"Piazza dell'Olmo e la memoria dimenticata: pavimentazioni da ripensare, intervento che cancella la storia."
foto 4Stroncano l'intervento di riqualificazione, taglio del nastro previsto a settembre, il presidente del circolo cittadino di Italia Nostra, Paolo Liberati e il vice Giuseppe Cassio. Anzitutto descrivono il passato che l'intervento di riqualificazione avrebbe violentato:
"Cantata da Furio Miselli, piazza dell'Olmo è uno dei pochi spazi ancora intatti della Temi pre-industriale che reca in sì testimonianze ineludibili intrise di memoria storica, a cominciare dalla morfologia di case di età tardo-medievale, per continuare con la palazzina ottocentesca, la fontanella, la pianta che vi attribuisce il nome e infine la chiesa di San Marco, uno degli edifici sacri più antichi della città, luogo caro ai frati Minori. All'inizio della loro presenza a Temi, correva l'anno 1265, essi ottennero la possibilità di abitare nella canonica della chiesa di San Cassiano - quello che oggi conosciamo come "Cenacolo San Marco " - superando la promiscuità delle capanne arrangiate da san Francesco."
Il progetto, a detta di Italia Nostra, non avrebbe minimamente tenuto conto della storia di piazza dell'Olmo:
"Il progetto - scrive l'associazione - ha finito per stravolgere il gusto estetico della piazza di per sì identitaria e ora caricata di significati altri assolutamente incompatibili con la storia di quello spazio. Ciò che poi dimostra assoluta inconsapevolezza è la pavimentazione: ci si domanda come sia possibile autorizzare un intervento del genere senza uno studio preliminare sulla morfologia storica che, sappiamo con certezza, era composta da materiali molto più congrui come il cotto e la pietra calcarea di Vascigliano, documentati in un saggio che la stessa Italia Nostra presentò negli anni Ottanta e che al tre autorevoli personalità, come gli architetti Leonelli e Struzzi, hanno attestato nei loro studi."
foto 5Stroncata ogni innovazione contenuta nel progetto:

"Si dimostri - scrive Italia Nostra - l'opportunità di cancellare la memoria storica con lavori discutibili e in taluni casi impropri, come le orribili "vele" che ingombrano terribilmente la piazza e offendono il verticalismo degli alberi, creando una sensazione di disagio e di spiacevole oppressione. Un simbolo dell' identità cittadina - quella che in molti tendono a cancellare, forse perchè non la conoscono affatto - ridotto ad un patchwork lapideo, un nuovo episodio di obliterazione storico-culturale che impone per l'ennesima volta, magari prima che siano distrutte le residue testimonianze del passato, un richiamo forte - conclude - a una presenza stabile sul nostro territorio da parte della Soprintendenza per i beni architettonici e paesistici, gendarme di un patrimonio altrimenti destinato a morire nella trascuratezza fino, appunto, alla sua stessa completa rimozione, non di rado cagionata anche da inammissibili dinamiche clientelari."

Corriere dell'Umbria Martedì 12 Agosto 2014

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