Ci vorrebbe un ponte …

In questi giorni, prima di usare scrutano il cielo e poi guardano verso il torrente. Quando è in piena, sono di fatto isolati dal mondo. Di rischiare, magari provando a passare con l'auto, non se ne parla.
Anche perché proprio li, il corso d'acqua compie un salto di quattro metri ed è meglio non finirci dentro.
Così, quando la situazione si fa critica, non resta che chiedere aiuto.
L'ultimo intervento dei vigili del fuoco risale a pochi giorni fa, per aiutare un uomo che non riusciva a tornare a casa, bloccato dalla piena. Isolati a denunciare la situazione sono i residenti di località Castelluccio.

L'abitato si trova a poche centinaia di metri dalla frazione di San Carlo, lungo la Flaminia. Per arrivarci bisogna percorrere una piccola strada sterrata che attraversa l'alveo del Tescino, di solito in secca ma che, come ogni torrente, si 'risveglia’ quando le piogge diventano più intense e costanti. Ogni giorno vi transitano decine di auto: non solo le famiglie della zona - quattro in tutto -, ma anche i privati che hanno spazi e recinti per custodire gli animali.

"Quando c'è la piena - ci spiega un residente siamo sistematicamente isolati. Due settimane fa sono dovuti intervenire i vigili del fuoco e la protezione civile per far passare una persona. Altre volte sono serviti anche i canotti e ogni anno il problema si ripropone puntuale."
La pioggia e le notizie degli ultimi giorni non fanno dormire sonni tranquilli.
"Ricordo ancora quando i vigili ci hanno fatto attraversare il torrente con il canotto racconta una donna -. Ero andata a prendere mia figlia a scuola e al ritorno, dopo appena un quarto d'ora, mi sono trovata davanti il torrente in piena. Siamo riusciti a rientrare a casa a fatica e solo dopo un paio d'ore."

Di fatto, un'alternativa non c'è: una vecchia strada vicinale risulta abbandonata da anni e un'altra, che si inerpica sulla montagna per alcuni chilometri, è oggettivamente impraticabile. Da troppo tempo - le prime lettere di denuncia risalgono agli anni '80 - i residenti sono alla ricerca di una soluzione. Per questo, attraverso l'avvocato Marco Ravasio, hanno nuovamente sollecitato le istituzioni competenti: prefettura, regione, provincia, comune e consorzio Tevere Nera.

La richiesta è di costruire un ponte che metterebbe in sicurezza il passaggio. Allo stato attuale, però, la soluzione appare tutt'altro che semplice. Il motivo? Mappe alla mano, la strada semplicemente non esiste. A spiegare il punto di vista del comune è il geometra Federico Nannurelli dell'ufficio lavori pubblici:

"In origine - spiega - gli abitanti della zona erano serviti da una strada privata, poi abbandonata. Al suo posto, sfruttando l'accesso di un vecchio cantiere Anas e la briglia esistente, è stato creato questo percorso che attraversa il torrente ma che, di fatto, è abusivo."
Comune e Provincia si sono attivate installando dei segnali e garantendo un monitoraggio in caso di pericolo. Le competenze, però, arriverebbero fin qui.
"Gli interventi di manutenzione e gli adeguamenti - spiega il geometra - non spettano a noi, visto che il percorso non fa parte della rete delle strade comunali ma è semplicemente un accesso privato non regolare."
Nel 1997 il consorzio di bonifica Tevere Nera, interessato sulla questione, aveva elaborato uno studio di fattibilità per ripristinare la vecchia strada vicinale, oggi abbandonata, e costruire un ponte in travi prefabbricate, grazie anche a un contributo della Regione pari a 70 milioni delle vecchie lire.
"Questo progetto è stato lasciato cadere nel vuoto senza un perché attacca l'avvocato Ravasio - e oggi la situazione non è cambiata di una virgola. Qui ci sono rischi concreti da non sottovalutare."
La soluzione a cui si sta lavorando è legata al progetto di adeguamento dello svincolo San Carlo - Collelicino. In sede di conferenza dei servizi, l'Anas ha accolto la proposta formulata dal comune per la creazione di una strada di servizio che metterebbe in sicurezza gli accessi a raso sulla Flaminia e, al tempo stesso, risolverebbe il problema dei cittadini alle prese con il 'guado'. La speranza è che l'indicazione venga recepita nel progetto esecutivo dell' opera, anche se i tempi non si preannunciano brevi.
Corriere dell'Umbria Sabato 23 Novembre 2013

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