La richiesta economica di Basell alla cordata formata da Novamont, Cosp Tecno Service, regione Umbria per i quaranta ettari di terreno all'interno dello stabilimento del polo chimico della Polymer, di piazzale Donegani, era di 23 milioni, di cui 6 per la bonifica immediata di una parte dell'area. Una commissione incaricata di valutare i costi complessivi della bonifica ha portato a termine l'incarico da alcuni mesi, ma tutto langue e non spuntano prospettive certe all'orizzonte. Per dare uno scossone alla vertenza, un gruppo di ex lavoratori della multinazionale americana ha costituito un comitato che ha incontrato rappresentanti della Regione e poi della Basell. Per il comitato non ci sono dubbi.
"Va subito detto che dagli incontri avuti sono emerse in maniera palese le enormi distanze fra le parti in merito ai criteri per la valutazione del valore delle aree, per cui riteniamo sensato pensare che difficilmente si potrà arrivare a trovare un accordo di massima."
Che la trattativa era difficile e non priva di ostacoli si era capito fin dall'inizio. Il comitato è a dir poco infuriato.
"Ancora una volta, nonostante le promesse fatte, l'assessore Riommi non mantiene fede agli impegni presi con i lavoratori circa la tempistica della trattativa. Infatti, ci era stato detto che entro Pasqua la Regione avrebbe riformulato una nuova offerta a Basell in seguito ai risultati delle analisi di caratterizzazioni effettuate e che entro maggio la partita si sarebbe comunque chiusa nel bene o nel male. Niente di tutto ciò si è verificato, nulla trapela al riguardo, anche perchè le elezioni amministrative incombono e pertanto si è scelto appositamente di rimandare al dopo voto la conclusione negativa di questa vicenda."
Gli ex lavoratori, con la proroga della mobilità in deroga fino alla fine del 2014, hanno un diavolo per capello, si sentono ingannati.
"Durante l'incontro avuto con il dottor Gaudenzi, è emerso che la Basell avrebbe avuto la possibilità di riassorbire fino a circa 60 lavoratori tra Ferrara e Brindisi e che la loro presenza avrebbe fatto molto comodo e gradita alla multinazionale, visto l'ottima professionalità dei lavoratori di Temi."

Se non si sblocca la vendita saltano i progetti di reindustrializzazione, in particolare il cluster della chimica verde che aveva avuto il via libera per il finanziamento da parte del Miur. Decine di posti di lavoro che potrebbero andare in fumo, una boccata d'ossigeno per un territorio in recessione. Per gli ex lavoratori della multinazionale il destino del polo chimico ormai è segnato, ed è destinato ad un lento ed inevitabile declino, che rischia seriamente di trascinare nel baratro le aziende rimaste all'interno del sito, e gli allarmi che sono lanciati da queste ultime in materia di alti costi di gestione all'interno del consorzio ne sono la prova e devono far riflettere ed agire rapidamente per evitare la catastrofe.
L'unico progetto che rimane ancora in pista, secondo quanto comunicato dall'assessore Riommi, è quello di Cosp Tecno Service e riguarda una piattaforma per il riciclo delle varie materie plastiche.

Danilo Valenti, il presidente di Cosp è fortemente interessato alle aree, ma se non si arriva alla quadratura del cerchio, il progetto potrebbe essere sviluppato fuori. Senza una forte scossa, interventi immediati la chimica nel territorio ha un percorso segnato, con due mila posti di lavoro a rischio. Le vertenze Sgl Carbon, Bayer rappresentano la punta più avanzata, ma altri segnali preoccupanti giungono dalla Treofan, O.I. Manifacturing, Tarkett, dalle società dell'indotto, Scat, Binnella. Per Porto Torres e Porto Marghera si è trovata la via d'uscita. Temi resta nel pantano.

Carlo Ferrante
Corriere dell'Umbria Giovedì 22 Maggio 2014

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