AST a rischio la tenuta sociale

Un primo incontro. Di cortesia. Ma la governatrice Marini e il sindaco Di Girolamo hanno approfittato e ribadito a Lucia Morselli, nuovo amministratore delegato dell'Ast, che è necessario un percorso di coinvolgimento delle rappresentanze sindacali dei lavoratori in occasione della riunione di giovedì a Palazzo Chigi per la presentazione del piano industriale.
Tutto questo ieri mattina, a Palazzo Spada. Sembra che il colloquio sia stato cordiale, poco altro trapela, anche se in città ormai da giorni si parla di un piano che potrebbe prevedere sino a 500 esuberi.
Solo indiscrezioni, è chiaro, che però rimbalzano con sempre maggiore insistenza.
E fanno ovviamente paura. Ieri nel corso del consiglio comunale Di Girolamo ha comunicato che Regione, Provincia e Comune hanno invitato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Del Rio, ad intervenire per la mancata convocazione delle organizzazioni sindacali all'incontro di giovedì. Il sindaco ha parlato anche del piano di Tk che
"...deve essere - a suo avviso - di continuità e consolidamento, anche in vista di una possibile futura ricollocazione sul mercato."
"Le dimissioni repentine e impreviste di Marco Pucci - ha aggiunto - hanno suscitato una legittima preoccupazione e timori per un piano di ridimensionamento del sito industriale, patrimonio non solo locale, ma italiano ed europeo. Non abbiamo ancora avuto modo di valutare elementi di merito, ne ottenuto rassicurazioni: per questo chiediamo che ci sia un confronto complessivo."
Di Girolamo ha ribadito che occorre tutelare la permanenza dell'area a caldo con una produzione di 1,5 milioni di tonnellate e con un incremento dell'area a freddo con la collocazione a Temi della linea 5 di Torino, dissequestrata dalla magistratura. Oggi alle 18, comunque, sindacati e istituzioni locali si incontreranno in Regione per concordare le strategie per giovedì. Intanto prendono posizione le rsu con un documento in cui si sostiene che l'accelerazione sul piano e il mancato coinvolgimento dei sindacati rischia di
"...compromettere la tenuta sociale dell'intera comunità, dopo anni di destabilizzazione societaria, caratterizzata negli animi dei lavoratori da ansia e preoccupazione."

I sindacalisti rimarcano la giovane età media dei lavoratori ("con figli piccoli e mutui") e avvisano che di fronte ad un riassetto lacrime e sangue - con un potenziale squilibrio tra area a caldo e a freddo, ed un possibile disimpegno sulle controllate Sdf, Tubificio ed Aspasiel, che comprometterebbe la prospettiva del sito - si corre seriamente il rischio di forti contraccolpi psicologici e materiali, pericolosi anche per la sicurezza e l'incolumità personale". Avvisano l'azienda:

"Troverà in noi interlocutori corretti, ma fortemente motivati e determinati, rispetto alla salvaguardia di posti di lavoro, salari e professionalità. Siamo noi che negli anni passati con il nostro impegno ed i nostri sacrifici abbiamo consentito alla multinazionale di trarre significativi ricavi e con fermezza affermiamo che non è sul costo del lavoro che si innesta la crisi".

La rsu puntualizza che "... valuteremo e misureremo le reali volontà ed eventuali responsabilità delle istituzioni locali e regionali, del governo centrale e dell'Unione europea e chiaramente della stessa multinazionale, nel garantire le giuste prospettive di rilancio e stabilità dell'azienda, di gran lunga migliore, come da tutti riconosciuto, delle "colleghe" europee, oltre che strategica per il sistema industriale nazionale ed internazionale”.

Il documento chiude sottolineando che in questi momenti nessuno, dai dirigenti, ai quadri, agli impiegati e agli operai, può più vantare di ritenersi maggiormente tutela to e garantito. "E che sia proprio in tali momenti che occorre prepararsi ad azioni anche di forte mobilitazione ed occorre farlo con la massima partecipazione e condivisione possibili dei lavoratori".

Corriere dell'Umbria Martedì 15 Luglio 2014

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