Francesco Agnello, l'imprenditore campano è fortemente intenzionato ad acquisire e a rilanciare il gruppo acque minerali Sangemini.
Oltre a 20 milioni cash per evitare il fallimento, sono previsti 15 milioni d'investimenti da fare nel corso dell'anno solare, necessari per aumentare la quantità di bottiglie fino a 350 milioni, e per ottimizzare i consumi energetici, perchè le bollette di energia elettrica, incidono sui costi mensili per 200mila euro.
Agnello nel corso della conferenza stampa, che si è svolta ieri mattina, non ha avuto peli sulla lingua.
Il suo piano industriale, ha tenuto a rilevare l'imprenditore, ha seguito tutta la procedura, è stato depositato in tribunale, rispettando i tempi.

Agnello ha ricostruito la vicenda. Una ventina di mesi fa Unipol e Unicredit, che non condividevano le modalità di cessione della Sangemini, molto indebitata e con perdite di 300 mila euro al mese, s'incontrano con l'imprenditore per trovare un accordo. Alla fine del 2012, parte l'offerta d'acquisto, dopo mesi di stallo, con la vertenza che assume toni sempre più alti, a giugno Unipol e Unicredit invitato Agnello a presentare in tribunale una proposta per evitare il fallimento. Entra in scena anche Norda, di Carlo Pessina, che dopo qualche settimana si ritira, poco prima di firmare gli atti del concordato. Il giudice Paola Velia, a settembre concede una proroga e rimanda l'udienza al 4 novembre.
Intanto la Sangemini lancia un bando con scadenza il 15 ottobre e Agnello vi partecipa, rispettandolo nei termini patrimoniali, finanziari e industriali, ma senza avere ancora una risposta.
É un accavallarsi di voci false (tantissime) e vere (pochissime) d'imprenditori e cordate interessate a rilevare il marchio delle acque minerali umbro e rispunta Norda e Silva. Il 4 novembre il tribunale con cede tempi tecnici, senza cappi al collo, la vertenza, dopo tanti colpi di scena, dovrebbe giungere all'epilogo in settimana, con l'accordo tra la cordata capitanata da Pessina e la famiglia Rizzo Bottiglieri.
Il problema potrebbero essere le banche , ma per l'imprenditore campano non la pensa così, perchè tutti gli istituti di credito sono favorevoli ad eccezione di uno e poi la proposta d'offerta deve essere portata avanti dalla proprietà.

"Sono andato di persona da Rizzo che non si è fatto nemmeno trovare per valutare la mia offerta - Agnello affonda -. Ho messo sul tavolo tutta la documentazione rispettando il bando che hanno prodotto. Anzi dall'altra parte non vedo garanzie."
Che succede? é lo steso Francesco Agnello a dare la risposta.
"Impugno il concordato, perchè vanno rispettati i parametri."
Un gruppo di lavoratori ha partecipato alla conferenza stampa e alla conclusione non hanno dubbi.
"Se fosse come dice Agnello, il piano è positivo."
Corriere dell'Umbria Mercoledì 18 Dicembre 2013

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