Non c'è pace per il territorio temano e il peggio, dal punto di vista economico, sembra non finire mai. É il caso di E.On che sarebbe pronta a lasciare l'Italia.
Da quanto si apprende, un documento (Dossier Chicago) è già sul tavolo del gruppo tedesco (advisor Goldman Sachs) per ricevere le ultime finalizzazioni in vista del confronto con i possibili acquirenti per l'accesso alla data room.
Le prime offerte sugli asset (valore complessivo circa 3 miliardi di euro), che saranno spezzettati, sono attese per l'inizio del 2014, le offerte vincolanti in primavera, le cessioni entro la prossima estate.
In vendita ci sarebbe la parte Idro di Temi, l’asset Fer (eolico e solare), termoelettrico con i cicli combinati a gas ed il carbone di Fiumesanto, circa 900mila clienti elettricità e gas oltre alle partecipazioni nel Gni offshore di Olt in fase di avvio commerciale e nel gasdotto Tap, che dovrà sbarcare in Puglia.

E.On Italia è arrivata in Italia nel 2000 e nell'estate 2008 ha acquisito Endesa Italia, già Elettrogen, la prima Genco della liberalizzazione elettrica.
Può contare oggi su una capacità netta di generazione di circa 6 Gw, di cui 5,1 termoelettrici, 0,5 idroelettrici e altrettanti tra eolico e fotovoltaico.
Il mix produttivo è per il 60% gas , il 16% olio, il 10% carbone, il 9% idro (che pesa però per il 35% del valore totale stimato) e il 6% Fer.

Sulla vicenda arriva subito la presa di posizione dei sindacati di categoria di Filctem-Cgil, Flaei-Cisl e UilctemUil che già la scorsa estate avevano espresso le loro preoccupazioni.

"Non finisce mai, è proprio il caso di dirlo, dal 1999 con il decreto di liberalizzazione dell'energia è iniziata la storia infinita dei passaggi di mano di Elettrogen, il gruppo di impianti di produzione che Enel metteva sul mercato, che al suo interno vedeva anche gli impianti idroelettrici dell'asta Nera-Velino e gli staff tecnici-amministrativi e commerciali di Temi.
Dopo aver parlato a lungo lo spagnolo insieme a Endesa, aver riacquisito per alcuni mesi la paternità di Enel (Opa nei confronti di Endesa) ed essere subito tornati sul mercato per l’intervento dell'Antitrust, le centrali sono finite nelle mani della tedesca E.On - spiegano in una nota i sindacati - che in quel momento si impegnò ad evitare lo spezzatino del parco produttivo acquisito. Oggi, dopo appena cinque anni dall'acquisizione, siamo di nuovo con la valigia in mano, pronti ad imparare la prossima lingua, ma con il rischio di dare vita allo spacchettamento finora evitato, che soprattutto metterebbe a rischio la tenuta dell'integrità degli staff che sono oggi parte integrante di E.on Italia, peraltro inseriti in una procedura di riorganizzazione aperta da alcuni mesi a livello nazionale.
Ora, prima di fare l'esercizio di valutare le qualità dei possibili acquirenti, in attesa dell'incontro nazionale al ministero dello Sviluppo economico, già richiesto dalle segreterie nazionali - concludono Cgil, Cisl e Uil - crediamo sia opportuno ribadire con forza che come sindacato territoriale ci opporremo a qualsiasi operazione di smembramento dell'attuale patrimonio composto di asset produttivi e funzioni di staff con personale altamente qualificato presenti nel nostro territorio. Consideriamo, forse oggi all'interno della crisi in atto ancora di più, strategico e imprescindibile un patrimonio che ha consentito lo sviluppo industriale e l'emancipazione sociale del nostro territorio."
Corriere dell'Umbria Mercoledì 27 Novembre 2013

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