Val Serra, il Parco dimenticato

Potrebbero e dovrebbero essere dei “gioielli”, risorse ambientali e turistiche.
Non lo sono, decisamente. Il Parco della Val Serra e soprattutto il torrente Serra, che tra l'altro è il maggiore degli affluenti del fiume Nera, navigano nel degrado.
Da diversi punti di osservazione, lo scenario è sempre lo stesso.
E non è un bei vedere. Sul ponte all'incrocio tra via Tre Venezie e via Vulcano, a Borgo Bovio, il letto del torrente è intriso di vegetazione di ogni genere, tra canneti e arbusti che spuntano come funghi.
Pare di scorgere anche qualche tronco messo di traverso.
Il Livello dell'acqua è basso, per carità, ma il riferimento è inevitabile: che potrebbe succedere in caso di piena? Spostandosi alla vicina Rocca San Zenone, il quadro è se possibile peggiore.

II Parco della Val Serra e soprattutto il torrente Serra, che tra l'altro è il maggiore degli affluenti del fiume Nera, navigano nel degrado. Da diversi punti di osservazione, lo scenario è sempre lo stesso. E non è un bei vedere. Arbusti e vegetazione varia insistono nel letto del corso d'acqua, fino a pregiudicarne la vocazione naturalistica e, volendo, turistica. to un discorso a parte lo merita quello che sarebbe, ma anche in questo caso non à, un punto-informazione, su cui campeggia a caratteri cubitali una scritta che pare ironica: “Parco della Val Serra”.

Già, l'immagine è emblematica: l'info-point altro non è che una baracca di legno malmesso, forse in putrefazione, su cui sono accatastate sedie rotte, detriti e suppellettili varie.
Non meno ironico il cartello di fianco, siglato oltre che dal Comune addirittura anche dalla non più esistente V Circoscrizione, in cui si magnificano le doti naturalistiche del (fu) Parco.
Scendendo verso il letto del torrente, infatti, l'impressione è quella di entrare in una terra di nessuno.
Se non di chi ne approfitta per cospargere il sentiero di rifiuti, insomma una sorta di discarica a cielo aperto. Il povero torrente, anche in quel punto, non sta meglio: canneti, arbusti e quant'altro ne segnano il timido deflusso.
Per non parlare, poi, dei fabbricati che sfiorano il corso d'acqua.
Seguendo il torrente nel suo scorrere di fianco all'Acciaieria, nei pressi di via Breda, i muri di contenimento assomigliano più a improvvisate paludi che al contorno di un corso d'acqua.

La riflessione è la stessa: l'acqua è bassa, ma se si dovesse alzare? Altro discorso a parte lo merita il torrente Tescino, affluente del Serra. Il letto ora è in secca, o meglio sembra una foresta.

“Pericolo esondazione” recita un cartello stradale. Difficile dargli torto.

Stefano Cinaglia
Corriere dell'Umbria Venerdì 29 Novembre 2013

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