Arriva in Italia dalla Romania 10 anni fa. Ventiquattro anni, una moglie, un figlio piccolo. Un lavoro come muratore, "sicuro", pagato niente male: poco meno di 2mila euro al mese. Una famiglia come tante, come tante tra quelle emigrate alla ricerca di un futuro migliore. Poi qualcosa va storto nella vita di Cristhi (che chiede l'anonimato, usiamo un nome di fantasia) oggi, di quella vita non ha più nulla. Non un risveglio improvviso il suo, un brutto risveglio, ma un lento e inesorabile declino che giorno dopo giorno ha affossato la sua esistenza. La moglie se ne è andata nel 2009 portandosi con sì il piccolo, il lavoro non c'è più. Per non impazzire, scaricare tutta la sua sofferenza, Cristhi ogni mercoledì sera va alle riunioni dell'associazione Giocatori Anonimi (per richieste di aiuto, 366.4691211). É qui che sta cercando di rimettere in piedi la sua vita disastrata, è qui che cerca aiuto nelle parole di chi, come lui, alle video lottery ha buttato al vento tutto ma, con la forza della volontà, e non solo, è riuscito a rimettere in piedi un'esistenza. La medicina in questo gruppo è proprio l'esempio di chi ce l'ha fatta. É facile cadere nel l'errore di chiedere di raccontare il "vizio del gioco".
"No assolutamente, qui non si parla di vizio - interrompe Cristhi - è una malattia, io sono malato."
In che senso si sente un malato?
"Quando giocavo, non riuscivo a dormire, vivevo in preda a fantasie, ero sempre agitato, inquieto, avevo perso interesse per tutto, per la famiglia, il lavoro. Esisteva solo il gioco. Pensi che mi sono licenziato perché non volevo pagare gli alimenti a mia moglie che se ne era andata. Cosà senza un reddito non avrei dovuto darle nulla."
Ha perso anche l'unica fonte di guadagno a causa del gioco d'azzardo?
"Si, il gioco ti cambia, ti stravolge, non sei più tu."
Quando inizia a giocare e quando ha cominciato a sentire il bisogno di farlo in maniera compulsiva?
"Nel 2007. Una persona mia amica gestiva una sala da gioco a Temi, cosi ho iniziato ogni tanto a giocare... La cosa peggiore che può capitare a chi comincia è vincere. Io vincevo. vincevo. Tante volte sono uscito con mille euro in tasca e mi dicevo "ma che ci vado a fare a lavorare, mi spezzo la schiena un mese per la stessa cifra". Sono stato un paio di anni un giocatore che ancora riusciva a gestire la situazione. Ricordo che una volta ho vinto in un colpo 15 mila euro. Ma stavo sempre più male. Perché sentivo che il gioco si stava impadronendo di me, i litigi in famiglia erano all'ordine del giorno perché i soldi a casa non li portavo più pur andando a lavorare. All'inizio mi bastava quello che vincevo e andavo via contento dalle sale giochi poi ho cominciato a giocare tutto quello che incassavo con le vincite con il risultato che alla fine perdevo tutto. Il mio intero stipendio se ne andava in una mattina. Non mi fermavo finché non avevo finito tutto. Iniziai a giocarmi anche i soldi presi in prestito da familiari e amici."
Come si sentiva in questa fase?
"Malissimo. Poi mia moglie se ne è andata e tutto è crollato. Mi sentivo sempre in colpa per quello che stavo facendo: il gioco non mi faceva più stare bene come all’inizio, ma male. Era più forte di me, qualcosa mi diceva che dovevo giocare. Sono arrivato al punto di trascorrere intere serate in sale da gioco senza un soldo in tasca, andavo li perché ci dovevo andare. Guardavo quelli che giocavano."
Come è riuscito ad interrompere questo inferno?
"Non sapevo cosa fare. Tra i miei amici c'erano altri giocatori compulsivi ma nessuno sembrava capire la gravita. Tutti pensano che giocare sia un vizio, una brutta abitudine. Invece la ludopatia esiste, ora lo so anche io. Un giorno ho cercato conforto nel parroco del mio quartiere... É stato il parroco stesso a dirmi che sul territorio esisteva un gruppo, chiamato Giocatori anonimi, che sul principio dell'auto mutuo aiuto, cercava di aiutare le persone a liberarsi del problema. Non ci sono andato subito, poi mi sono deciso. Sono al terzo mese di frequenza, mi sento già meglio. Certo ho avuto una ricaduta il mese scorso, ma dicono che è normale. Ce la sto mettendo tutta, perché come cercano di farci nel gruppo non siamo responsabili della nostra malattia, ma del nostro recupero."
Corriere dell'Umbria Lunedì 11 Novembre 2013

1 commenti

  1. Anonimo  

    11 novembre 2013 14:56

    Le storie dei giocatori sono piu' o meno uguali nella loro drammaticità.
    Anche la mia non è molto differente,
    un buon lavoro, una bella famiglia
    tutto normale,
    poi l'inferno del gioco d'azzardo.....


    https://www.facebook.com/heming0azzardo?ref=tn_tnmn

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