Dopo il caso Terra dei fuochi cresce l'attenzione sulla tracciabilità "Più controlli sui prodotti"
"In questo negozio non si vendono prodotti campani."
La scritta campeggia su un cartello esposto del piccolo negozio "Il paradiso della frutta", in centro. Un cartello che probabilmente non sarebbe mai comparso fino a qualche mese fa, fino a quando le inchieste giornalistiche, i reportage delle associazioni ambientaliste e dei militari americani di stanza in Campania non hanno denunciato l'inquinamento ventennale di suoli, acque e aria nella "terra dei fuochi".
Ormai il vaso è scoperchiato e il concetto di tracciabilità degli alimenti comincia a mettere radici nella testa dei consumatori.
Ternani compresi. Quel cartello è duro, perchè suona come una sentenza sommaria di condanna che per molti è insopportabile, ma rappresenta il manifesto di una tendenza in crescita: i clienti si preoccupano per la loro salute e si informano sempre più spesso sulla provenienza di frutta e verdura. Ecco che l'etichetta "Italia" non basta più:
"è un'indicazione troppo vaga ormai, le persone sono molto più attente alle provenienza regionale - spiega il proprietario de "Il paradiso della frutta"- Noi, da addetti lavori, da tempo ci eravamo orientati su questa scelta e la difendiamo."
Basta un rapido sondaggio nella piccola realtà ternana per capire perchè la Coldiretti Campania stia gridando aiuto.
"Non prendiamo prodotti campani - spiega l'esercente Granella Ottavini perchè da anni sappiamo che tante aree sono contaminate, i nostri clienti fanno sempre più attenzione e noi con loro."
Giusto scrupolo o diffidenza eccessiva che sia, intere aree dell'Italia meridionale sono marchiate, è il caso di dirlo, a fuoco:

"Non c'è niente da fare, la mela della Val di Non si vende, quella campana no racconta Roberto Frattari, titolare di un ortofrutta - Abbiamo optato per un'etichettatura dettagliata, che specifichi la regione d'origine, come garanzia di qualità".

Per i negozi storici i principali mercati di rifornimento sono in Emilia Romagna e nelle Marche, ma anche le aziende locali.

"Se posso attingere ad agricoltori locali di fiducia, lo faccio - dice Rosa Fiorentino - La soglia di attenzione del cliente è aumentata al punto che mi chiede anche da quale zona di Terni provengono i prodotti", "in tanti ci chiedono perchè i nuovi negozi di ortofrutta, gestiti da titolari non italiani, hanno prezzi cosi bassi.
In effetti resta difficile credere che possano fornire prodotti di prima scelta a quel costo - spiegano dal negozio Frutta Party - II dubbio che la fonte non sia di buona qualità c'è , francamente". "Mi chiedo perchè la gente sia disposta a comprare vestiti alla moda e frutta a due soldi dice Roberto Frattari - come se la qualità non contasse sempre”.

Serena Brascugli
Corriere dell'Umbria Giovedì 9 Gennaio 2014

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