori che la renderanno fruibile anche ai portatori di handicap.
Corriere dell'Umbria Lunedì 18 Novembre 2013

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