L’Ast torna alla ThyssenKrupp

L'Ast toma a parlare il tedesco; ThyssenKrupp si riprende viale Brin

Clamoroso colpo di scena infarcito ora di preoccupanti interrogativi. Una colossale partita di Risiko finanziario internazionale riporta Ast sotto il controllo della tedesca ThyssenKrupp.
Già, ma per quanto? Questo è il primo, pressante interrogativo nel contesto di un'operazione che rappresenta un autentico colpo di scena.
La vicenda testimonia ancora una volta il potere esclusivo delle multinazionali, in grado di mettere all'angolo chiunque.
Governi compresi. Governo italiano nello specifico.

Perché a prescindere dalla piega che prenderà il nuovo assetto di Ast, tutto da capire, l'immagine delle rappresentanze istituzionali esce a pezzi.
A nessuno sfugge che tre anni fa ThyssenKrupp annunciò lo scorporo dell'inossidabile, lo spin-off, proprio per rivedere le sue strategie e salvare il salvabile.
E anche stavolta tenta di salvare il salvabile, lasciando in piedi Outokumpu, che rischiava di uscire con le ossa rotte dalla partita, e soprattutto recuperando dai finlandesi ciò che, di più prezioso, poteva essere recuperato. Quindi Ast e controllate comprese, tutte, nonché margini finanziari in un vortice di operazioni che appaiono di tipo meramente speculativo.

Tk e Outokumpu si dicono soddisfatte e di certo non si può dar loro torto: in pratica si sono salvate a vicenda.
E Ast? Si toma a chiedere a gran voce il piano industriale.
Via, si ricomincia. Tre anni dopo.

Poco prima di mezzanotte quando Outokumpu, spazzando via Aperam, cordate e indiscrezioni varie, rende noto il ritorno di Ast nelle mani della tedesca ThyssenKrupp.
Una machiavellica operazione finanziaria che così può essere riassunta: Tk annulla il prestito concesso a Outokumpu quale corrispettivo per Ast (e per Vdm, linea di produzione delle leghe speciali collocata in Germania) e vende a investitori istituzionali le quote del suo 29% in Outokumpu, che dal canto suo abbatte così il debito netto e ricapitalizza.
E Ast? Il fatto che Tk, dopo aver scorporato l'inox, di recente abbia venduto ad una joint- venture (tra cui Mittal) lo stabilimento in Alabama, lascia perplessi sulle prospettive di viale Brin, che nel ping-pong tra multinazionali continua a perdere quote di mercato, in un momento storico difficile a tutte la latitudini.
Per il Ministero dello Sviluppo “è essenziale che il passaggio di proprietà configuri un'operazione industriale e non solo finanziaria; verificheremo il piano industriale di Thyssenkrupp. Il Governo è continua è in tempi rapidi, incontrerà i vertici di Outokumpu e Tk per verificare che il profilo industriale della cessione prevalga su quello finanziario”.

Il ministro Flavio Zanonato , come già previsto, martedì sarà in Acciaieria e incontrerà anche le istituzioni locali. Regione, Provincia e Comune chiedono al Governo un incontro urgente e fanno appello alla Commissione Ue “perché si faccia garante della rispondenza dell'operazione alle esigenze industriali, occupazionali e di competitività dello stabilimento”.

I sindacati territoriali dei metalmeccanici, che ieri hanno incontrato l'Ad di Ast, Marco Pucci, chiedono un'interlocuzione diretta con i vertici di ThyssenKrupp “per capire gli sviluppi finanziari e produttivi” del sito. Sarà necessaria – aggiungono - la ricapitalizzazione dell'Ast, per dare continuità alle produzioni ternane, e la visione del progetto industriale. É una vergogna che dopo tre anni si ritorni al punto di partenza e quello che ci chiediamo ora è se Tk stia compiendo un'operazione transitoria per poi rivendere Ast oppure no.
Non vorremmo che si trattasse di una mera speculazione finanziaria”.

Stefano Cinaglia
La Nazione Lunedì 2 Dicembre 2013

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